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Enrico Letta

La risposta a Prodi/ Riportiamo la politica vicina alla gente

di Enrico Letta
5 Minuti di Lettura
Lunedì 4 Luglio 2022, 00:04

Nessuna omissione: dopo la recente vittoria alle amministrative, l’ultima cosa che intende fare il Pd è chiudere gli occhi o sorvolare sul fenomeno astensione. Bene, anzi, ha fatto Romano Prodi a focalizzarsi sul tema nel suo editoriale domenicale su questo giornale con analisi che condivido e proposte che voglio rilanciare. La disaffezione dei cittadini e la scarsa partecipazione al voto sono evidentemente sintomi di un male più grave e invalidante per la nostra democrazia. Un male peraltro non solo italiano, come da ultimo le legislative francesi hanno confermato. La gravità del fenomeno stride ancor di più se inquadrata nel momento storico in cui ciò avviene. Cresce il disincanto e cala l’affluenza proprio quando in Europa si sostiene la lotta di un popolo, quello ucraino contro il regime di Putin, per difendere la libertà e, appunto, la democrazia. Ripetiamo al mondo, e ci impegniamo a dimostrare, che le democrazie sono meglio delle autocrazie, ma poi, all’appuntamento elettorale, i nostri cittadini ci consegnano tassi di affluenza ai minimi storici. 

La sensazione è straniante e il paradosso drammatico. Il tutto esasperato dalle condizioni di contesto, con i contraccolpi economici e sociali della guerra che incombono sulle nostre comunità. A queste conseguenze la politica, e in particolare il governo Draghi che con convinzione sosteniamo, deve rispondere con efficacia, subito. C’è l’inflazione, che è la tassa più iniqua, ai livelli massimi da quando esiste l’euro. E c’è una società fragile su cui tutto questo si abbatte dopo anni di incremento incontrollato delle disuguaglianze. Molti passi nella giusta direzione sono stati compiuti dal governo. Ma sappiamo che nei prossimi mesi dovremo fare di più. Servono coraggio e ambizione per consegnare ai cittadini strumenti ancora più efficaci per combattere il caro vita, a partire da salari più equi e bollette meno costose. Il fatto che scelte di questa portata siano affrontate in un clima di distacco dei cittadini e di sfiducia verso la politica deve imporci un impegno straordinario per stimolare l’interesse, restituire la fiducia, accompagnare una riscoperta della partecipazione in una dimensione pubblica.

Mettere la testa sotto la sabbia o addirittura presumere che chi non vota dopotutto sia ininfluente, non conti, sarebbe un errore capitale. La non partecipazione genera estraniazione dalla cittadinanza. Questa a sua volta produce una minaccia alle basi stesse del contratto sociale. Le conseguenze possono essere ancora più radicali e vanno prevenute prima che sia troppo tardi. È una questione per noi centrale. L’abbiamo posta sin dall’inizio della mia segreteria e lo dimostra il grande successo del progetto delle Agorà Democratiche che vivrà in autunno il suo approdo. Più di centomila italiani, non solo iscritti ed elettori Pd, hanno partecipato a quasi mille Agorà che hanno prodotto altrettante proposte oggi leggibili e supportabili nella piattaforma www.agorademocratiche.it. Il primo fine settimana di ottobre si svolgeranno i Sassoli Camp in sette luoghi simbolici, da Scilla a Bruxelles, nei quali i cittadini lavoreranno sulle proposte e le parole chiave del progetto Italia 2028, col quale apriremo un grande confronto nel Paese in vista delle elezioni della primavera prossima. 
Roberto Speranza, in una bella intervista ieri su La Stampa, rilancia questo progetto con coraggio e lo ringrazio per questo. La stessa proposta lanciata da Prodi di un largo e approfondito dibattito, settimana dopo settimana, sui grandi temi che appassionano il Paese è l’idea giusta per un percorso di rivitalizzazione della partecipazione che potrebbe essere il cuore del nostro progetto in autunno. 

Ne vivremo una anteprima già prima della pausa estiva e lo faremo intorno al tema dello Ius Scholae, la proposta che con consenso largo e trasversale potrebbe diventare legge e dare a ragazze e ragazzi italianissimi una agognata cittadinanza grazie al percorso scolastico. Qualche giorno fa l’incontro casuale con un insegnante di scuola secondaria mi ha commosso e persuaso ancora di più dell’urgenza di questa norma. Lui, docente di inglese, mi ha invitato a continuare la battaglia in nome di quei valori di civiltà ed equità che la animano. Soprattutto, mi ha raccontato, elencato quasi, i tanti singoli insopportabili casi di disparità e discriminazione che scandiscono la vita quotidiana nelle nostre scuole. Un piccolo esempio su tutti, il problemi dei visti per gli scambi o i viaggi all’estero preclusi a tanti ragazzi, nostri concittadini italiani nei fatti ma non nel passaporto. Fare giorni di dibattito pubblico nel paese sull’utilità di questa norma, per attutire i timori che non hanno ragion d’essere e motivare ancora di più gli argomenti a favore, mi pare un primo simbolico modo per applicare la bella proposta di Romano Prodi. Eppure, tutto questo slancio rischia di essere velleitario se la legge elettorale rimane la stessa. Perché? Perché molta della disaffezione nasce a mio avviso dall’assuefazione a decenni di liste bloccate e di parlamentari nominati dall’alto, dai capi. Se non riusciamo a restituire ai cittadini la selezione dei parlamentari, e dunque un esercizio pieno della propria sovranità, tutto il resto sarà purtroppo insufficiente. 

La conclusione è che rinvigorire la partecipazione e la democrazia è una priorità. Ed è una urgenza per nulla alternativa alle altre questioni sociali ed economiche che investono la vita dei cittadini. Anzi. Se non si riesce a conciliare e a bilanciare le due priorità è impossibile anche solo concepire una concreta uscita dalla crisi. Per noi questo sarà l’impegno principale dei prossimi delicatissimi mesi Da come li gestiremo dipenderanno la qualità della vita di milioni di famiglie e contemporaneamente l’esito delle elezioni del 2023 e il futuro dell’Italia del successivo quinquennio.

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