Pina Amarelli, lady liquirizia: «Le donne hanno fatto l'unica vera rivoluzione in Italia»

Mercoledì 7 Agosto 2019 di Maria Lombardi
Pina Amarelli

«Andiamo a vedere la Barbie della nonna». Pina Amarelli, la nonna famosa. Le nipotine erano abituate a vederla in tv e sui giornali, a sentirla alla radio,  ma la “bambolina” con la faccia della nonna era davvero una sorpresa. É arrivata lontano quella statuetta di 30 centimentri, l'ha vista il mondo: è stata l'immagine della Calabria all'Expo 2015. Ecco Lady liquirizia, prima donna Cavaliere del lavoro di quella regione, nel Padiglione Italia. E non sanno, le nipotine, quanto coraggio e quanto impegno c'è dietro quella piccola scultura esposta a Milano. «Se penso a tutto quello che ho fatto, mi sembra irreale. Paradossalmente quelli che potevano essere gli elementi di svantaggio, il fatto di essere donna e fare impresa al sud, si sono rivelati i miei punti di forza. Ero l'unica donna, una voce fuori dal coro. La mia presenza destava stupore, all'inizio, e poi ammirazione. Si sentivano tutti spiazzati e mi portavano rispetto».
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Le scatoline
Pina Mengano Amarelli, 74 anni, presidente dell'azienda che produce la liquirizia pura più famosa al mondo. Le scatoline di metallo con le immagini degli archivi di famiglia, da lei inventate, hanno conquistato l'Europa, gli Stati Uniti, l'Australia, il Brasile, il Canada, il Giappone, la Russia e il Medio Oriente. «E pensare che quando sono arrivata in Calabria, a Rossano, nel 1969 dopo il matrimonio, pensavo di restarci poco. Mi ero laureata in giurisprudenza con l'idea della magistratura, poi avevo cominciato a fare l'avvocato e l'assistente universitario all'istituto di diritto romano dell'università di Napoli. Una volta venuta a Rossano, essendo giornalista oltre che avvocato, ho iniziato a occuparmi della comunicazione nell'azienda della famiglia di mio marito Franco dove si produce liquirizia dal 1731». 
Al comando
Dopo la morte del cognato Giorgio, il suocero la chiama ad affiancarlo alla guida dell'impresa. «Negli anni Ottanta in Calabria non esistevano donne che erano il volto di un'azienda. Io rappresentavo un'eccezione e questo attirava molto interesse. In realtà c'era già stata in famiglia, agli inizi del Novecento, una donna al comando della fabbrica di liquirizia: Giuseppina Amarelli. Il padre aveva lasciato i latifondi più redditizi ai tre figli maschi e a lei la fabbrica, considerandola un'attività secondaria. Giuseppina aveva studiato Giurisprudenza a Napoli ma non aveva finito perché a quei tempi non stava bene per una donna di buona famiglia laurearsi. E nello stemma di famiglia ci sono delle stelle che rappresentano l'intelligenza femminile».
Le sfide
Pina Amarelli crea le scatoline icone del brand, «prima le liquirizie le vendevamo nelle bustine di plastica, ma nelle borse si aprivano e così ho pensato a un'altra confezione». Vince premi su premi e accumula incarichi, dalla Confindustria al cda del Sole24 ore, dall'università Federico II alla presidenza della Banca regionale di sviluppo. Unica donna nominata nel 2002  al vertice internazionale di Les Hènokiens, un'associazione  che raccoglie le imprese familiari, ambasciatrice italiana di Chanel nel 1998. Nel 2001 fonda il Museo della liquirizia, nella dimora quattrocentesca della famiglia dove hanno ancora sede gli uffici. Tante sfide negli anni (erano 70 le fabbriche di liquirizia a Rossano, adesso c'è solo Amarelli) e l'idea fissa di puntare sull'innovazione per crescere. E di trasformare le radici in una miniera: pasta alla liquirizia, ma anche sale, cioccolato, birra, crema, mandorle. C'è anche il dentifricio Amarelli alla liquirizia, piace ai cinesi.
La fiducia
«Il segreto del mio successo? Non c'è. Avevo solo la voglia di realizzarmi e non mi sono mai sentiva inferiore a nessuno. Ho creduto in me stessa. Alle ragazze suggerisco: abbiate fiducia nelle vostre capacità e non sgomitate, studiate e imparate ad avere una visione ampia. Con la preparazione, la caparbietà e senza l'astio di voler superare gli uomini si può arrivare lontano. L'unica vera rivoluzione che abbiamo avuto in Italia è quella delle donne. É vero,  ancora poche vengono nominate amministratore delegato. Ma questo è l'unico scoglio da superare e non manca molto» 

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