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Giancarlo Miotto, le colf lo accusano di stupro. Spunta anche un filmato degli abusi. L'imprenditore replica: «Sesso consensuale»

La difesa: «Nessuna violenza, i rapporti sono avvenuti in casa, dove nelle stanze accanto c'era altro personale di servizio. Mai coercizione fisica o morale»

L'imprenditore Giancarlo Miotto accusato di stupro dalle colf
di Maria Elena Pattaro
5 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 08:41 - Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 12:08

MOGLIANO VENETO (TREVISO) - Violenza sessuale aggravata: è questa la pesantissima accusa mossa al petroliere Giancarlo Miotto, 80 anni compiuti da poco. La Procura di Treviso ha chiuso le indagini e ha chiesto il rinvio a giudizio per il noto imprenditore petrolifero. A puntare il dito contro di lui sono due colf di 36 e 41 anni, una di origine filippina, l'altra dello Sri Lanka. Entrambe lo hanno denunciato per averle stuprate e palpeggiate nelle stanze della sontuosa villa sul Terraglio, a Mogliano Veneto, in cui Miotto vive con la moglie e la figlioletta di 7 anni. «Non c'è stata nessuna violenza: erano rapporti consensuali, che sono avvenuti in casa, dove nelle stanze accanto c'era altro personale di servizio. Nessuna coercizione fisica o morale». È questa la versione che Miotto, assistito dagli avvocati Enrico Ambrosetti ed Enrico Tonolo ha fornito al gip Piera De Stefani fin dal primo interrogatorio. Ma la ricostruzione della Procura è molto diversa.

Miotto accusato di stupro dalle colf


Gli abusi sarebbero durati per oltre sei mesi: da luglio del 2020 a gennaio del 2021 e sarebbero avvenuti di mattina, approfittando dei momenti in cui l'imprenditore rimaneva da solo con le sue collaboratrici domestiche. Finché le due avevano deciso di licenziarsi per mettere fine a un incubo. Scosse ma determinate, si erano rivolte all'ufficio vertenze della Cgil di Mestre. All'inizio l'obiettivo era ottenere le ultime buste paga e il Tfr. Quando, però, gli operatori dei sindacati hanno visto le due colf così agguerrite hanno capito che forse c'era qualcos'altro sotto. Con delicatezza si è cercato di approfondire e le due donne hanno iniziato a raccontare. Miotto si sarebbe spinto ben oltre il rapporto di lavoro, costringendo le due donne a rapporti sessuali non voluti. Una delle vittime ha riferito di almeno dieci occasioni in cui è stata costretta a seguire l'80enne in una stanza, dove sarebbe stata palpeggiata e costretta a subire rapporti sessuali.

Il video della colf: presunti abusi filmati

La collega ha denunciato invece quattro episodi avvenuti a settembre del 2020 con un copione del tutto simile. E di cui ci sarebbero le prove in un filmato girato da una delle due mentre l'80enne avrebbe abusato della collega. Eppure proprio quel video, secondo la difesa, scagionerebbe l'imprenditore: «Dalla visione del filmato si vede chiaramente che non c'è stata violenza» - afferma il suo legale Ambrosetti. Stando a quanto raccontato dalle colf, l'imprenditore le avrebbe ricattate: se si fossero rifiutate di accettare le sue avances, infatti, non avrebbero visto lo stipendio. Esasperate da quegli atteggiamenti si erano licenziate e, non ricevendo il saldo delle ultime buste paga, si erano rivolte ai sindacati. Quel conto in sospeso si era chiuso con una transazione. Ma la vera ferita era ancora aperta. Le due donne, messe in contatto con i legali del sindacato, avevano deciso di denunciare Miotto. L'80enne è figura molto nota: considerato a lungo tra i potenti del Veneto, negli anni Cinquanta aveva costruito un piccolo impero del petrolio, la «Miotto General Petroli», che fino a qualche anno fa sfiorava fatturati da 250 milioni di euro l'anno e la cui parabola si è conclusa però con un concordato fallimentare. La Procura di Treviso ritiene credibili le testimonianze delle due donne anche sulla base del materiale acquisito, ovvero le chat e il video. Abusi che entrambe hanno confermato nel corso dell'incidente probatorio. Il gip, vista la gravità delle accuse sollevate nei confronti dell'80enne, ne aveva disposto l'arresto e la custodia cautelare in carcere. Dopo una settimana in cella, al petroliere erano stati concessi i domiciliari nella sua villa di Mogliano. Adesso è di nuovo libero.


La rapina a casa di Miotto, bottino da un milione di euro

«Sono tranquillo e fiducioso di fronte alla prospettiva di un eventuale processo» - assicura Miotto attraverso il suo legale -. In tanti anni ho avuto centinaia di dipendenti in azienda e a casa: i rapporti sono sempre stati buoni con tutti». A preoccupare l'80enne è il clamore mediatico della vicenda. Del resto Miotto si era appena lasciato alle spalle un'altra sconvolgente vicenda di cronaca. Nei panni di vittima, stavolta. E cioè la rapina a mano armata messa segno la sera del 14 novembre 2021 da un commando di quattro malviventi, due dei quali armati. La banda aveva preso in ostaggio Miotto, la moglie, la figlioletta e due donne di servizio. Con le pistole puntate e la minaccia di uccidere la piccola, si erano fatti aprire cassaforte e caveau, scappando con un bottino da un milione di euro tra gioielli, orologi e contanti. Una rapina stellare di cui è sospettato Edison Pula, il 27enne albanese evaso all'alba del 9 giugno scorso dal carcere trevigiano di Santa Bona e tuttora ricercato in tutta Europa. Storie che si intrecciano. E che sconvolgono la Marca.

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