Castellitto jr è Totti set al teatro Marcello

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T-shirt e bermuda, qualche jeans lungo, fazzoletti in testa, scarpe da ginnastica rigorose. Le comparse, decine e decine, si preparano all’ombra del Teatro Marcello, in piena area archeologica. Resistono al caldo (fino a 42 gradi ieri), complice l’emozione e il divertimento. Ascoltano le indicazioni della troupe, si preparano ad entrare in scena. Davanti a loro compare Pietro Castellitto (illustre figlio di Sergio). Anche lui, per esigenzedicopione, in tuta(felpacon tanto di cappuccio), il sudore fa brillare il suo bel volto incorniciato dai lunghi capelli. Sono circa le 10. Ciak,motore e azione. Scatta la lunga corsa per via del Teatro Marcello, set naturale della serie tv dedicata a Francesco Totti, dal titolo “Speravo de morì prima” (lo striscione apparso in curva il giorno dell’addio). Mega produzione in sei puntate,di Sky e WildSide con la regia di Luca Ribuoli.

Seconda settimana di riprese (si continuerà per altre undici,sparse per Roma). Tratta dall’autobiografia del Capitano, rievoca gli ultimi due anni di carriera dell’Ottavo Re di Roma, in cui Greta Scarano interpreta Ilary Blasi. Si vedrà nel 2021. E via di corsa. Castellitto/Totti schizza lungo il viale, verso l’Ara Coeli.

Dietro, lo seguono le centinaia di comparse in delirio (chissà se non si voglia citare la scena memorabile di Forrest Gump runner in giro per gli Stati Uniti con stuolo di fedeli).Le telecamere montate sulle macchine riprendono la scena corale. Allo stop del regista scattano gli applausi di cuore per una scena d’azione emozionante che ha coinvolto il cuore di Roma. Trucco e parrucco (e refrigerio) allestito tra il Portico d’Ottavia e piazza Campitelli. Una pausa (Pietrosi toglie la felpa, riguarda la scena in video, parla con i tecnici) e via si ripete. Lui, Castellitto/Totti è pronto a correre di nuovo. Il fisico lo aiuta perfettamente per la parte. Parola di Totti. Come diceva nel suo promo della serie in cui snocciolava somiglianze e diete ipocaloriche da condividere con l’attore.

di Laura Larcan

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