Il premier sfida Matteo: «Ministro delle assenze, adesso devi sfiduciarmi»

Lunedì 19 Agosto 2019 di Alberto Gentili
«Salvini dovrà metterci le impronte digitali e la faccia sulla crisi, dovrà votare contro il governo del cambiamento che fino a 15 giorni fa giurava avrebbe fatto durare 5 anni». Giuseppe Conte prepara il suo discorso di domani in Senato e affila le armi per rendere «dolorosissimo» al leader della Lega il divorzio con i 5Stelle e la fine dell'esecutivo giallo-verde.
Il premier, dopo essere stato «tradito» da Salvini, vuole fargli pagare il prezzo più alto possibile. Ed è per questo che domani, dopo le sue comunicazioni, Conte chiederà di presentare una risoluzione «invotabile» da parte della Lega: «Quelli sono capaci di tutto, Salvini ancora fa sapere che Conte è ancora il suo premier e il suo telefono è sempre acceso», dice un alto esponente grillino vicino al presidente del Consiglio, «e proprio per evitare l'ultima beffa, l'ennesima bugia, gli faremo caricare per intero sulle spalle la responsabilità di aver fatto cadere un premier e un governo che godono nel Paese del 58% e del 54% dei consensi. Come? Scriveremo la risoluzione in modo tale che Salvini non possa votarla. Ad esempio scriveremo del suo tradimento, illustreremo le sue bugie e suoi salti mortali...».

LA ROAD MAP
Dopo essere stato sfiduciato dalla Lega, Conte salirà al Quirinale per dimettersi, aprendo formalmente la crisi. E da quel che filtra da palazzo Chigi, potrebbe anche rifiutare di occuparsi degli affari correnti. Tanto più se, come ormai appare probabile, durante le consultazioni che il giorno dopo avvierà Sergio Mattarella, tramonterà del tutto l'ipotesi delle elezioni d'ottobre e si farà strada la coalizione con 5Stelle, Pd, Leu, +Europa, etc.
Questo scenario spingerebbe il capo dello Stato ad avallare il tentativo di un governo di legislatura, fedele al credo europeista, benedetto anche da Romano Prodi. E spedirebbe in archivio la soluzione, analizzata sul Colle dal momento in cui l'8 agosto Salvini staccò la spina al governo giallo-verde (salvo ripensarci), di un governo di garanzia elettorale guidato da un tecnico come Carlo Cottarelli.

Conte potrebbe non essere protagonista della partita che si aprirà. A dispetto dei 5Stelle che lo vorrebbero indicare come premier nella trattativa con il Pd, «l'avvocato del popolo» starebbe pensando di chiamarsi fuori. Perché «chi è stato garante del contratto giallo-verde, non può esserlo anche di quello giallo-rosso. Giuseppe non è e non si sente uomo per tutte le stagioni», dice chi ha parlato nelle ultime ore con il presidente del Consiglio. E perché per lui, anche se i suoi dicono che «non è interessato», è pronto l'ambito e prestigioso incarico di commissario europeo.

LA METAMORFOSI
Di certo, c'è che Conte si gode per intero il momento. Era stato indicato come il premier-prestanome, il premier-burattino nelle mani dei due vice, l'attore non protagonista dello show messo in scena da Salvini e Luigi Di Maio. Invece adesso - pur portando sulle spalle la responsabilità di aver avallato fino all'ultimo le scelte imposte dalla Lega, compreso il decreto sicurezza bis - è lui a dettare tempi, modi ed epilogo della crisi. Dopo aver frenato, tra l'altro, la tentazione del leader grillino di riannodare il filo del confronto con il capo leghista, affermando che lui con Salvini non vuole avere «più nulla a che fare». E spingendo il segretario del Carroccio in un vicolo cieco: senza le elezioni che pensava di vincere a mani basse e senza governo, probabilmente ridotto alla marginalità fino al 2023. «E' vero, Conte ha ucciso Salvini», dice uno dei suoi, «ma è anche vero che il leader leghista ha fatto tutto da solo. E Giuseppe ha avuto gioco facile ad aspettare sulla riva del fiume che passasse il cadavere del ministro dell'Interno».

Conte a Salvini non concederà, per di più, l'onore delle armi. Domani in Senato farà quella che ha chiamato «operazione verità». Definirà il capo leghista «ministro delle assenze», indicando tutte le riunioni in cui il governo decideva e «lui era in giro per comizi o al Papeete beach». Smonterà la narrazione di un governo paralizzato dai no dei 5Stelle. Dirà che il capo leghista «non ha senso dello Stato e delle istituzioni» e che interpreta «la politica non come responsabilità verso i cittadini, ma solo come ricerca del consenso fine a sé stessa». Del resto, i due, non si sono mai amati.
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