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Stop all'importazione del carbone dalla Russia: l'elenco completo delle sanzioni imposte finora

Stop all'importazione del carbone dalla Russia: l'elenco completo delle sanzioni imposte finora
di Gabriele Rosana
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Aprile 2022, 10:53 - Ultimo aggiornamento: 13:41

BRUXELLES - «Passo dopo passo arriveremo a colpire anche petrolio e gas». A Bruxelles in tanti sono convinti che è solo «una questione di tempo, perché bisogna aumentare la pressione» sul Cremlino bloccando ogni finanziamento diretto alla sua macchina da guerra. Intanto si comincia infrangendo il tabù energia e sanzionando il carbone, il “protagonista” del quinto pacchetto di misure insieme allo stop a navi e tir: vale 4 miliardi di euro l’anno di import - ed è più semplice da sostituire rispetto a greggio e metano  -, ma la presidente dell’esecutivo Ue Ursula von der Leyen ha assicurato che il lotto «non è l’ultimo». La lista proposta ieri dall’esecutivo Ue e che oggi è sul tavolo dei rappresentanti permanenti dei Ventisette, in attesa dell’annuncio delle misure coordinate insieme a Washington, Londra e gli altri Paesi del G7 è molto dettagliata. Oggi arriveranno l’annuncio di uno stop totale agli investimenti e nuovi nomi di membri dell'élite, mentre ieri gli Usa hanno deciso invece la sospensione della possibilità per Mosca di ripagare il suo debito pubblico in dollari, attingendo alle riserve detenute presso le banche americane: una mossa che spinge di fatto Mosca verso il default.

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Russia, l'elenco completo delle sanzioni Ue

Tra le nuove sanzioni Ue previsto il blocco totale delle transazioni con quattro banche russe, che «rappresentano il 23% del mercato bancario russo»; banche che erano già state scollegate dalla piattaforma internazionale dei pagamenti Swift. C’è anche la Vtb (che ieri ha perso l’8,4% alla Borsa di Mosca), il secondo più importante istituto di credito del Paese. Arriva pure il divieto all’accesso ai porti dell’Ue per le navi russe, con importanti eccezioni tuttavia per i rifornimenti di prodotti agricoli e energetici; misura che sarà estesa pure ai tir di Russia e Bielorussia, così da impedire di fatto la possibilità per l’industria dei due Paesi di rifornirsi via terra di materiali essenziali dai Paesi Ue. 

Previsti poi specifici divieti all’importazione di merci russe per un valore di 5,5 miliardi di euro (in particolare, si tratta di cemento, legno, prodotti ittici e liquori) e di esportazione di prodotti europei per altri 10 miliardi (computer quantistici, microchip e alta tecnologia, per degradare ulteriormente la capacità industriale di Mosca lì dove è più vulnerabile). E per chiudere l’elenco, sarà impedito alle compagnie russe di partecipare ad acquisizioni pubbliche in tutti i Paesi Ue. 

Il quinto pacchetto metterà nel mirino altri oligarchi e membri dell’élite, così come i loro familiari, rendendo possibili nuovi congelamenti di asset, divieti di viaggio in Europa e sequestri di proprietà, come gli yacht, all’estero. Finora sono 877 le persone e 62 le entità commerciali sanzionate, tra cui lo stesso Vladimir Putin.

Ma come si è arrivati a questo punto, ormai dichiaratamente una tappa intermedia di un processo iniziato un mese e mezzo fa? Ecco la cronologia dei precedenti pacchetti. 

Primo pacchetto (23 febbraio). È la risposta immediata non ancora all’invasione, ma al riconoscimento da parte di Putin delle due regioni separatiste dell’est di Donetsk e Lugansk. Sono sanzioni mirate contro i 351 membri della Duma di Stato russa che hanno votato il provvedimento e altri 27 membri dell’élite, mentre si prevedono un embargo commerciale con le due sedicenti repubbliche indipendentiste e le prime limitazioni per Mosca all’accesso ai mercati di capitali. 

Secondo pacchetto (24 febbraio). Al Consiglio europeo straordinario nel giorno dell’inizio della guerra, i leader decidono nuovi limiti per le banche russe, lo stop all’export di beni ad alta tecnologia nel settore energetico (in particolare per la raffinazione del petrolio), militare e aerospaziale. E ancora, poco dopo: una nuova lista di persone ed entità da colpire con misure individuali, tra cui Putin e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov. 

Terzo pacchetto (2 marzo). Arriva l’arma nucleare finanziaria. Sette fra le principali banche russe vengono disconnesse da Swift, il sistema di messaggistica per i pagamenti internazionali: sono Vtb Bank, Bank Rossiya, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf. L’esclusione da Swift impedisce a questi istituti di credito di condurre transazioni finanziarie in tutto il mondo in modo rapido ed efficiente. Salve invece Sberbank, la prima banca nazionale, e Gazprombank, di proprietà del monopolista di Stato dell’energia, usata per i pagamenti delle forniture di gas. 

Vietate poi le transazioni con la Banca centrale russa e deciso lo “spegnimento” nell’Ue di due media russi accusati di propaganda filo-regime e di organizzare la disinformazione in Europa: Sputnik e Russia Today. 

Visto il sostegno dato dalla Bielorussia all’aggressione russa, nei giorni seguenti la lista viene ampliata in modo da disconnettere da Swift anche tre banche di Minsk, vietare gli scambi con la Banca centrale e imporre l’embargo a una serie di esportazioni strategiche del Paese, in particolare i fertilizzanti. 

Quarto pacchetto (15 marzo). Ci si avvicina all’ambito energetico, sospendendo i nuovi investimenti nel settore, ma anche la prestazione di servizi di dating del credito e operazioni con varie imprese statali. Per colpire la base industriale russa, ma pure élite e oligarchi, poi, vengono imposte restrizioni commerciali per i prodotti siderurgici e i beni di lusso. 

La questione sanzioni secondarie. Non sono state ancora discusse seriamente dagli alleati occidentali, ma il pressing degli Stati Uniti è forte, ma gli europei per ora resistono: si tratta delle misure in grado di colpire non più solo la Russia, ma tutte quelle imprese straniere che decidano di continuare a fare affari (e garantire flusso di cassa) a Mosca. Si tratta di un’opzione esplosiva in grado di mettere in ginocchio il commercio globale, visto che tra chi continua a intrattenere (e ad incrementare) scambi con la Russia ci sono non solo l’India e il Pakistan, ma soprattutto la Cina, che è il primo partner commerciale tanto Ue quanto Usa.

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