Amarcord in Vaticano, si celebra Navarro Valls lo storico portavoce che sapeva comunicare

Amarcord in Vaticano, si celebra Navarro Valls lo storico portavoce che sapeva comunicare
di Franca Giansoldati
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Più che la solita presentazione di un volume, stavolta in Vaticano si terrà una piccola festa, un autentico amarcord, per ricordare Joaquin Navarro Valls, lo storico portavoce della Santa Sede ai tempi di Giovanni Paolo II e per alcuni mesi anche sotto il pontificato di Benedetto XVI. Un professionista della comunicazione scomparso nel 2017 dopo una malattia, che è stato capace di interpretare con coraggio il pensiero del pontificato di Wojtyla, di cui era amico e che vedeva regolarmente, conciliando con umanità e bravura gli obblighi istituzionali della struttura con le regole della comunicazione laica, attraverso un modo di rapportarsi ai giornalisti che finora è rimasto senza uguali. Probabilmente perchè lui stesso, prima di approdare a quel difficile ruolo, ha fatto per lungo tempo il giornalista per il quotidiano spagnolo Abc.

Il curatore del volume su Joaquin è il fratello Rafael Navarro-Valls. A presentare il libro in Vaticano, il 24 maggio, ci sarà padre Ciro Benedettini, per anni suo braccio destro in sala stampa, Valentina Alazraki, corrispondente di Televisa e testimone diretta del lungo cammino professionale di Navarro Valls. Infine, Alessandro Gisotti, l'attuale direttore della Sala Stampa ad interim.

Tra i relatori è stato chiamato anche padre Federico Lombardi, il gesuita che Papa Ratzinger nel 2007 ha chiamato a sostituire Navarro e che di fatto ha messo la museruola alla Sala Stampa, introducendo criteri ben poco giornalistici nella gestione del rapporto con i mass media. Come per esempio il metodo delle 'pseudo' conferenze stampa in aereo che Lombardi preparava in precedenza facendosi mandare via mail dai giornalisti le domande, naturalmente scegliendo le meno scomode, e scartando quelle che potevano presentare rischi. Insomma, una specie di censura preventiva.

Altra infelice novità introdotta (e che a suo tempo fu oggetto di polemiche) fu la fantasiosa interpretazione del concetto di 'embargo' sui documenti papali. Secondo Lombardi l'embargo dei documenti iniziava nel momento in cui venivano annunciati dal Vaticano (anche mesi prima), e non nel momento in cui il testo veniva effettivamente consegnato sotto embargo alla stampa. A questo si aggiunsero, con Lombardi, anche l'invio di lettere di demerito a diversi giornalisti solo per avere svolto onestamente il proprio lavoro fornendo notizie sull'allora devastante gestione del cardinale Bertone, esattamente come successivamente è poi venuta a galla, in diversi modi, persino mediante un processo in Vaticano.
 

Giovedì 9 Maggio 2019, 10:49
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