Mara Carfagna: «Ora tra noi e la Lega rapporto alla pari, così entro l'anno rilanceremo Forza Italia»

Venerdì 21 Giugno 2019 di Valentino Di Giacomo

«Il presidente Berlusconi ha voluto premiare la linea lealista del partito, rappresentata da chi non ha mai pensato di andare altrove, ma allo stesso tempo ha avuto la lungimiranza politica di recuperare chi invece aveva in mente di farlo. Questa è stata la vera vittoria di Silvio Berlusconi. Nonostante alcune divergenze con Toti abbiamo sempre condiviso la necessità di una riflessione seria all'interno di FI e di un coinvolgimento maggiore dei suoi militanti, dei suoi dirigenti territoriali e dei tanti giovani che animano il partito». Mara Carfagna ha già iniziato con Giovanni Toti il percorso che porterà Forza Italia a rivoluzionarsi. La vicepresidente della Camera, ieri, ha incontrato l'ex consigliere politico del Cavaliere per fare un punto della situazione.

Cosa vi siete detti?
«Abbiamo un obiettivo ambizioso: cambiare il partito entro l'anno, rendendolo più efficiente e partecipato, coinvolgendo di più tutte quelle risorse preziose che fanno parte del nostro mondo e che forse in passato sono state poco valorizzate. Con Giovanni abbiamo condiviso l'esigenza di dare risposte finalmente concrete a quel ceto medio moderato, rimasto per mesi inascoltato da questo esecutivo. Cominciamo dalle priorità e rimbocchiamoci le maniche».
 

Fino a qualche giorno fa Toti era pronto ad abbandonare FI. Cosa è cambiato?
«Tra noi non c'è contrapposizione, non so se Giovanni avesse davvero la valigia pronta per andarsene. L'ho più volte apertamente e direttamente contestato per questo, ma ora che quella valigia ha deciso di posarla, non ho ragioni per continuare a farlo. Perché mai immaginare un congresso divisivo ora? A cosa, a chi servirebbe?».

Da dove si riparte?
«Più organizzazione sul territorio, più contatto diretto con la gente, con il mondo produttivo, dell'impresa, del volontariato, con le famiglie. Dobbiamo tornare a essere il partito che difende e promuove il lavoro, le Pmi. Dobbiamo stare con le donne, che fanno i salti mortali per essere madri, mogli e per lavorare, con i padri di famiglia che perdono il lavoro e fanno fatica a ritrovarlo. Con i tanti giovani che vanno all'estero per cercare un futuro».

E con i rapporti con la Lega? Lei ha spesso avuto un atteggiamento critico nei confronti di Salvini.
«Immagino un rapporto autentico, paritario. Siamo alleati, non saremo mai succubi. Noi siamo la parte moderata, quella che parla al cuore. Senza di noi non c'è centrodestra».

Come si concilia l'alleanza con il Carroccio e la spinta che Salvini sta dando per l'autonomia delle Regioni del Nord?
«L'autonomia regionale può essere sicuramente positiva, perché dà più responsabilità, ma si deve tenere conto dell'obbligo costituzionale della perequazione tra territori più ricchi e territori con minore capacità fiscale. Si è cittadini italiani dovunque si vive: chiunque deve poter godere degli stessi diritti in ogni parte d'Italia. Se con le stesse risorse di oggi, la Lombardia o il Veneto sanno organizzare ed erogare meglio alcuni servizi ben venga, ma senza togliere un euro alla Campania o alla Calabria. Anzi, nella costruzione dei cosiddetti fabbisogni standard c'è da correggere uno squilibrio che oggi penalizza tantissimi comuni meridionali. Per noi questa è una priorità».

Da mesi le truppe parlamentari lamentavano lo scarso peso del Sud all'interno del partito nonostante è qui che FI ha più consensi. La sua nomina è una risposta?
«Sono meridionale, conosco evidentemente meglio il Sud di Toti, ma non abbiamo una delega per territori, non avrebbe senso. Nel Mezzogiorno serve un piano concreto e dettagliato di sviluppo, il reddito di cittadinanza è stato un errore, una bella favoletta. Non serve assistenzialismo ma misure concrete, noi proponiamo l'abbattimento totale della tassazione d'impresa per chi investe nel Meridione. Servono lavoro e investimenti, non sussidi elettoralistici come fa il M5S o false promesse come ha fatto per anni il Pd».
 

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