Giustizia, via libera della Camera a riforma Csm: separazione funzioni e stop alle "porte girevoli"

Giustizia, via libera della Camera a riforma Csm: separazione funzioni e stop alle "porte girevoli"
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Mercoledì 27 Aprile 2022, 09:00

(Teleborsa) - È arrivato il via libera della Camera alla riforma dell'ordinamento giudiziario e del Csm con l'approvazione del disegno di legge "Deleghe al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura". Il testo, che a Montecitorio ha incassato 328 voti a favore, 41 contrari e 25 astenuti, passa ora all'esame del Senato.

Tra le principali novità, le norme sui magistrati fuori ruolo, la separazione delle funzioni, il sistema elettorale del Csm. I magistrati che verranno eletti in Parlamento o che assumeranno incarichi di governo (ministro o sottosegretario), una volta cessati dalla carica, non rientreranno nella magistratura bensì saranno collocati fuori ruolo presso le amministrazioni pubbliche. I magistrati che assumono ruoli apicali (ad esempio Capo di Gabinetto di un ministro), una volta cessata la carica rimarranno per un anno fuori ruolo e per i successivi tre anni non potranno avere incarichi direttivi o semidirettivi. Infine i magistrati che si candidano ma non vengono eletti non possono esercitare nelle regioni dove si sono candidati.

"Grazie a tutti per il dibattito che ha accompagnato l'iter di questa riforma. Siamo a un passaggio importante. Ho ascoltato attentamente tutte le affermazioni fatte. Abbiamo proposto la riforma migliore possibile ben consapevoli che tutto è perfettibile" ha commentato la ministra della Giustizia Marta Cartabia.

''Un primo passo, un passo importante. Ora attendiamo fiduciosi le valutazioni e l'approvazione da parte del Senato' – ha affermato il vicepresidente del Csm David Ermini –. È una riforma sicuramente necessaria e urgente, non solo per segnare il cambio di passo rispetto al passato, ma soprattutto per dare compiutezza all'ampio percorso riformatore della giustizia avviato in questi anni''.

SISTEMA ELETTORALE CSM – Dopo una modifica chiesta dalla Lega in commissione che introducesse il sorteggio dei distretti di Corte d'Appello, per formare i collegi in Aula si è tornati al sistema proposto dalla ministra Cartabia. I collegi sono determinati con decreto del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore della magistratura, emanato almeno quattro mesi prima del giorno fissato per le elezioni, tenendo conto dell'esigenza di garantire che tutti i magistrati del singolo distretto di corte d'appello siano inclusi nel medesimo collegio e che vi sia continuità territoriale tra i distretti inclusi nei singoli collegi, salva la possibilità, al fine di garantire la composizione numericamente equivalente del corpo elettorale dei diversi collegi, di sottrarre dai singoli distretti uno o più uffici per aggregarli al collegio territorialmente più vicino. Collegi binominali, che eleggono due componenti del CSM l'uno, ma si prevede per i giudicanti una distribuzione proporzionale di 5 seggi a livello nazionale (incrementata la quota proporzionale rispetto alle proposte iniziali sul recupero dei cd 'migliori terzi') e per i requirenti il recupero di 1 miglior terzo. La composizione del Consiglio: 30 membri (3 di diritto: Presidente della Repubblica; Primo Presidente di Cassazione; procuratore generale Cassazione; 20 togati; 10 laici) 20 togati (2 legittimità; 5 pm; 13 giudicanti). Un punto molto importante riguarda le candidature. Non sono infatti previste le liste. Il sistema si basa, infatti, su candidature individuali. E' previsto inoltre che vi siano un minimo di 6 candidati in ogni collegio binominale, di cui almeno la metà del genere meno rappresentato. Nel caso non arrivino candidature spontanee o non si garantisce la parità di genere si integra con sorteggio per arrivare al minimo dei candidati previsti. Sorteggio previsto anche per riequilibrare le candidature del genere meno rappresentato.

LE NOMINE – Cambiano le regole per l'assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi. il Csm dovrà procedere alle nomine in base all'ordine cronologico delle scoperture. Vengono introdotte norme di trasparenza: saranno pubblicati online gli atti e i curriculum. Inoltre si prevede l'obbligo di audizione obbligatoria di non meno di 3 candidati per il posto da assegnare.

STOP ALLE PORTE GIREVOLI – Divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, come invece possibile oggi. Questo divieto vale sia per cariche elettive nazionali e locali, sia per gli incarichi di governo nazionali/regionali e locali. Previsto l'obbligo di collocarsi in aspettativa (senza assegni in caso di incarichi locali) per l'assunzione dell'incarico (oggi, almeno in alcuni casi, c'è cumulo di indennità con stipendio del magistrato). Si introducono in questo modo divieti che impediscono il ripetersi di casi di magistrati che svolgano in contemporanea funzioni giurisdizionali e incarichi politici, anche se in altro territorio.

CARICHE ELETTIVE – I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive di qualunque tipo al termine del mandato non possono più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale.

LIMITI AI PASSAGGI DI FUNZIONE – Sarà possibile un solo passaggio di funzione tra requirenti e giudicante nel penale entro i 10 anni dall'assegnazione della prima sede.

IL FASCICOLO PERSONALE – Attualmente, ad ogni valutazione di professionalità (ogni 4 anni), il magistrato deve inviare al Consiglio giudiziario - e poi al Csm - provvedimenti a campione sull'attività da lui svolta e statistiche relative alle attività proprie e comparate a quelle dell'ufficio di appartenenza. Con la riforma, si prevede l'implementazione annuale (non più ogni 4 anni) di questa misura. Il fascicolo contiene dati, non valutazioni di merito: la ratio, viene spiegato, è quella di una fotografia complessiva del lavoro svolto dal magistrato, non un giudizio sui singoli provvedimenti.

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