Giorgio Ursicino
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di Giorgio Ursicino

L'Audi a trazione elettrica vince ad Abu Dhabi: Peterhansel scrive una nuova pagina nella storia dell'auto

L'Audi RS Q e-tron impegnata nell'Abu Dhabi Desert Challenge
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 14 Marzo 2022, 12:08 - Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 10:15

Mancato l’ingresso nella leggenda del motorsport alla Dakar, l’Audi non perde l’appuntamento con la storia ad Abu Dhabi. L’astronave RS Q e-tron a trazione esclusivamente elettrica si impone al Desert Challenge negli Emirati e dimostra l’enorme potenziale della mobilità del futuro anche nelle competizioni. Per il brand bavarese è l’apoteosi. Il blitz all’esordio in Arabia, nella regina delle maratone del deserto, non è in qualche modo riuscito solo per problemi di gioventù e per sfortuna perché appena un mese e mezzo dopo il gioiello dei Quattro Anelli ha trionfato nella seconda prova del Mondiale Raid. Fino a pochi mesi fa nessuno avrebbe scommesso un dollaro che un’auto spinta solo da energia elettrica sarebbe stata in grado di dominare una gara nella quale doti come la robustezza, l’affidabilità e, soprattutto, l’autonomia sono fra le priorità.

Per l’automobilismo si apre un pagina nuova perché la casa di Ingolstadt, specializzata nell’aprire inedite strade con il suo posizionamento “all’avanguardia della tecnica”, s’impone con un’invenzione un po’ folle, piegando rivali equipaggiate con propulsori tradizionali. Un messaggio più forte di quello mandato della Formula 1 nell’era ibrida e, addirittura, di quello della Formula E dove le monoposto “zero emission” si battono fra di loro. È la prima volta, dunque, che gli elettroni battono gli idrocarburi nelle corse di auto e non sarà l’ultima. Fra 3 mesi, infatti, è in programma la terza prova del Campionato in Andalusia ed è quasi certo che l’Audi porterà avanti il suo programma di sviluppo (probabilmente con l’idolo di casa Carlos Sainz) che punta dritto dritto alla prossima Dakar. Vale la pena di ricordare che la RS Q e-tron è equipaggiata con tre motori ad induzione derivati proprio della FE, categoria dove i bavaresi hanno corso per anni conquistando anche il Titolo.

Due propulsori sono sugli assi e svolgono i compiti di trazione, un terzo non ha nessun collegamento con la trasmissione ma ha funzione di “range extender” generando energia per ricaricare la batteria con l’ausilio di un 4 cilindri a benzina (anche questo, chiaramente, non ha nessun collegamento con la trasmissione). A completare la missione eroica c’era un fenomeno sul ponte di comando della belva. A pilotare la gazzella fra le dune è stato “monsieur Dakar”, al secolo Stephane Peterhansel, vincitore di 14 edizioni della gara più massacrante del mondo, 6 in moto e 8 in auto. Un campione nella sua specialità paragonabile ad Hamilton e Loeb, Valentino Rossi e Ogier.

Per Stephane è l’ottava vittoria dal 1996 all’Abu Dhabi Desert Challenge e si sono inchinati anche due maestri come Nasser Al Attiyah e Sébastien Loeb, rispettivamente primo e secondo a gennaio nel deserto d’Arabia. I due questa volta hanno sofferto di guasti ed incidenti da cui sono stati immune il Re e la Principessa tedesca. In una sola tappa delle 5 per quasi duemila chilometri, Peterhansel ha forato una gomma. Nelle altre ha domato gli avversari arrivando al traguardo con un margine di circa mezzora, un bottino da Dakar. Nel Golfo marzo non è gennaio e la temperatura si è spinta oltre i 40 gradi senza impensierire l’Audi che, con l’80% del percorso di dune, ha confermato che sulla sabbia la trazione elettrica ha una marcia in più.

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