Consip, il metodo Woodcock per i testi: «Ti va una vacanza a Poggioreale?»

Martedì 20 Febbraio 2018 di Valentina Errante
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L'accusa del Csm è di avere violato i diritti di difesa di Filippo Vannoni e, soprattutto, di avere intimidito quello che, all'epoca, era solo un testimone e oggi è, invece, un indagato dell'inchiesta Consip. Perché i pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano hanno convocato come teste l'ex consigliere di Palazzo Chigi, nonostante fosse già stato indicato dall'ad di Consip dell'epoca, Luigi Marroni, come una delle fonti nella fuga di notizie sull'inchiesta che riguardava la centrale di acquisto della pubblica amministrazione. Durante quel faccia a faccia, Woodcock gli avrebbe mostrato dalla finestra il carcere di Poggioreale, chiedendogli «se volesse fare una vacanza».

E gli avrebbe anche fatto vedere «dei fili», dicendo che si trattava di microspie, «facendogli percepire - senza che ciò corrispondesse al vero, di essere stato intercettato». Circostanze che - si legge nel capo di incolpazione - avrebbero fatto sentire Vannoni «sconvolto, frastornato e scioccato». È iniziato così il processo disciplinare ai pm di Napoli, che avevano avviato le indagini su Consip. Tra le accuse, sempre in merito a quell'audizione, si contesta anche il fatto che i pm avrebbero consentito agli «ufficiali e agenti di polizia giudiziaria di svolgere, in maniera confusa e contemporaneamente, una molteplicità di domande» invitando Vannoni a «confessare». Tra loro c'era anche il maggiore del Noe Gianpaolo Scafarto, poi indagato a Roma per avere manipolato l'informativa chiave dell'inchiesta nel tentativo di aggravare la posizione di Tiziano Renzi e per rivelazione del segreto d'ufficio.

LE ACCUSE
Il processo disciplinare a carico dei due pm napoletani, chiamati a rispondere davanti al Csm di quell'interrogatorio, si è aperto con contestazioni inedite mosse dal pg della Cassazione, Mario Fresa. Il punto di partenza è proprio la testimonianza di Vannoni che, davanti ai pm romani, si è lamentato di essere stato ascoltato a Napoli con modalità lesive della sua dignità. Smentendo se stesso, tanto da finire indagato per false dichiarazioni al pm. È proprio questo il nodo: stabilire in quale dei due interrogatori Vannoni abbia mentito. È stata la Sezione disciplinare del Csm a imporre al pg l'integrazione dell'accusa, visto che il capo d'incolpazione era stato ritenuto troppo generico dai difensori dei due pm, entrambi presenti in aula.

L'interrogatorio di Vannoni risale a 2016. Prima di lui era stato ascoltato Marroni, che aveva ammesso di essere a conoscenza dell'inchiesta Consip grazie al ministro dello Sport, Luca Lotti, all'ex comandante della legione Toscana, Emanuele Saltalamacchia a Vannoni e all'ex presidente Consip Luigi Ferrara, a sua volta informato dal generale dell'Arma Tullio Del Sette. Tutti i soggetti indicati da Marroni erano stati indagati, tranne Ferrara e Vannoni, che ai magistrati romani aveva poi raccontato di essersi trovato in difficoltà durante l'interrogatorio napoletano anche perché non riusciva a respirare, visto che Woodcock fumava, e che i pm lo avevano lasciato a lungo ad aspettare al freddo prima di convocarlo. Ieri, i difensori dei sostituti - l'ex procuratore di Torino, Marcello Maddalena e il procuratore di La Spezia, Antonio Patrono - hanno definito Vannoni «inattendibile», insistendo proprio sul dettaglio delle sigarette: «Da anni Woodcock non fuma più» e questo rileva sulla «credibilità di Vannoni». Maddalena e Patrono hanno anche chiesto e ottenuto la convocazione come testimoni degli agenti di pg presenti all'interrogatorio.

L'ISTANZA
La difesa, con un'istanza, ha ottenuto di poter consultare gli atti contenuti nel fascicolo aperto dalla prima commissione sull'inchiesta Consip, in cui i due pm sono accusati di avere indagato la collega Rosita D'Angiolella, giudice al tribunale di Milano e ritenuta amica dell'imprenditore Alfredo Romeo, senza avvertire il procuratore capo e, di conseguenza, il Csm. Nel corso della prossima udienza, il 15 marzo, verranno sentiti alcuni testi su una contestazione che riguarda solo Woodcock: aver tenuto «un comportamento gravemente scorretto», sia nei confronti dell'allora procuratore reggente di Napoli, Nunzio Fragliasso, sia nei confronti dei pm della Capitale, per alcune dichiarazioni sull'inchiesta Consip riportate da Repubblica. Saranno ascoltati Fragliasso, l'autrice dell'articolo, Liana Milella, e la stessa Carrano.

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 14:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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