Carceri, a Viterbo via al progetto europeo Rehab per migliorare le condizioni di salute dei detenuti

Il carcere di Viterbo
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Giovedì 27 Febbraio 2014, 18:06 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 16:29

L'Europa punta sulla salute nelle carceri e lo fa partendo dall'Italia. Un progetto pilota, ideato dall'Università della Tuscia e dalla Società italiana di medicina e sanità penitenziaria, lavorerà per due anni al miglioramento della comunicazione all'interno degli istituti penitenziari. Sono 265mila euro i fondi messi a disposizione dalla Commissione europea, nell’ambito del programma sull’Apprendimento permanente degli adulti. Due i carceri coinvolti, il Mammagialla di Viterbo e l’Istituto penitenziario IV di Madrid. Oltre agli spagnoli, il progetto vede in azione partners francesi e inglesi.

Obiettivo del progetto Rehab (Removing prison health barriers) è quello di diminuire le diseguaglianze sanitarie all’interno degli istituti penitenziari, di far crescere la motivazione del personale carcerario e di migliorare le condizioni di salute, accrescendo le opportunità di apprendimento e le attività ricreative e riducendo i tassi di recidiva tra detenuti. Per arrivare a ciò verranno realizzati percorsi formativi mirati promuovere una migliore comunicazione tra il personale penitenziario e i detenuti.

"Per la prima volta non si va ad agire sulla salute del detenuto, come spesso si è fatto in passato, ma sul miglioramento dell'ambiente carcerario, andando a intervenire sulle capacità comunicative delle persone che lavorano in carcere e dei detenuti stessi - spiega il dottor Roberto Monarca, presidente della Società di sanità penitenziaria -. L'istituzione penitenziaria è un posto dove lo stress lavorativo raggiunge livelli molto alti, con gravi conseguenze sia sul piano del rendimento professionale sia su quello della salute, basti pensare ai drammatici casi di suicidio".

Non sono rari i casi in cui un detenuto intraprende uno sciopero della fame, o rifiuta una terapia, dopo aver discusso con la guardia del piano o l'infermiere di turno, il tutto a causa di un difetto di comunicazione. Episodi che si accentuano nel momento in cui ci si trova di fronte a persone straniere. La stessa difficoltà si presenta per le guardie, che a volte non riescono ad avere un corretto rapporto con il detenuto, considerato solo come una persona pericolosa da tenere sotto sorveglianza, andando incontro ad uno stress continuo che mina l'ambiente lavorativo.

Rehab prevede la formazione di un gruppo di trainers, che a loro volta andrà a "preparare" agenti, operatori e detenuti. In ogni istituto saranno "istruite" 100 persone tra cui 50 detenuti, 30 agenti, e il resto tra personale sanitario e dell'area psicosociale come educatori, assistenti sociali e psicologi. Saranno gli esperti dell'università della Tuscia e della Simspe a formare questi primi "specialisti" che a loro volta fungeranno da formatori per i diversi operatori.

Il carcere di Viterbo, che prevede anche il regime di massima sicurezza con il 41 bis, attualmente conta 700 detenuti a fronte di una capienza sui 440 posti. “In Europa - spiega Roberto Monarca – sono oltre 2 milioni le persone in stato di detenzione. Il Regno Unito è in cima alla lista dei tassi di reclusione con più di 150 detenuti ogni 100mila abitanti, seguita dalla Spagna (152), dall’Italia (112) e dalla Francia (111).

E, mentre la popolazione carceraria cresce, le condizioni all’interno delle strutture rimangono critiche e debilitanti, sia per i detenuti sia per il personale penitenziario. I detenuti sono sempre più caratterizzati da una preoccupante percentuale di disturbi fisici e psicologici, da una graduale esclusione sociale e da una consistente incidenza di malattie epidemiche. Esistono alti livelli di abuso di sostanze stupefacenti e casi sempre più frequenti di stress-lavoro tra il personale carcerario. La mancanza di una continuità terapeutica tra dentro e fuori le strutture di reclusione, inoltre, richiede un intervento urgente. Per questa ragione il progetto Rehab può rivelarsi di vitale importanza anche alla luce dei risultati che saranno raggiunti e delle indicazioni che potrà fornire a livello europeo”.

L'università della Tuscia ha messo a disposizione il 25% del costo totale del progetto, quale cifra necessaria per poter aderire al bando - spiega la dottoressa Felicetta Ripa dell'ateneo della Tuscia - questo è l'impegno finanziario che la Commissione europea richiede a fronte del finanziamento elargito" .
L'Ateneo è coinvolto con il dipartimento Disucom, dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo, il professor Gianluca Biggio, docente di psicologia delle organizzazioni e responsabile scientifico del progetto sarà responsabile della parte di tutoraggio e coaching per la formazione dei formatori.