Elezioni Usa 2020, Biden il mediatore e il suo record: «Sono il più votato, vincerò»

Elezioni Usa 2020, Biden il mediatore e il suo record: «Sono il più votato, vincerò»
di Anna Guaita
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Giovedì 5 Novembre 2020, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 09:06

Consiglio di guerra intorno a Joe Biden, pur mentre la campagna ribadisce la propria totale fiducia nel risultato finale: «Quando il conteggio sarà finito saremo vincitori» ha annunciato ieri pomeriggio l'ex vicepresidente, che però ci ha tenuto a precisare che non intendeva dichiarare vittoria e che ogni voto «deve essere contato», perché «solo la volontà del popolo determina chi sarà il presidente degli Usa».

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Molti hanno notato ieri sera che il tono del candidato democratico era quello di chi si sente già presidente, ed effettivamente i segnali erano indubbiamente positivi per Biden, che nell'attesa di sapere quanti voti elettorali ha ottenuto, poteva consolarsi sapendo che passerà alla storia come il candidato che ha ricevuto il più alto numero di voti popolari, oltre 70 milioni, più di Barack Obama. Un dato che lui stesso ha voluto sottolineare per far capire che quest'anno il voto elettorale corrisponderà al voto popolare, a differenza di quello che successe nel 2016 quando Trump vinse il voto elettorale ma perse di quasi tre milioni il voto popolare a favore di Hillary Clinton.

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GLI AVVOCATI
Ma pur con queste constatazioni non si può nascondere che l'attesa sia stressante e difatti Biden ha anche aggiunto che «per garantire che ogni voto sia contato» la sua campagna sta mettendo in atto «il più grande sforzo di sicurezza elettorale mai compiuto». Centinaia di avvocati sono stati assunti e molti hanno offerto il proprio sostegno gratuitamente. Fra tutti spicca Bob Bauer, una faccia nota, in quanto fu consigliere legale della Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama e aveva difeso Bill Clinton nel processo di impeachment. Ieri Bauer ha liquidato le promesse che aveva fatto Donald Trump, di ricorrere alla Corte Suprema: «Se si presenta davanti alla Corte Suprema sostenendo che si deve smettere il conteggio di voti legittimi quando lo dice lui, subirà la più imbarazzante sconfitta che un presidente abbia mai sofferto davanti alla massima corte». Biden cioè sembra stia seguendo il consiglio a cui si atteneva il leggendario presidente Teddy Roosevelt: «Parla dolcemente, ma porta con te un grosso bastone». Nei suoi interventi, Biden ha infatti raccomandato ai suoi di «portare pazienza». E ha fatto appello all'unità e alla riconciliazione, impegnandosi a «non governare da democratico, ma da presidente di tutti gli americani».
Chiaro è stato il suo tentativo di gettare acqua sui possibili fuochi della protesta, e altrettanto chiaro lo sforzo di portare dalla propria parte l'opinione pubblica: «Quando queste elezioni saranno finite, dobbiamo fare quello che abbiamo sempre fatto da americani, lasciarci dietro la temperatura rovente della campagna, ascoltarci, vederci, sentirci, rispettarci e curarci l'uno dell'altro».
Nel frattempo, però, i suoi consiglieri si sono mobilitati sia con i democratici che con esponenti del partito repubblicano. L'uscita di Trump sull'idea che i democratici stessero «rubando le elezioni» perché chiedevano di conteggiare tutti i voti, ha messo infatti a disagio non pochi membri del suo stesso partito. Perfino i senatori più leali, oramai rassicurati dal fatto che i democratici non hanno intaccato la loro maggioranza, si sono defilati evitando di fare commenti. Dopotutto sanno che Biden arriverà alla Casa Bianca non sull'onda di uno straordinario successo del partito, ma con una vittoria risicata, che lo obbligherà a negoziare. Lo sa anche Biden, che ha un passato di mediatore e spera che questo lo aiuterà a trovare supporto presso gli ex colleghi con i quali aveva condiviso anni sugli scranni del Senato.


MENO A SINISTRA
La volontà di mediare sarà del resto indispensabile non solo per Biden, ma anche per il resto del suo partito. Gira già voce che in gennaio Nancy Pelosi verrà sfidata per la posizione di speaker. Almeno una trentina di deputati centristi lamentano che il partito si sia fatto affascinare dalle idee di Bernie Sanders e sostengono che la mancata onda blu si deve al fatto che «gli americani sono spaventati del socialismo, vogliono strade sicure e vogliono votare per chi li aiuterà a guadagnare di più».
 

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