REDDITO DI CITTADINANZA

Reddito di cittadinanza in due tappe, subito aiuti raddoppiati

Domenica 10 Giugno 2018 di Michele Di Branco e Luca Cifoni
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L’obiettivo finale è introdurre il reddito di cittadinanza, come ha confermato il premier Giuseppe Conte chiedendo il voto di fiducia in Parlamento. Ma per concretizzare il cavallo di battaglia della politica economica dei 5 Stelle è necessario procedere per tappe. E la prima tappa è il potenziamento dei Centri per l’impiego da accompagnare però con il rafforzamento dello strumento già in vigore per combattere la povertà, il reddito di inclusione avviato dal governo Gentiloni. È questo lo schema che sta prendendo forma nel governo alle prese con la messa a punto delle strategie per favorire l’espansione del lavoro in Italia. In particolare quello giovanile afflitto da un tasso di disoccupazione del 33%. Dunque in una prima fase, già con la prossima legge di Bilancio, dovrebbero arrivare nuovi fondi, come chiede ripetutamente il presidente dell’Inps, Tito Boeri, non solo per allargare la platea dei beneficiari della Rei, ma anche per migliorare l’entità degli assegni.
IL BENEFICIO
Attualmente la misura, che prevede anche un progetto personalizzato e obbligatorio per aiutare il nucleo familiare ad uscire dallo stato di bisogno, è strutturata su un beneficio economico fino a 187 euro nel caso di componente unico della famiglia e un tetto di 485 euro al mese nel caso di famiglia in difficoltà con almeno cinque persone. Il reddito viene riconosciuto ai nuclei familiari titolari di un Isee non superiore a 6 mila euro e di un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro. E nella scelta delle famiglie da gratificare hanno la priorità quelle con almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata i disabili e le persone over 55 disoccupate. Attualmente circa 250 mila famiglie incassano l’assegno. Che in media ha una consistenza di 300 euro. Ebbene l’obiettivo è quello di arrivare a sostenere un milione di famiglie raddoppiando la consistenza media degli assegni e portandola a quota 600 euro. Un risultato possibile non solo mettendo più soldi sul piatto ma anche rendendo meno stringenti i requisiti necessari per rientrare tra i beneficiari. In parallelo con questa operazione, Palazzo Chigi si prepara a rivoluzionare in due anni i Centri per l’impiego. Le 650 strutture in attività nel Paese (9 mila dipendenti, costo totale: 670 milioni di euro) non stanno producendo risultati soddisfacenti. Circa l’80% dei disoccupati che si affidano a questi organismi dopo un anno è ancora disoccupato. E tra gli occupati, solo il 3% ha trovato il proprio posto grazie ai servizi dei centri pubblici. Insomma, un flop.
Il contratto sottoscritto da M5S e Lega prevede una spesa di 2,1 miliardi per riqualificarli. E fonti tecniche pentastellate tracciano le linee di intervento che saranno messe in campo. Tra le soluzioni individuate, innanzitutto, c’è la creazione di una struttura informatica centralizzata che metta in collegamento tra loro le banche dati presenti in ciascuna Regione. Un passaggio fondamentale per cercare di far crescere i processi di domanda e offerta, che rappresentano un vero tallone d’Achille. Chi è impegnato sul dossier spiega anche che le strutture devono essere migliorate sul piano professionale. “Occorre inserire negli organici figure più qualificate, sociologi, economisti e psicologi capaci di classificare la qualità delle competenze e di dialogare con il mondo delle imprese” viene fatto notare. In questo senso, ovviamente si punta ad assumere migliaia di esperti.
I PALETTI
Un altro dettaglio: nello schema di riforma ci sono una serie di obblighi per chi cerca lavoro come, ad esempio, un limite ai rifiuti che si possono manifestare di fronte ad una opportunità che viene offerta. Ma tra i paletti non troverà posto l’obbligo di accettare destinazioni lavorative eccessivamente lontane dal proprio comune di residenza. 

  Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 14:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA