Luigi Marattin a TLB: Capogruppo PD Commissione Bilancio Camera su provvedimenti Governo

Lunedì 4 Febbraio 2019
(Teleborsa) - Luigi Marattin, docente di Economia politica all'Università di Bologna ed ex Consigliere economico di Palazzo Chigi nei Governi Renzi e Gentiloni, è oggi Capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera per il Partito Democratico. In attesa che prenda piede l'iter di conversione in Legge del così detto "Decretone" su "Reddito di Cittadinanza" e "Quota 100", e nel pieno dei lavori sul Decreto Semplificazione approdato in Aula a Montecitorio lo scorso 31 gennaio, Marattin spiega a Teleborsa il proprio punto di vista sui provvedimenti inseriti nell'ultima Legge di Bilancio dal Governo gialloverde.

Onorevole Marattin, lo scorso 31 gennaio l'Istat ha pubblicato i dati provvisori relativi al PIL italiano nel quarto trimestre dello scorso anno. Dopo la contrazione dello 0,1% nel periodo compreso tra luglio e settembre, l'indice di crescita è andato ancora una volta sottozero nel quarto trimestre, segnando -0,2% e aprendo le porte ad una recessione tecnica. Per tutta risposta, il vice Presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha accusato il suo partito di aver mentito e di non aver mai portato l'Italia fuori dalla crisi economica. Cosa risponde a Di Maio?

Che il Pd ha preso in mano il Governo del paese all'indomani della più incisiva crisi economica della sua storia (quella 2008-2013), superiore persino a quella del 1929. E lo ha lasciato a metà 2018. In questo lasso di tempo il Pil è cresciuto ininterrottamente per 4 anni (recuperando circa metà del reddito perso durante la crisi), la pressione fiscale si è ridotta dal 43,6% al 42% (41,4% se consideriamo gli 80 euro), l'occupazione è aumentata di più di un milione di unità, il deficit si è ridotto di un terzo. Queste non sono opinioni, sono fatti certificati anche dall'attuale Governo. Da quando sono arrivati Di Maio e Salvini, invece, l'economia è andata in decrescita, si sono persi 123 mila posti di lavoro a tempo indeterminato, i precari sono aumentati di 84 Mila unità, e hanno fatto una Legge di Bilancio che nel 2019 aumenta la pressione fiscale dello 0,4% e diminuisce gli investimenti pubblici di un miliardo di euro. Di fronte a questi fatto, gli italiani, che non sono sprovveduti, possono farsi un'idea piuttosto accurata da soli.

Se la crescita economica stenta a ingranare, le due misure cardine del Contratto di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle scaldano i motori. Convertite in Legge lo scorso 17 gennaio, "Reddito di Cittadinanza" e "Quota 100" attendono ora l'esame da parte del Parlamento. Onorevole, concentrando l'attenzione sul "Reddito di Cittadinanza", crede che questo possa essere il propulsore giusto per far tornare a crescere l'economia del Paese?

No. Non penso si sia mai visto un Paese che cresce pagando la gente per non lavorare. Non si dica che il Pd è contro la lotta alla povertà: se l'Italia non è più l'unico Paese europeo a non avere uno strumento universale di contrasto alla povertà lo si deve al Pd, che ha introdotto dal 1 gennaio 2018, mentre le statistiche sui 5 milioni di poveri si riferiscono al 2017, il Reddito di Inclusione (anche se con troppa lentezza e con insufficienti risorse, che ammontano comunque a 2,5 mld). Se al Governo fosse interessata davvero la lotta alla povertà, avrebbe potenziato quello strumento, invece di buttarlo a mare e sostituirlo con uno confuso, pasticciato e che cerca di raggiungere con una sola iniziativa (il reddito di cittadinanza) quattro obiettivi diversi (povertà, ammortizzatori sociali, formazione professionale e aumento dei salari più bassi).

Il "Reddito di Cittadinanza" traccia il perimetro del nuovo welfare italiano, riscrivendo per filo e per segno anche le politiche del lavoro. A tal proposito le chiedo, quanto sono nuove queste misure? E soprattutto, secondo lei, quanto sono applicabili oggi?

Come dicevo prima, è profondamente sbagliato voler mischiare in questo modo esigenze diverse e, soprattutto, pensare di poterle soddisfare con un unico strumento, tanto più se disegnato male. L'esigenza di offrire un sostegno temporaneo al reddito per chi perde un lavoro noi l'avevamo soddisfatta introducendo la Naspi, il nuovo sussidio di disoccupazione esteso anche a chi prima non ne aveva diritto. L'esigenza di investire risorse in modo efficiente per la riqualificazione professionale di un disoccupato noi la volevamo cogliere con l'assegno di ricollocazione che, se fosse passato il Referendum del 4 dicembre 2016 che riportava la competenza "lavoro" allo Stato, avrebbe rivoluzionato il mondo della formazione professionale. E l'esigenza di alzare i salari più bassi la volevamo cogliere con una massiccia riduzione di tasse sul lavoro. Il mondo del lavoro è un pianeta complesso, ad ogni esigenza va attribuito uno specifico strumento.

In attesa che il così detto "Decretone" approdi in Parlamento, nei giorni scorsi il DL 135/2018, o più semplicemente Decreto Semplificazione, ha incassato l'ok del Senato, passando così all'esame della Camera. Diverse sono state le battaglie sul Decreto Semplificazione combattute dal PD. A questo proposito, dovendo fare un bilancio, come considera l'ultima lettura del testo giunto oggi a Montecitorio?

È un collage di misure microsettoriali moderatamente inutili e senza un disegno organico che renda davvero più semplice la vita per cittadini e imprese. In più, interviene sulla Legge di Bilancio 2019 approvata circa un mese fa. Il che dimostra che al Governo vi sono individui che non hanno la minima idea di dove stanno andando e di cosa serva davvero al Paese: se fai una Legge di Bilancio a fine dicembre e a metà gennaio la cambi o la correggi, che deve pensare chi ci presta 400 miliardi all'anno?

Intanto, si avvicina la data delle primarie del Partito Democratico. A seguire le elezioni europee. Onorevole, mi sorge spontaneo chiederle, cosa vede nel futuro del PD?

Vedo un bivio. Se il Pd continuerà ad essere così com'è, non andrà da nessuna parte. Se invece riuscirà a essere il motore di un'offerta politica radicalmente nuova che si contrapponga in toto ai populismi, sia di casa nostra che internazionali, se riuscirà a costruire una piattaforma programmatica forte, adeguata al nostro tempo e fatta di messaggi chiari, se saprà rispettare la democrazia interna evitando di demolire ogni leader meglio di come farebbero gli avversari, e saprà dotarsi di una classe dirigente autorevole, allora per le tante persone serie di questo Paese ci sarà la speranza di non rassegnarsi a vedere l'Italia in mano ai cialtroni ancora a lungo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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