Fine vita, Cappato: «L'intervento del Vaticano è un attacco frontale al legislatore»

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Claudia Guasco
«Un attacco frontale al legislatore». Con la lettera “Samaritanus bonus”, la Congregazione vaticana per la dottrina della fede fornisce «un contributo alla violazione delle leggi dello Stato italiano e alla negazione del diritto all’autodeterminazione dei malattia», riflette Marco Cappato. Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha accompagnato in una clinica svizzera Dj Fabo, è stato processato e assolto per aiuto al suicidio con un passaggio intermedio: i giudici hanno inviato gli atti alla Corte costituzionale, che ha chiesto al parlamento di intervenire per colmare il vuoto legislativo. «E ora che il disegno di legge sta per approdare in aula, arriva l’affondo. Addirittura si spaventano i malati», afferma Cappato.
Dunque la tempistica non è casuale.
«C’è una legge di iniziativa popolare che attende di essere discussa da oltre sette anni, è stata presentata 13 settembre 2013. L’impegno dei capigruppo è di calendarizzarla a ottobre e la previsione è che entro il 2020 la Camera approvi la proposta di legge sul fine vita. A fronte di questo annuncio, il Vaticano ha dovuto intervenire. La lettera “Samaritanus bonus” rappresenta un atto di sfida esplicito e frontale contro le sentenze della Corte costituzionale che hanno legalizzato in Italia il suicidio assistito in determinate condizioni e che hanno per due volte richiamato il Parlamento a intervenire per legiferare».
La Santa Sede afferma che l’eutanasia è un crimine contro la vita umana.
«Il Vaticano ha tutta la libertà di esprimersi su qualsiasi tema, tuttavia qui arriva a definire complici non solo coloro che aiutano i malati a interrompere la propria vita, ma anche i Parlamentari che approvano leggi sull’eutanasia e il suicidio assistito. Con il consenso del Papa, l’ex Sant’Uffizio arriva a spaventare i malati terminali, sostenendo che una persona che si sia registrata in un’associazione per ricevere l’eutanasia deve mostrare il proposito di annullare tale iscrizione prima di ricevere i sacramenti».
Sulle cure palliative le posizioni erano condivise.
«Su queste siamo tutti d’accordo. Quello che il Vaticano fa finta di non sapere è che non sempre sono sufficienti: quando c’è una richiesta di eutanasia, a volte può essere una domanda di aiuto disperata che può trovare altre risposte. Magari il paziente non riceve cure palliative adeguate. Ma se si tiene tutto in clandestinità non si ha contezza dei reali bisogni dei malati, delle differenti situazioni. Per questo è necessario l’intervento del legislatore. Con Mina Welby e Gustavo Fraticelli continuiamo l’azione di disobbedienza civile, come abbiamo fatto con le oltre 1.000 persone - cattolici e non - che si sono rivolte a noi finora per ottenere aiuto a morire. Il XVII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, che si apre online venerdì 25 settembre, discuterà le nuove iniziative da assumere per aiutare i cittadini italiani ad accedere all’aiuto alla morte volontaria seguendo le indicazioni della Corte costituzionale e per richiamare il Parlamento alle proprie responsabilità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA