Giorgio Armani e il nuovo store milanese di A|X Exchange: «Le metropoli creano la moda
del futuro. Presto anche a Roma»

Debutto della linea per un pubblico giovane e genderless

Giorgio Armani e il nuovo store milanese di A|X Exchange: «Le metropoli creano la moda del futuro. Presto anche a Roma»
di Paola Pastorini
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Sabato 19 Febbraio 2022, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 18:58

Giorgio Armani, ovvero il ritorno al futuro. Oggi a Milano lo stilista inaugura lo store di A|X Exchange. Un debutto assoluto in Italia della sua linea metropolitana, giovane, genderless. Ma A|X Exchange non è una novità. È nata nel 1991 a New York, la città dove tutto comincia, partendo dall’osservazione «della realtà della strada prima che diventasse un trend», come spiega lo stesso stilista. La linea è arrivata a toccare in tutto il mondo 347 monomarca. Ora è tempo di tornare “a casa”. Dopo Milano toccherà a Roma e poi in altre città europee come Berlino e Amsterdam, entro il 2022.


Il nuovo store si inaugura in corso Vittorio Emanuele II, arteria centralissima che unisce piazza Duomo a piazza San Babila, il cuore dello shopping e dello “struscio”. L’edificio è stato progettato da Gio Ponti/Fornaroli e fratelli Soncini negli anni 50 e ristrutturato nel 2020 da Citterio&Viel. Tutto all’insegna della sostenibilità: metallo e vetro facilmente smontabili e riciclabili, ceramiche in materia riciclata per il 20/40%, come legno e carta da foreste controllate. 
Per “spiegare” Armani A|X lo stilista a suo tempo aveva scelto l’immagine di una vite e un bullone. Un esempio perfetto. Abiti che calzano, stanno perfettamente addosso, diventano parte di sé, “facili”, che hanno «il ritmo veloce della strada». Senza differenze di sesso, di età, di vita. Anche per questo ha scelto di trovare gli addetti alla vendita con un vero casting, avvenuto a dicembre. Bastava aderire all’invito on line: trenta le persone uscite dalla selezione. 


Giorgio Armani, New York è la metropoli dove tutto inizia. Lei andò là per “studiare” la moda metropolitana?
«New York ma anche Tokyo, Londra. Queste le città che mi ispirarono. Di certo nella Grande Mela, negli anni ‘90, c’era un’energia esplosiva. Non “studiato”, mi sono trovato la realtà davanti agli occhi. Mi è sembrato interessante alimentare questa linea, molto diversa dalle altre che componevano il mio mondo. La curiosità per quel che ho intorno è da sempre la spinta principale del mio lavoro». 


Ma cosa la ha ispirata per A|X Exchange? E quel bullone e vite...?
«Il progetto newyorchese aveva uno spirito fortemente urbano. Ero attratto dalla cultura locale, dallo stile a volte decisamente crudo ma così spontaneo e vero dei più giovani. Ebbi l’idea di sperimentare, proponendo capi essenziali, ma di carattere. Per rappresentare tutto questo, sottolineando quanto quei vestiti fossero pensati per stare bene sulle persone, scelsi l’immagine della vite e del bullone, che si avvitano per natura a perfezione, diventata poi iconica. Quel linguaggio, poi identificativo del marchio, parla oggi a un pubblico più vasto per età e provenienza geografica. Questo ha fatto di A|X uno dei tre pilastri, il più dinamico, del mondo Armani. Ecco, la storia la riassumerei così».


Con questa linea lei “insegnerà” a vestire metropolitano alle giovani generazioni italiane?
«Non voglio insegnare qualcosa a qualcuno, mi aspetto al contrario di imparare io stesso dal modo in cui i miei clienti italiani indosseranno le mie cose di A|X. Questa linea è fatta di pezzi essenziali e facili, che ciascuno può interpretare come vuole, senza distinzioni di età, genere, provenienza». 


Ci sono capi e materiali particolari?
«L’uso di cotoni organici e di materiali sostenibili. E le forme, molto importanti, così come le grafiche, sempre, ad alto impatto visivo».


A Milano l’apertura è in una arteria di shopping più popolare di quella delle boutique a cinque stelle. Pensa che A|X possa avere appeal anche a generazioni over 30?
«Ne sono convinto. Lo stile metropolitano è davvero transgenerazionale. La scelta di questa specifica collocazione a Milano nasce proprio dall’idea di occupare un punto vivo della città».


Il palazzo è firmato Gio Ponti. Ci sono analogie anche nell’arredo che ha scelto?
«Ho voluto un negozio leggero e fortemente visivo. Le grandi iniziali luminose stanno in vetrina, l’interno è a listelli di legno e crea un effetto di leggerezza. I capi sono visibili e tutta l’esperienza di shopping sarà semplice. C’è pure uno spazio dedicato a iniziative legate alla musica, perché la musica è fondamentale per il mondo di A|X». 


Interessante il lavoro fatto sul team di addetti alla vendita. Come è andata la selezione?
«Un casting, cui Milano ha risposto con entusiasmo a dicembre. Si è basata su criteri di massima inclusività, puntando sulle personalità. Abbiamo scelto individui comunicativi, perché l’intento è creare una comunità anche intorno al negozio. Per i ruoli chiave, come la direzione dello store, ci siamo naturalmente concentrati sulle competenze professionali. Sono soddisfatto di processo perché il team del negozio riflette la verità e varietà di ciò che sta fuori, nel mondo». 


La seconda apertura è Roma. Sta già valutando una zona? Varranno le stesse regole per assumere il team di vendita?
«Sto valutando la zona anche se non ho ancora scelto. Vorrei, come a Milano, un punto di forte passaggio intergenerazionale. E sì, vorrei replicare i criteri di scelta, ampliando la comunità di A|X».

 

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