Manovra, Savona: 2019 può essere drammatico per l'Europa. Macron punta a un deficit al 2,8% noi staremo ben sotto

Martedì 25 Settembre 2018
Il presidente francese Macron ha detto ieri che il deficit-Pil francese sarà al 2,8%. La nostra discussione su quel rapporto «è ben al di sotto, poi la realtà la vedremo tra qualche giorno». Lo ha detto il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, alle Commissioni riunite Politiche dell'Ue di Camera e Senat, sottolineando che il «fianco scoperto del nostro paese è il debito pubblico», ha aggiunto.

Flessibilità, investimenti, infrastrutture, immigrazione. Sono i temi principali trattati dal ministro per gli Affari Europei nel corso dell'audizione sulle prospettive di riforma dell'Unione europea. Il ministro ha esposto il documento inoltrato a Bruxelles nei giorni scorsi intitolato "Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa". Il documento analizza tre argomenti: l'architettura istituzionale della politica monetaria; l'architettura istituzionale della politica fiscale; le regole della competizione in relazione agli aiuti di Stato.

"Servono regole di convivenza in Europa per il bene comune - ha detto Savona - regole che sono espresse all'articolo 3 del Testo Unico europeo. Servono principi di sussidiarietà e di proporzionalità degli interventi. I parametri fiscali sono nati per superare i problemi di ingovernabilità: se la politica fiscale fosse di esclusiva competenza degli Stati nazionali, e le politiche fiscali andassero in contrasto con il mercato unico europeo e con la moneta unica, ciò potrebbe far nascere problemi di ingovernabilità. Il parametro è una legge europea: non essendoci un parlamento che fa le leggi, e non essendoci una commissione che ha poteri di governo, la sovranità fiscale è lasciata in mano a singoli Paesi sotto il vincolo europeo il cui obiettivo UE è la piena occupazione e il benessere sociale. Ma il mercato da solo non è in grado di garantire la piena occupazione e il benessere sociale, quindi vi è l'indispensabilità dell'intervento dello Stato, dunque della politica fiscale, per completare il mercato e garantire gli obiettivi. Il rapporto debito pubblico-PIL è il fianco scoperto del nostro Paese. Serve una diagnosi politica ed economica corretta per poter crescere ed uscire dalla contrapposizione tra politica monetaria UE e politica fiscale nazionale".

La domanda che si pone Savona è "cosa deve fare un governo che ha politica fiscale sotto controllo? Dobbiamo capire quale è il bene migliore per l'Europa. Fatta l'Europa, infatti, dobbiamo costruire gli europei, in questo momento ce ne sono pochi di europei. Un mercato aperto ci ha dato il benessere, abbiamo bisogno di un'economia aperta".

Nel documento spazio anche ai temi dell'immigrazione. "Se l'Italia deve fronteggiare un' immigrazione di massa mantenendo uno stato di diritto, inteso come protezione delle frontiere, e che risponda a criteri etici, deve garantire necessariamente l'accoglienza. Ma chi paga? La risposta può essere una sola: la politica fiscale europea, altrimenti l'Italia, che ha già vincoli derivanti dai parametri fiscali, non può che chiudere le frontiere".

Sui temi relativi alla fiscalità, il Ministro ha sottolineato come "le diversità fiscali devono essere tenute presenti quando si giudicano gli aiuto di Stato. I diversi Paesi non avere un'incidenza fiscale tanto differente, ma deve esserci equità tra Paese e Paese. il discorso tributario va tenuto aperto. Su questo problema l'Europa non ha fatto progressi, c'è ancora iniquità fiscale. Io personalmente non amo la parola flessibilità, il meccanismo non funziona, io piuttosto preferisco parlare di condizioni di base affinché la competizione avvenga correttamente. Le infrastrutture sono fondamentali, ma anche qua c'è un dibattito aperto. Serve attenuare l'idea che creare infrastrutture significhi offrire alla criminalità un canale di penetrazione, o di distruzione dell'ambiente, tutti problemi importanti ma che vanno risolti".

Parlando della fiscalità di sviluppo, Savona ha detto che "si risolve nell' equità tributaria modulabile dalle diverse condizioni di zona. L'area monetaria europea non è ottimale, serve compensare i diversi divari di produttività o di crescita e benessere. La fiscalità di sviluppo non significa pagare meno tasse, ma avere più opportunità per crescere".

Infine, spazio anche gli investimenti: "Serve far crescere gli investimenti privati, incrementando la fiducia nel futuro del sistema. Se si lavora solo dal lato politica dell'offerta, ma non si interviene sulla domanda, non si mobiliteranno mai gli investimenti privati. Anche gli investimenti pubblici sono creazione di ricchezza, se fatti bene, devono entrare nello stato patrimoniale di un Paese, è un asset management, in questo modo parte dell'indebitamento esce fuori da rapporto debito pubblico-PIL, mentre le spese correnti vanno nel bilancio, è un problema di metterci d'accordo sulla contabilizzazione".

"Il 2019 - ha concluso Savona - può essere un anno drammatico per l'Europa, abbiamo infatti elezioni dall'esito incerto, poi la nomina della nuova Commissione UE e del nuovo presidente della BCE, ma allo stesso tempo possiamo trovare un'Europa più forte e più equa. Il Governo italiano assumerà tutte le iniziative per dare vita a un Gruppo di lavoro ad alto livello, composto dai rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento e della Commissione, che esamini la rispondenza dell'architettura istituzionale europea vigente e della politica economica con gli obiettivi di crescita nella stabilità e di piena occupazione esplicitamente previsti nei Trattati. Il Gruppo di lavoro ha lo scopo di sottoporre al Consiglio europeo, prima delle prossime elezioni, suggerimenti utili a perseguire il bene comune, la politeia che manca al futuro dell'Unione e alla coesione tra gli Stati membri". Ultimo aggiornamento: 16:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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