Giulio Regeni torturato per fare i nomi delle sue fonti anti-regime: «Hanno usato tecniche cilene»

di Cristiana Mangani
«Un atto criminale non collegato al terrorismo»: l'Egitto prepara la sua verità per la morte di Giulio Regeni. E a distanza di tre giorni dal ritrovamento del cadavere del ricercatore italiano, mette a ferro e a fuoco la città alla ricerca di presunti autori delle torture e dell'omicidio. Quarantacinque abitazioni sono state perquisite, gli amici del ragazzo sono stati portati in procura per essere interrogati, e chissà quanta gente si trova nelle mani della polizia. Nel pomeriggio di ieri, è circolata la voce di due possibili arresti: «persone legate al delitto», ha dichiarato una fonte dei servizi di sicurezza. Ma la notizia è stata diffusa soprattutto in Italia, perché nessun media arabo la ha riportata. E infatti, in serata, la stessa fonte ha rallentato: «Per l'annuncio ufficiale dei fermi ci vorrà ancora molto tempo».
Allora, l'unica verità che resta in piedi è quella che si legge sul corpo di Giulio proprio attraverso le bruciature di sigaretta persino tra le dita, l'orecchio mozzato, gli occhi pesti, il naso fratturato, e delle strane ferite che sembrano provocate da scariche elettriche. Segnale inconfutabile che chi lo ha ucciso era un professionista della tortura in stile cileno.

I CONTROLLI
Negli ambienti egiziani ora si dice che il ricercatore fosse “sorvegliato”, tenuto d'occhio dalla polizia o da qualche organizzazione paramilitare, per via di quei contatti che aveva provato a stabilire con il mondo dei lavoratori. Cercava informazioni per la sua tesina sull'autonomia dei sindacati locali durante il governo di al-Sisi. Potrebbe aver incontrato persone sgradite al governo egiziano. Del resto il giovane friulano si era già espresso in maniera critica su come i diritti venivano tutelati nel paese africano. E lo aveva scritto anche per un'agenzia di informazione che si chiama Nena News (agenzia stampa Vicino Oriente), un sito creato da giornalisti e ricercatori «con l'obiettivo di diffondere un'informazione indipendente su un'area del mondo che è terreno di conflitti che condizionano l'intero pianeta».

Un suo articolo, lo stesso che è uscito su Il Manifesto di ieri, era stato pubblicato il 14 gennaio, undici giorni prima della scomparsa, ed è stato poi ripreso da altri siti specializzati, tra i quali “Palestina rossa”. Era firmato con uno pseudonimo: Antonio Drius. Giulio aveva scelto di usarlo perché temeva qualcosa, aveva paura. E forse proprio tra le persone contattate per il suo lavoro potrebbe nascondersi qualcuno che lo ha “venduto” agli apparati, inventando chissà quale storia di spie e tradimenti.

Così il giovane è finito nella rete di chi lo ha torturato e ucciso: probabilmente arrestato nella retata di attivisti che si è registrata il 25 gennaio, giorno del quinto anniversario della rivolta studentesca di piazza Tahrir. Volevano da lui chissà quali informazioni, hanno picchiato duro e lo hanno assassinato. Avevano fatto così anche con un altro suo coetaneo egiziano, Mohammed al Jungi. Era scomparso il 25 gennaio del 2013, ritrovato in coma in un ospedale il 3 febbraio, dove è morto il giorno dopo per le botte in testa, le bruciature, i tagli. «È stato un incidente stradale», ha dichiarato la polizia. Pure in quel caso una macchina assassina che, non solo travolge, ma anche sevizia. Era un attivista politico e lavorava nel team di un candidato alla presidenza. La verità sulla sua morte non si è mai saputa.

GLI INVESTIGATORI
Ed è quello che potrebbe succedere anche per Giulio, sebbene la volontà del governo di collaborare sia sta manifestata in più modi. Per il momento il pool di investigatori italiani del Ros, dello Sco e dell'Interpol, arrivati al Cairo ieri sera, ha incontrato solo il nostro ambasciatore Maurizio Massari, e aspetta di poter conoscere lo stato delle indagini. Compresi i nomi dei due presunti fermati e il ruolo che avrebbero rivestito nell'omiciido. Invece, su un punto la collaborazione sembra sia stata concreta ed è nella possibilità di riportare a casa la bara di Giulio. L'aereo proveniente dall'Egitto atterrerà oggi alle 13 a Fiumicino, subito dopo il cadavere verrà sottoposto a una nuova autopsia. E forse solo con i risultati di questo esame autoptico la firma degli assassini sarà maggiormente riconoscibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 6 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 16:12

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5 di 6 commenti presenti
2016-02-06 15:08:01
Mi auguro che ci sia la massima chiarezza a 360 gradi non limitandosi a ciĆ² che sembra piĆ¹ probabile. Spero non ci si precipiti a trovare facili capri espiatori, ma i veri colpevoli e soprattutto i loro mandanti. Sincero cordoglio alla famiglia.
2016-02-06 15:16:42
Mi chiedo cosa aveva in testa questo giovane, forse credeva di poter cambiare l'Egitto, purtroppo in questi paesi la vita vale molto poco, gli stranieri non sono i benvenuti, soprattutto quando entrano in situazioni politiche. Un contro e' fare l'idealista in Italia, tutta un'altra storia e' farlo in paesi instabili e dove nessuna protezione e' garantita.
2016-02-06 20:54:25
Vorrei sapere chi si e' permesso di darle un pollice all'inverso. forse qualcuno che non crede nella nostra democrazia?
2016-02-06 20:56:08
Sono piu' che d'accordo con lei. Non si possono usare le nostre idee democratiche in un paese come l'egitto visto che giustificano la tortura e l'omicidio di uno student.
2016-02-06 21:03:19
C'e' chi ha detto che questo povero studente se l'e' cercata perche' si e' "intromesso" nella politica egiziana. Io dico che non si dovrebbe mai andare in un paese che non crede nella democrazia e nei diritti umani.
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