Vettel e Leclerc partono alla pari
con la nuova Ferrari SF1000

Mercoledì 12 Febbraio 2020 di Claudio Russo
Nella città del Tricolore, dove il 7 gennaio 1797 la signora Rosa Manganelli, una semplice ortolana, avrebbe sventolato per prima volta la bandiera verde, bianca e rossa, protestando contro un soldato estense che le aveva mancato di rispetto e fece scattare una rivolta, che ieri è stata presentata la Ferrari che parteciperà al Mondiale di F1 2020. È la vettura n. 66 della Casa del Cavallino Rampante, erede di quella 125 F1 che esordì a Silverstone nel primo campionato iridato del 1950. L’hanno battezzata con la sigla SF 1000 che significa Scuderia Ferrari e la millesima gara che verrà disputata dalla squadra di Maranello nel corso del nono GP della stagione, visto che sinora la Ferrari ha preso parte a 991 corse.
Come si può definire la nuova Ferrari? Intrigante lo è certamente perché si tratta di un’auto quasi spaziale, ma - come diceva Enzo Ferrari - le monoposto sono belle quando vincono. La definizione giusta si avrà soltanto da quando la SF 1000 andrà in pista per confrontarsi con le fortissime rivali, fra tutte Mercedes e Red Bull, salvo sorprese imprevedibili.
Di sicuro i tecnici diretti da Mattia Binotto non hanno lesinato l’impegno e le idee, anche se i regolamenti di base per quest’anno non sono cambiati. Hanno preso la SF 90 della passata stagione e l’hanno passata al microscopio, studiando e modificando ogni componente tra quelli che permettevano e promettevano dei miglioramenti. L’aerodinamica è cambiata molto con lo scopo di trovare quel carico che mancava nel 2019 impedendo ai due piloti di essere veloci come i rivali nelle curve più lente. Vista al volo la vettura, che certamente subirà ancora delle modifiche prima di iniziare i test invernali a Barcellona il giorno 19 e soprattutto prima di affrontare il GP d’Australia a Melbourne il 15 marzo, quando la sfida avrà inizio.
LO STUDIO
In particolare le sospensioni sono il risultato di uno studio approfondito per consentire di trovare un assetto più flessibile nei diversi tipi di circuiti che Vettel e Leclerc troveranno nel corso del campionato. Si è già detto che i due piloti hanno uno stile di guida diverso: il tedesco (che ha trovato più difficoltà nella scorsa stagione) preferisce avere grande stabilità nella parte posteriore, mentre Leclerc si esalta con la precisione dell’interiore e l’inserimento in curva.
Il team principal Mattia Binotto ha detto chiaramente che non è stato lasciato da parte nessun tentativo per fare passi avanti. Anche e soprattutto la power unit ha avuto una cura particolare alla ricerca delle prestazioni e dell’affidabilità. In pratica il motore e tutti i suoi accessori (turbo, propulsori elettrici, radiatore e batterie) sono stati rivisitati.
L’auto porta un colore rosso opaco piuttosto scuro, è ha veramente l’aspetto di un jet. Nella parte posteriore sembra più stretta e piatta. Ovviamente non sono stati dimenticati altri particolari, come i freni che vengono raffreddati da un sistema aerodinamico molto sofisticato. Si può dire che nel comoplesso è molto diversa dal modello precedente.
IL PRESIDENTE
La SF 1000 è stata presentata anche da John Elkann, presidente della Ferrari, che si è detto «orgoglioso di rappresentare l’Italia nel mondo». Sul palco del magnifico teatro Romolo Valli (in platea c’erano anche i piloti della Academy della Scuderia, capitanati da Mick Schumacher, accompagnato dalla mamma Corinna) un po’ emozionato e con un maglioncino rosso sotto l’abito blu, il nipote dell’Avvocato Gianni Agnelli ha parlato dell’orgoglio di rappresentare l’Italia nel mondo e della forza e dello stimolo che la squadra sente per fare sempre di più per tornare a vincere. «Il Mondiale - ha detto - si gioca in pista ma anche a Maranello dove lo spirito di essere Ferrari è sempre altissimo». Elkann, poi, come un prestigiatore ha tirato fuori dalle tasche della giacca due bandiere: il tricolore e quella che è diventato un simbolo con la scritta “essere Ferrari”. Detto questo su un palco dal quale moltissime volte è risuonato il ritornello dell’aria dalla Turandot di Puccini che invoca un potente “vincerò”, fa pensare a una sfida lanciata agli avversari.
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