Omicidio Roma, viaggio nelle dark room frequentate dai killer

di Marco Pasqua
L'ingresso di quello che sul web viene definito “primo e unico club transgender d'Italia” è un piccolo portoncino, defilato tra due palazzi color crema e caffè, a due passi da piazza Re di Roma. Condominio signorile, dove chi condivide le mura con uno dei locali più trasgressivi della capitale sembra essersi abituato al via vai nelle ore notturne (fino all'alba). I clienti escono dalle loro auto già travestiti, tacchi a spillo, parrucche e audaci gonne aderenti. Tre settimane fa, si era affacciato anche Marco Prato. Anche lui è stato visto entrare en travesti. Perché in questo locale, se si vogliono rimorchiare gli eterosessuali – che erano il pallino del presunto killer di Luca Varani – bisogna necessariamente vestirsi da donna e fare concorrenza alle trans che arrivano da ogni parte di Roma.

POCHE PAROLE Ingresso a 35 euro, tessera obbligatoria (il club è privato), poco spazio per parlare, molto per concludere. Chi scende le scale di questo ritrovo, utilizzato anche dagli scambisti, sa di entrare in un fast food del sesso. Locale angusto, claustrofobico, un bar, un palo per la lap dance e poi il punto forte: i camerini. E' qui che si consumano i rapporti, mordi e fuggi, zero convenevoli, perché anche chiedere un nome può essere maleducato. «Non voglio conoscere, voglio fare sesso. Se vengo qui è perché voglio un corpo», racconta G., uno dei clienti (sedicenti eterosessuali) di questo club. Alcuni vengono visti girare con una bottiglietta d'acqua semi-vuota: l'hanno riempita di Ghb, la droga dello stupro. Aiuta ad abbassare le inibizioni sessuali. Per fare sesso senza pensare troppo. Come nell'altro club privato, dietro alla fermata metro San Giovanni. Anche qui piano seminterrato, un piccolo bar e, nel retro, un grande labirinto, con camerini e dark room. Niente luci, ci si accoppia senza vedere nulla. Alcuni ragazzi – età media sopra i 30 anni - sono già stati in altri club, in un tour del sesso seriale e randomico. «Giriamo per vedere dove trovare la merce migliore», racconta un ragazzo fan del “chem-sex”. Ovvero del sesso consumato dopo aver assunto droghe. Dalla cocaina all'MDMA, la droga dell'amore (ma l’amore è una metafora). A sette chilometri di distanza, alla Magliana, c'è il tempio degli after hour. Un capannone con giardino, ingresso dalle 5.30, quando i corpi sono già saturi di droga e carichi di adrenalina. Ci sono trans, etero e gay, tutti cercano qualcosa.
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Mercoledì 9 Marzo 2016 - Ultimo aggiornamento: 09:17

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 9 commenti presenti
2016-03-09 21:19:59
Janlul ha ragione, ma andare in TV ha anche i suoi risvolti negativi...Il padre non c'ha fatto una bella figura ..Non solo..se pensiamo al delitto di Cogne per esempio, anche in quel caso i familiari si sono precipitati in TV per difendere la sua familiare...Ma alla fine non è servito a nulla. Anzi, a volte andare in televisione è controproducente perché il tubo catodico mette a fuoco dei particolari che altrimenti sfuggirebbero all'occhio nudo. Scrivi qui il tuo commento
2016-03-09 20:50:29
√ą tutto uno schifo, persone senza alcuna dignit√† e morale, vivono alla stregua di bestie, pensano soltanto al sesso, anzich√© cercare invece un lavoro, o terminare gli studi, oltre ad ingozzarsi di cocaina! Ma che gente √® mai questa?
2016-03-09 18:22:44
poi si straniscono che i genitori vendono il figlio per comprarsi la moto e Iphone, ha da vení baffone...
2016-03-09 15:47:18
Siamo un popolo malato psicologicamente. Bruno vespa riceve il padre di uno degli assassini?? Ma in quale paese al mondo si vedono programmi di questi contenuti?
2016-03-09 13:54:50
Vomitevole. Scommettiamo che tra i clienti piu' assidui di questi porcili ci sono i figli/e (e i padri/madri) della cosiddetta Roma bene ?
9
  • 1,5 mila
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