Omicidio Roma, la lettera del killer dopo avere ucciso Luca: «Dovevo morire io»

di Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci
Sette pagine di messaggi e lettere con le quali spiega perché voleva suicidarsi. Marco Prato le ha scritte di getto mentre ingeriva un’intera boccetta di Minias, un ansiolitico che era stato comprato qualche giorno prima da Manuel Foffo, il complice nell’omicidio del giovanissimo Luca Varani. È un lungo sfogo su come la sua vita sia difficile, qualcosa che passa per il desiderio sempre nutrito di operarsi e diventare donna. Ma la mamma non vuole, la famiglia si oppone, e lui reagisce impazzendo.

Così prova a spiegare alle persone più care le ragioni di un gesto forte, ma trascura nei suoi messaggi di fare anche un minimo accenno al delitto. A quell’omicidio, premeditato ed efferato, che è costato la vita a un ragazzo di 23 anni. Non una parola, non un pentimento. La rimozione totale di qualcosa che, forse, per lui non è contato nulla.

LE AMMISSIONI
Questa mattina, Marco Prato, creatore di eventi gay, 29 anni, buona famiglia, dovrà presentarsi davanti al giudice per le indagini preliminari per essere interrogato. L’avvocato Pasquale Bartolo che lo assiste, vorrebbe farlo rispondere. E lui dal carcere di Regina Coeli dove è in isolamento, guardato a vista, ripete: «Dovevo morire io. Ho fatto una cosa orribile. Sono pentito».

Eppure nei due giorni passati in casa con Manuel Foffo, l’unico pensiero è stato quello di drogarsi e trovare qualcuno da uccidere. E quando ha convinto Luca Varani a raggiungerli a casa, dopo molti tentativi con altri amici, era stravolto dalla cocaina: circa 28 grammi, mischiati con alcool e psicofarmaci per quasi duemila euro di spesa, consumati con il complice. «Vieni - gli ha scritto per attirarlo nella trappola - ci sono 120 euro per te». E la vittima che si prostituiva per guadagnare di più, ha raccolto l’invito. Quando è entrato in casa, Manuel era nascosto. Luca si è spogliato, ha fatto una doccia, poi ha bevuto qualcosa che gli è stato offerto: vodka, alcol e benzodiazepine. Si è sentito male ed è andato in bagno a vomitare. A quel punto i due assassini si sono scambiati un’occhiata di intesa: ok, è lui, ammazziamolo, è stato il segnale. Prato, poi, è entrato in bagno e mentre Varani vomitava, prima di colpirlo, gli ha detto: «Abbiamo deciso che devi morire». 
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Mercoled├Č 9 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 19:43

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 28 commenti presenti
2016-03-09 19:02:29
basterebbe bocciarli nella scuola d' obbligo, mandarli nelle campagne ed edilizia x lavorare e nn portarli alla laurea senza merito.........
2016-03-09 18:59:27
siete subito pronti nel giustificare gli assassini.............
2016-03-09 18:54:10
Sar?. ... ma quelli che ammazzano sono gli uomini. Ergo.....il loro cervello non c'? proprio. Ne a posto ne fuori posto.
2016-03-09 18:48:26
Le avr? ritirate tutte il padre in cambio delle sue comparsate televisive.
2016-03-09 18:41:57
Certo, come no....ma guarda un po il caso.....ha appena commesso un brutale omicidio e subito dopo scrive che sta impazzendo. Strano......E il padre dell'altro che va a fare in tv? ? un poveraccio ma se la doveva risparmiare. Il figlio non si drogava????? Come no....Ma ? uguale. Resta sempre e solo un assassino.
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