Levi Strauss torna a Wall Street: esordio col botto (+32%)

Giovedì 21 Marzo 2019
Levi Strauss torna in Borsa a Wall Street e debutta col botto. Il gruppo americano che produce i famosi jeans vola in avvio di contrattazioni: il prezzo di apertura è stato di 22,22 dollari, decisamente al di sopra dei 17 dollari fissati nell'initial public offering. E la corsa al rialzo non si è fermata, con guadagni del 35% nei primi minuti di scambi. Un rialzo che in chiusura si è attestato al 32% a 22,5 dollari. Un balzo che lascia ben sperare gli investitori in vista della lunga fila di ipo attese per il 2019, da Uber a Lyft, per le quali sono previste valutazioni record, fino a 120 miliardi di dollari per l'app di auto con conducente.

Le azioni del'azienda statunitense erano state valutate 17 dollari per azione per il collocamento, sopra la forchetta indicata tra 14 e 16 dollari. Levi Strauss è stata così valutata 6,55 miliardi di dollari. Con lo sbarco in borsa i soci puntano a raccogliere fino a 587 milioni di dollari. Levi Strauss intende usare i fondi raccolti con la quotazione per «acquisizioni e investimenti strategici, anche se al momento non ci sono piani».

L'azienda di San Francisco, che sbarca al New York Stock Exchange (Nyse) con il simbolo Levi, torna sul mercato dopo una prima quotazione avvenuta nel 1971. Il gruppo californiano si quotò raccogliendo 50 milioni di dollari, ma un periodo di crisi e profitti in calo costrinsero i soci a un'operazione di leveraged buyout da 1,7 miliardi di dollari che portò nel 1984 al delisting del titolo.

Le azioni in vendita - emerge dai documenti depositati alla Sec - saranno circa 36,7 milioni: a cederle sono soprattutto gli azionisti esistenti, che ne venderanno 27,2 milioni. Numeri importanti per una società alle prese con un'agguerrita concorrenza non solo da altri produttori di jeans ma dal boom dell'abbigliamento "athleisure", ovvero la tendenza fashion in cui gli abiti disegnati per le attività sportive vengono usati tutti i giorni, dal posto di lavoro agli eventi sociali.

Levi Strauss si mostra però ottimista: dopo un 2018 con ricavi in crescita del 14% a 5,6 miliardi di dollari su un utile
in aumento a 283,1 milioni, il colosso dei jeans prevede un primo trimestre in accelerazione. I ricavi sono attesi fra 1,4 e 1,43 miliardi, in crescita rispetto agli 1,34 dei tre mesi precedenti, mentre l'utile è previsto fra i 130 e 146 milioni, in netto miglioramento rispetto a un rosso di 18,6 milioni nello stesso periodo dell'anno scorso. L'ottimismo è dettato anche dal modello di vendite 'omni-retail', nel quale le vendite fisiche e online vanno a braccetto.

Levi's ha inventato i jeans nel 1873, diventando un'icona della storia americana. Inizialmente uniforme dei cowboy e dei minatori, i jeans sono sbarcati a Hollywood con Marlon Brando e diventati negli anni 1960 «l'uniforme de facto degli hippie». Abbracciati dai giovani di Woodstock prima di diventare un fenomeno nazionale, i jeans hanno poi conquistato il mondo. Nei suoi 165 anni di storia, Levi's ha approfittato del boom della sua creatura, per poi finire nel dimenticatoio non riuscendo a cogliere i cambi dei gusti dei consumatori e con l'ascesa dei marchi premium che l'hanno offuscata. Ora il gruppo, più forte e moderno, riprova a imporsi, e lo fa con il ritorno a Wall Street come primo passo.

  Ultimo aggiornamento: 21:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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