Sport, quando riaprono palestre e piscine? Regole ferree in zona rossa (ma gestori in rivolta)

Sport, quando riaprono palestre e piscine? Regole ferree in zona rossa (ma gestori in rivolta)
di Alberto Gentili
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Con più la zona gialla rinviata a fine aprile e con mezza Italia in zona rossa, dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, dall'Emilia Romagna alle Marche, dalla Toscana alla Campania, dalla Puglia alla Calabria, lo sport ai tempi del Covid resta un sogno. O quasi. In zona rossa infatti sono chiusi, oltre alle palestre e alle piscine, anche i centri sportivi. E si può praticare solo attività sportiva individuale in prossimità della propria abitazione.

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Il tema zona arancione

Diverso il discorso per la zona arancione che da martedì sarà in vigore nel Lazio ed è già vigente in Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna. In queste aree del Paese i centri sportivi sono aperti ma è vietato l'uso degli spogliatoi. E si può fare attività sportiva nei parchi, sempre rispettando le regole del distanziamento e della mascherina se si è in compagnia. Chiusi anche in queste aree, invece, palestre e piscine anche se in febbraio il Comitato tecnico scientifico varò un protocollo che permetteva le lezioni individuali (con mascherina e minimo 2 metri di distanza) e l'uso delle piscine con minimo 10 metri quadri per ogni nuotatore. Spogliatoi e docce vietate. Come sono vietati, agli atleti non professionisti, gli sport da contatto come calcio, calcetto, volley, pallacanestro etc.

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Palestre e piscine in rivolta

I gestori delle palestre e delle piscine, che verranno almeno in parte soccorsi con il nuovo decreto ristori in preparazione per metà aprile, però minacciano la rivolta: «Sono certo che alla scadenza del Dpcm il 7 aprile molte palestre riapriranno: non hanno più niente da perdere, anche contro le norme. Dei verbali non frega più niente a nessuno, ora è questione di sopravvivenza», dice il presidente dell'Anpals, l'associazione nazionale delle palestre e strutture private sportive, Giampiero Guglielmi. E aggiunge: «Per il 40% le strutture sono già scomparse, e per la ridicola riforma dello sport che mira al miglioramento delle condizioni lavorative resterà a spasso il 90% dei lavoratori. Per il governo evidentemente l'attività fisica non è fondamentale e sta distruggendo il settore.



 

Il tema obesità

Ma il problema è che gli italiani sono già ammalati, in testa e fisicamente, l'obesità è al 40%. I vaccini serviranno a poco, in questo stato di cose: potrei ormai anche fare un appello a tutti ad andare in bici o a piedi sempre, a riguardarsi e muoversi in autonomia. Ma guardo al fatto che la politica sta distruggendo lo sport di base». Insomma, «in sintesi lo Stato non si fida delle strutture sportive, che sono controllate e monitorate, e le tiene chiuse a prescindere mentre i contagi avvengono in altri contesti. Una situazione inspiegabile e ora c'è aria di rivolta. Conosco chi ha perso 150.000 euro e ne ha ricevuti 5.000: ma di che stiamo parlando? Riapriranno dal 7 aprile, verbali o no».

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Sabato 27 Marzo 2021, 16:52 - Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 09:22
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