Piazza Navona, bando da annullare, i commercianti sul piede di guerra: «Favorita la lobby dei Tredicine»

Domenica 4 Ottobre 2015 di Camilla Mozzetti
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«Tutto cambia affinché nulla cambi». Anche senza licenze poetiche, pare sia questo il destino di piazza Navona, che tornerà a ospitare, dopo un anno di stop, la festa della Befana. Tanto si era promesso perché la manifestazione ritrovasse i fasti originari: una festa per bambini dove tutte le attività, d’intrattenimento e di vendita al pubblico, fossero riservate ai prodotti e alle peculiarità del Natale.



La qualità, con il nuovo bando, avrebbe dovuto giocare un ruolo chiave. Ma il condizionale è d’obbligo, perché all’ufficializzazione del bando da parte del I municipio, Confcommercio e Fipe sono insorte, accusando l’amministrazione di aver partorito una procedura concorsuale che solo formalmente cambierà il volto della festa della Befana. Il motivo? Andiamo per gradi.



I NODI

Il bando prevede che possano chiedere un posteggio solo gli esercenti che al 30 settembre scorso possedevano una concessione di vendita su area pubblica. Nel caso romano la stragrande maggioranza di chi risponde a questo requisito è composta dagli esercenti della lobby dei Tredicine, Monaco e Spada, gli stessi che per anni hanno venduto, proprio a piazza Navona, paccottiglie e panini con porchetta.



«E già su questo appare evidente - sostiene il presidente della Fipe, Fabio Spada - che qualsiasi altro esercente sarà tagliato fuori». Tutto risiede nella forma giuridica della rassegna che, figurando come “fiera” secondo una disposizione comunale, non può riservare postazioni se non a titolari di licenze per commercio su aree pubbliche. Segue poi il criterio di anzianità acquisita: anche in questo caso, a fare i conti sul punteggio che si potrà totalizzare, saranno agevolati proprio i vecchi esercenti: i Tredicine e affini che, con più anni d’anzianità, avranno dieci punti.

Infine, con il requisito della qualità per l’assegnazione dei dodici posteggi per i dolciumi la situazione appare paradossale: prodotti biologici, tipici regionali, per celiaci, da garantire attraverso una mera autocertificazione.



«Nessuno si è posto il problema di chiedere informazioni particolareggiate - dice Spada - su come saranno preparati i prodotti, su quali forniture saranno usate, se, insomma, quel dolce che assaggerò è industriale con un marchio bio o prodotto seguendo procedimenti naturali».



Anche chi otterrà il punteggio massimo, comunque, dovrà scontrarsi con gli esercenti più anziani. Riassumente la situazione il numero uno della Confcommercio, Rosario Cerra: «Con questo bando le vere eccellenze, romane e nazionali, non entrano, la vera rivoluzione, se di ciò si può parlare, riguarda solo la riduzione delle postazioni».

Sul fronte dei cittadini, la presidente dell’associazione Abitanti centro storico, Viviana di Capua, ha chiesto all’assessore alla Legalità, Sabella, di verificare il bando per escludere errori come la “distorsione di concorrenza”.



IL MUNICIPIO

Dal I municipio, il vicepresidente Jacopo Emiliani risponde «che tutto è stato fatto seguendo le normative regionali e statali, che saranno effettuati i controlli, che gli esercenti non potranno avere più di due postazioni ciascuno». Andrebbe appurato, però, quanti dei Tredicine abbiano intanto già ceduto le licenze ad amici e conoscenti. «Abbiamo fatto del nostro meglio - assicura Emiliani - gestendo una situazione che purtroppo non prevede il coinvolgimento del Comune». Già, il Comune. Lo stesso che ha combattuto i camion bar, facendo del ripristino del decoro un vessillo. Pare che all’assessorato al Commercio di Marta Leonori ci siano stati non pochi malumori. Interpellata sulla vicenda, l’assessore dice: «Poteva essere un bando più coraggioso? Difficile dire di no». Ultimo aggiornamento: 21:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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