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Covid, la folle festa a Porto Rotondo che spaventa la Capitale: contagiati nove romani

Covid, la folle festa a Porto Rotondo che spaventa la Capitale: contagiati nove romani
di Mauro Evangelisti e Giuseppe Scarpa
4 Minuti di Lettura
Lunedì 17 Agosto 2020, 00:36 - Ultimo aggiornamento: 07:00

In cinque sono tornati a Roma e sono positivi. Altri quattro sono ancora in Sardegna, ma anche loro sono stati contagiati e dovranno restare nell’isola fino a quando non risulteranno negativi. Le autorità sanitarie sarde hanno già rintracciato una cinquantina di ragazzi, tutti di Roma nord, tutti tra i 20 e i 30 anni, che il 9 agosto hanno partecipato a una serata nella discoteca Country club, di Porto Rotondo, dove si esibiva il dj romano Lorenzo Palazzi. Ora nella rete di contatti del gruppo o di chi ha partecipato alla serata sta crescendo la paura. E molti ragazzi romani sono bloccati in Sardegna, in attesa del tampone (ne sono già stati eseguiti una cinquantina) e comunque in quarantena. «Ma non si può parlare di un’unica serata - racconta uno dei ragazzi del gruppo - perché da inizio agosto nella zona di Porto Rotondo e Porto Cervo siamo stati anche in altri locali, in feste private, in cene». Le prime due ragazze romane positive erano arrivate in Sardegna dopo essere state a Ibiza. Un’amica che era con loro alle Baleari le ha avvertite di avere scoperto di essere stata contagiata. Anche loro sono corse a fare il tampone e di lì l’allarme è scattato tra Roma Nord e Sardegna.

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Cosa è successo? La festa il 9 agosto al Country Club a Porto Rotondo, in Sardegna. Discoteca esclusiva, in una delle più rinomate mete turistiche. Un evento di musica house in un locale della Costa Smeralda si trasforma in un acceleratore di contagi per il Covid-19 per molti ragazzi della Capitale. Alla console si alternano tre dj, su tutti Lorenzo Palazzi, romano ventenne punto di riferimento, per la sua musica, per molti coetanei di Roma Nord. Ecco, allora che un gruppo di 50 amici lo raggiunge per il fine settimana. Si muovono da Ibiza, dalla Grecia, dalla Capitale. Successivamente, prima di sapere che alcuni di loro erano positivi, tornano a Roma, si spostano in Toscana, a Sabaudia, altri restano in Costa Smeralda. Un intreccio che renderà arduo il compito di chi fa contact tracing. All’ingresso della discoteca all’aperto gli addetti alla sicurezza misurano la febbre. Tutti i protocolli vengono rispettati, assicurano i gestori. Nessuno supera i 37 gradi e mezzo. Probabile quindi che il “primo positivo”, ammesso che si tratti solo di una persona, sia asintomatico. La festa ha inizio e il virus inizia a camminare. I ragazzi ballano, come normale si creano legami. L’indomani molti di loro si ritrovano in spiaggia. Ancora nessuna traccia del coronavirus. Nessun sintomo. Ma è solo questione di tempo. Il campanello d’allarme suona qualche giorno dopo. A Roma due ragazze presenti alla festa stanno male. Febbre non particolarmente alta, ma da Ibiza, dove erano state, hanno saputo che un’amica ha il coronavirus. Il tampone dà esito positivo. E l’allarme viene lanciato. Il tam tam si diffonde tra i giovani che hanno partecipato alla serata, quasi tutti di Roma Nord. Un fiume di messaggi invadono i cellulari dei ragazzi che ruotano attorno a Ponte Milvio. Altri stanno male. Il numero cresce. Si arriva 9 persone che hanno contratto il virus: 4 a Porto Rotondo, 5 rientrate nella Città Eterna. Nel nord Sardegna si mette in moto l’unità di crisi del servizio sanitario regionale guidata da Marcello Acciaro, con uno scambio di informazioni con la Regione Lazio e l’Asl Roma 1. Tutti i presenti alla serata vengono individuati. Quindici sono ancora in Costa Smeralda. Venti sono rientrati a casa ed altri dodici sono sparsi in altre località turistiche tra Forte dei Marmi e Sabaudia.
 


L’obiettivo adesso è circoscrivere il contagio. Perimetrare il gruppo di persone. «Siamo terrorizzati», ammette la madre di uno dei ragazzi che frequenta Ponte Milvio. «Aspettiamo l’esito del tampone. Quei ragazzi rientrati dalla Sardegna hanno frequentato altri amici a Roma, è possibile che si siano passati il virus». L’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato: «La storia dela Costa Smeralda è complessa, stiamo parlando di ragazzi, che si sono spostati da un posto all’altro. E alcuni sono bloccati in Sardegna». Detto che probabilmente l’attività del gruppo ha coinvolto anche altre locali e feste private, il gestore del Country Club assicura: «Quella sera era addirittura moscetta, 250 persone, per lo più ventenni romani, che conoscevano la crew di dj. Ma c’erano anche 30-40enni in vacanza da altre parti d’Italia. Siamo l’unico locale con i termoscanner come agli aeroporti, l’80 per cento è all’aperto, distanziamo i tavoli, entrata e uscita sono separate, un sistema di tracciamento online perché da me bisogna prenotarsi via internet. Ho 4 addetti alla sicurezza che girano per la pista con pettorina arancione per tenere lontani i ragazzi quando ballano».
 

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