Santa Marinella, violenze sessuali su minori nella casa-famiglia: cinque indagati

Mercoledì 13 Maggio 2015
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La Squadra Mobile della Questura di Roma ha eseguito cinque misure cautelari, di cui una agli arresti domiciliari e quattro divieti di dimora, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di maltrattamenti aggravati, violenza sessuale aggravata e lesioni aggravate. I reati sono stati commessi all'interno di una casa famiglia a Santa Marinella, vicino Roma, nei confronti di alcuni minori ospiti della struttura, che è stata chiusa e sequestrata. Destinatari della misure sono il responsabile della casa famiglia e i suoi collaboratori.

Il direttore della struttura, F.T. di 55 anni, è indagato per maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata e si trova attualmente agli arresti domiciliari. Le sue 4 collaboratrici, indagate per maltrattamenti aggravati, sono state sottoposte alla misura cautelare del divieto di dimora presso la suddetta struttura. Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione di un'assistente sociale e di una tutrice minorile, allertate da quanto raccontato loro da una minore ospite della casa famiglia. Le vessazioni avvenute presso il centro di Santa Marinella, un'associazione onlus deputata all'accoglienza di minori provenienti da situazioni personali o familiari particolarmente difficili o disagiate, sono sfociate in maltrattamenti di ogni tipo: dalle ingiurie, alle aggressioni fisiche e verbali degli operatori, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto e psicofarmaci - del tipo sedativi e tranquillanti - senza alcuna prescrizione medica. Oltre a palpeggiamenti ad opera del titolare della struttura, responsabile anche di aver procurato delle lesioni a una delle minori ospiti del centro. Le misure sono state emesse dal GIP di Civitavecchia su richiesta della stessa Procura.

IL VIDEO

Tra gli elementi a disposizione degli investigatori anche un video, girato da una ragazza con il cellulare, delle violenze che avvenivano all'interno della casa famiglia. Nel filmato si vedrebbe un altro giovane ospite picchiato dagli operatori della struttura, gestita da un'associazione onlus. Le indagini della Squadra Mobile sono partite circa un anno fa dopo la denuncia di una assistente sociale che ha raccolto lo sfogo di una ragazza del centro, che ospitava ragazzi tra i 14 e i 17 anni, con situazioni personali e familiari problematiche. A finire ai domiciliari il direttore, uno psicologo di 55 anni, mentre la moglie e altre tre operatrici sono state sottoposte a divieto di dimora nella struttura.

LE REAZIONI

«Mi auguro che si faccia luce quanto prima su quanto accaduto nella casa famiglia Il monello mare di Santa Marinella, vicino Roma: gli abusi sessuali e i maltrattamenti nei confronti di alcuni minori, che sono ospitati nella struttura, rappresentano una pagina vergognosa per un Paese civile». Lo dichiara, in una nota, la deputata del Pd e responsabile nazionale del partito per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vanna Iori. «Quanto è accaduto impone la necessità di mettere in campo controlli più accurati sulle case famiglia, alle quali fanno capo responsabilità enormi, come l'accoglienza, l'educazione e l'assistenza dei minori che già hanno sofferto l'allontanamento dalla famiglia», sottolinea Iori. «Insieme a controlli più accurati occorre poi garantire che gli educatori che lavorano all'interno di queste strutture abbiano un profilo professionale adatto al lavoro che devono svolgere: non ci si improvvisa educatori», aggiunge la deputata del Pd. «Oltre a esprimere un sentimento di condanna nei confronti di quello che è accaduto nella casa famiglia di Santa Marinella, credo che sia fondamentale lavorare attivamente in una prospettiva di prevenzione per evitare il rischio che il minore sia tradito proprio da chi dovrebbe accudirlo e tutelarlo», conclude la responsabile nazionale del Pd per l'infanzia e l'adolescenza.

«L a notizia dei maltrattamenti e delle violenze sessuali su minori ospitati in casa famiglia è drammatica e inquietante, ancora più grave che sia avvenuto in una struttura dove i bambini dovrebbero essere protetti e curati. L'arresto dei 5 operatori mette in evidenza come l'allontanamento dei 'carneficì debba essere esemplare, ma non basta». Lo afferma in una nota l'onorevole Paola Binetti, di Area popolare. «Ho proposto, da tempo, alle Commissioni affari sociali e Giustizia della Camera una indagine conoscitiva sulle case famiglia in cui vengono accolti questi bambini. Sono molti gli aspetti che vanno approfonditi. La diagnosi con cui li si sottrae alle famiglie e li si colloca in queste strutture, per un tempo incomprensibilmente lungo, è priva di fondamento scientifico. Tutt'altro che documentate, poi, le prassi per cui vengono mantenuti in queste strutture, al di là di ogni ragionevole argomentazione, senza un orizzonte chiaro del senso e del significato della. Enormi, poi, gli interessi economici che sembrano girare intorno a queste strutture, spesso blindate e difficili da conoscere in dettaglio - spiega Paola Binetti - Per questo, auspico che il Parlamento avvii presto un'indagine sulla condizione dei minori affidati alle case famiglia. È urgente distinguere le buone case famiglia da quelle che non lo sono, i buoni operatori da coloro che non lo sono e lavorare per ridurre al massimo i tempi di permanenza dei bambini al loro interno, facilitando il ritorno a casa, l'affido intra-familiare e tutte quelle misure che restituiscono al bambino una vera e propria famiglia, a cominciare dalla loro».

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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