Don Antonio Della Lucia, il visionario che inventò la latteria sociale

"Prima latteria cooperativa istituita in Italia" recita la scritta sul muro dell'edificio a Forno di Canale
di Dario Fontanive
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Sabato 24 Luglio 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 08:55

CANALE D'AGORDO - Un prete di montagna che spalanca un orizzonte sociale insospettabile, una specie di pioniere visionario e concreto allo stesso tempo: è il profilo di don Antonio Della Lucia che inventò la prima latteria sociale d’Italia. Se ne parlerà oggi alle 17.30 nella sala “Lina Zandò” del Museo Albino Luciani in occasione della presentazione della biografia di quel sacerdote sognatore e profetico nato nel 1824 e morto nel 1906.


IL VOLUME
Un’opera curata da Loris Serafini direttore del Museo Albino Luciani che ripercorre quella vita straordinaria. Figura geniale, don Antonio, riformatore, educatore, ma mai studiato in maniera scientifica fino ad ora. Di lui si occuparono i giornali dell’epoca e lo storico Ferdinando Tamis. Tuttavia una ricerca vera e propria sulla sua figura non era ancora stata affrontata. Don Antonio iniziò dalla parrocchia di San Tomaso, portando a termine l’idea del predecessore, che intendeva istituire un ente in favore dei poveri. Divenuto arciprete e vicario foraneo di Canale e dell’Alto Agordino, don Antonio fondò il primo asilo rurale della provincia di Belluno, lottò per l’emancipazione femminile, creò la prima latteria cooperativa in Italia a Forno di Canale e la Federazione della Latterie Agordine. Fu nominato membro del Consiglio Superiore dell’Agricoltura dell’omonimo Ministero, unico prete su 50 membri, a partire dal 1894. Nominato dal Re cavaliere del Regno, don Antonio si preoccupò di migliorare le condizioni sociali e spirituali della sua gente. 


SCOPRITORE DI VOCAZIONI
Fu anche il formatore degli educatori di Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I: tra loro la prima catechista di Albino Luciani che fu sua mamma Bortola e il parroco don Filippo Carli, aspetto sottolineato anche dal cardinale Pietro Parolin, nella presentazione dello studio. Durante il suo mandato pastorale in valle del Biois, don Antonio assistette all’esodo di moltissime famiglie in Brasile. Fu proprio l’arciprete di Canale che si occupò con cura dei questi emigranti per far loro trovare i contatti utili alla nuova sistemazione. 
«Don Antonio era un filantropo e patriota. La mia ricerca spiega Serafini- si è basata sui documenti conservati nell’Archivio storico della Pieve di Canale e in altri archivi, compreso quello centrale dello Stato a Roma dove ho potuto tessere la vita del cavalier Della Lucia in tutte le sue varie sfaccettature partendo dalla sua infanzia trascorsa tra Frassené Agordino – suo paese di origine – e Venezia, città in cui la famiglia si era trasferita per lavorare nell’ambito della produzione del cioccolato». 

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