Shoah, a Roma l'anteprima del film “La casa dei bambini” di Francesca Muci sugli 800 piccoli orfani accolti a Selvino in Lombardia

Shoah, a Roma l'anteprima del film “La casa dei bambini” di Francesca Muci sugli 800 piccoli orfani accolti a Selvino in Lombardia
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Domenica 3 Febbraio 2019, 16:18

Tra le tante iniziative della Giornata della Memoria (che dura in realtà varie settimane) arriva nelle sale un racconto straordinario, che nasce dalla tragedia della Shoah ma descrive una vicenda di solidarietà tutta italiana . È la storia de La casa dei bambini, il nuovo film documentario di Francesca Muci, nato da un’idea di Gady Castel e prodotto da Francesco Gesualdi per Camelot 2014, in associazione con Istituto Luce-Cinecittà, in collaborazione con Rai Cinema e Magda Film. Il documentario avrà un'anteprima nazionale lunedì 4 febbraio al cinema Barberini, con una speciale serata a inviti alla presenza della regista e del cast e una prima romana al Nuovo Cinema Aquila martedì 5 febbraio alle 20, sempre alla presenza della regista.

Il film racconta la Storia di ottocento bambini orfani a causa della macchina di morte dei campi di sterminio. La brigata di genieri ebraici dell’esercito britannico, la Solel Boneh, si impegnò affinché i bambini che avevano subito la perdita della famiglia potessero avere la possibilità di una nuova vita. Per tre anni, dal 1945 al 1948, questi bambini furono ospitati a Selvino, un piccolo comune lombardo, battezzato Sciesopoli in onore di Antonio Sciesa, un patriota risorgimentale. A Selvino, dove sorgeva una vecchia colonia dei balilla milanesi, Moshe Zeiri, il tenente direttore della colonia si impegnò affinchè sui volti dei piccoli ospiti, tornasse il sorriso.

Dopo le proiezioni romanepartirà un piccolo tour che vedrà proiettato il film a Selvino, l’8 febbraio, a Bergamo il 12, a Bologna il 13 e il 14 febbraio a Milano, la città dalla cui comunità si mosse il primo passo per l’accoglienza dei
ambini di Selvino. Insieme al lavoro e alla bontà d’animo di tanti, a Sciesopoli si sperimentò uno straordinario metodo didattico rivolto ai ragazzi, che mescolava storia, tradizioni, recite teatrali e piccoli concerti. Zeiri infatti, da musicista, fece sì che l’attività di un coro diventasse il fulcro di attività culturali e di socialità. Accanto a lui Matilde Cassin ed Eugenia Cohen, figure cardine in questo percorso educativo nuovissimo, in cui cultura e società riuscirono a coesistere perfettamente nonostante le diverse provenienze geografiche dei ragazzi e, soprattutto, nonostante il trauma subito. Tra il 1946 ed il 1949 la maggior parte di quei bambini fu imbarcata sulla motonave Rondine Enzo Sereni diretta in Israele.

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