Ostia e Fregene, conta dei danni dopo la mareggiata: ​tante strutture danneggiate

di Fabrizio Monaco e Mirko Polisano

È pesante il bilancio all'indomani della violenta mareggiata che, nella notte tra domenica e lunedì, si è abbattuta sul litorale romano. Da Ostia a Fregene, tante le strutture danneggiate. La situazione più critica si è registrata a Capocotta, dove le onde alte hanno quasi inghiottito il chiosco dell'oasi naturista. «Decine di migliaia di euro di danni - si dispera Veronica Ciotoli, gestore dell'impianto - e come al solito da queste parti nessuno che si prenda cura di noi, nonostante gli sforzi per proteggere le dune e garantire la sicurezza in mare». Non va meglio sul tratto centrale del lungomare. A essere colpito dalla furia del mare, lo stabilimento Pinetina. «È stato solo un caso che non siano venute giù le strutture in bilico - ammette il concessionario Franco Petrini - ma non possiamo sfidare la sorte ogni volta. Rischiano presto di crollare un ristorante e la piscina». I balneari, per questo chiedono un intervento urgente anti-erosione.

VERSANTE NORD
A Fregene la situazione resta tragica. Il mare da domenica mattina ha ripreso ad abbattersi su ciò che resta della spiaggia più a Sud. In quell'ultimo chilometro al confine con Focene in un attimo sono stati cancellati quei pochi lembi di sabbia rimasti dopo i lavori estivi di ripascimento. Le onde hanno ripreso a martellare le strutture balneari, la piscina della Perla protetta dai massi, il ristorante di legno del Point Break, quello del Tirreno. Sembra un assedio, la terrazza della Nave, stabilimento simbolo dell'avanzata, è tornata ad essere circondata dal mare, così come il Capri, la Rivetta, l'Arcobaleno e la Vela. Ma anche gli stabilimenti più centrali cominciano a tremare, il Cigno, il Saint Tropez, il Delfino, l'Ondina, dall'arenile sono scomparse diverse decine di metri. E se i danni per ora sono contenuti, i gestori sono con il fiato sospeso: «La situazione è brutta ma il maltempo continua, sarà una settimana che metterà a dura prova tutti», spiega Indro Sequi, uno dei gestori della Nave. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione civile ha diramato un «avviso di condizioni meteorologiche avverse», dalla mattina di oggi per le successive 12-18 ore sono in arrivo forti raffiche di vento di Libeccio, il peggiore per l'erosione, con valori che potrebbero raggiungere la burrasca, un incubo per gli stabilimenti balneari che temono la spallata finale. E per fortuna che quasi tutti i gestori lo scorso inverno hanno distribuito sotto l'arenile una grande quantità di massi, una barriera ora quasi invisibile ma che assicura un minimo di protezione. Anche perché il geotubo è stato un flop annunciato. Quel cilindro dal diametro di 3 metri riempito di sabbia doveva sporgere almeno 60 centimetri dal fondale, rimanendo interrato per 2,4 metri, come aveva previsto il progettista l'ingegner Daniele Rinaldo, ma invece la barriera non c'è.

SOLUZIONE FLOP
«Il geotubo è completamente interrato e non scherma in nessun modo la forza delle onde spiegano i balneari una creatura nata morta anche perché doveva essere fatta cinque anni fa quando l'erosione non era così avanzata. L'unica soluzione temporanea che resta al momento sono gli scogli distribuiti sulla riva. Sperando che la Regione realizzi quel progetto strutturale di tutela della costa promesso ma mai arrivato».
 

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