COVID

Variante inglese «dominante» in Israele, 75% dei positivi è under 40: la metà dei casi gravi ha meno di 60 anni

Lunedì 15 Febbraio 2021
Covid, Israele: il 40% dei nuovi casi gravi ha meno di 60 anni

Israele sta registrando nelle ultime ore un significativo aumento dei casi gravi di Covid-19 tra i giovani. A lanciare l'allarme è un rapporto del Coronavirus Knowledge and Information Center diffuso nella giornata di domenica. «C'è una chiara diminuzione delle malattie gravi tra le persone di età pari o superiore a 60 anni», afferma il rapporto, che però sottolinea: «C'è un aumento del numero di pazienti in condizioni gravi tra i gruppi più giovani, che la scorsa settimana ha costituito circa il 40% dei nuovi casi gravi».

Varianti Covid, le nuove regole nel Lazio: obbligo di tampone anche per contatti a basso rischio


Secondo i dati del Ministero della Salute israeliano, quasi il 75% delle persone risultate positive al Covid nel fine settimana aveva meno di 40 anni, mentre solo il 7% circa dei registrati aveva più di 60 anni.
La giornata di domenica ha visto nel Paese un lieve aumento di pazienti Covid in gravi condizioni, 1.008 per la precisione le persone gravi, a fronte delle 973 unità del giorno precedente.
Ma il dato preoccupante, riporta il Jerusaleme Post, è che il 38% dei casi gravi rilevati ha meno di 60 anni, quando la scorsa settimana era il 34% circa e intorno al 20 gennaio, culmine della terza ondata, i giovani costituivano solo il 26% dei malati gravi.

Vaccino AstraZeneca, studio su Lancet: «Efficace al 76% dopo una dose, con il richiamo arriva all'82%»

Un aumento del 53% del numero di casi gravi sotto i 60 anni nell'ultimo mese, è dunque la preoccupante tendenza registrata in Israele. Le ragioni di questo nuovo scenario sarebbero duplici secondo il Prof.Cyrille Cohen, capo del laboratorio di immunoterapia presso l'Università Bar-Ilan. In primis la crescita dei casi gravi tra i più giovani sarebbe da ricondurre alle conseguenze della campagna di vaccinazione: essenso la popolazione anziana la più protetta dal vaccino, ne consegue una maggiore concentrazione di popolazione giovanile negli ospedali. «Maggiore è la probabilità che una percentuale di queste persone finisca in ospedale: bambini, donne incinte e persone sotto i 40 anni in generale», ha detto Cohen.


In secondo luogo, secondo l'esperto, i dati mostrerebbero come la variante inglese non sia solo più contagiosa, ma probabilmente anche più letale. Secondo il rapporto del Knowledge Center, la variante britannica, sarebbe infatti diventata la varietà dominante nel paese. «Il ceppo è noto per essere molto più contagioso rispetto ai ceppi precedenti», afferma il rapporto, «e secondo nuovi studi nel Regno Unito, è anche più letale tra il 30% e il 70% rispetto al ceppo virale originale». 


«Vediamo giovani pazienti in condizioni molto più serie di quanto abbiamo mai visto con i giovani in passato», ha detto al Jerusalem Post Haviv Hadid. Sottolineando come la lotta per la vita di un 45enne è più "più estrema" e "più difficile" di quando la persona è più grande.
Ma nonostante il tasso di mortalità delle persone sotto i 19 anni rimanga basso nello stato di Israele il professor Rahav si dice preoccupato per la crescita dei cosiddetti sintomi post-coronavirus, che possono variare da affaticamento e mancanza di respiro a battiti cardiaci accelerati o martellanti o problemi di memoria, concentrazione o sonno.

Ue corregge la mappa Covid, Emilia-Romagna e Veneto solo rosse


Un rapporto della Mayo Clinic ha messo in luce come durante il recupero post-Covid-19 molti pazienti abbiano mostrato danni permanenti al muscolo cardiaco e ai polmoni.
«Anche nei giovani, il Covid-19 può causare ictus, convulsioni e sindrome di Guillain-Barre, una condizione che causa una paralisi temporanea», ha spiegato la Mayor Clinic sul suo sito web. «Covid-19 può anche aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer». «Non si puù pensare che quando è finita la malattia, è finita per questi giovani», ha sottolineato Rahav. «Avevano il Covid e sono migliorati, ma ora hanno tutti i tipi di altri problemi».


Secondo il professore, la speranza andrebbe riposta nella somministrazione del vaccino ai ragazzi di età compresa tra 12 e 16, sia per la loro protezione sia per garantire che il paese ottenga quanto prima l'immunità di gregge.
L'Università di Oxford ha annunciato durante il fine settimana che sta lanciando un nuovo studio a cui prenderanno parte 300 bambini volontari tra i 6 ei 17 anni per valutare se il suo vaccino funzioni anche sui bambini.
Per ora, Haviv Hadid ha detto che tutti i maggiori di 16 anni dovrebbero approfittare della campagna di vaccini in Israele. «Se i giovani andassero a farsi vaccinare, sarebbe meraviglioso», ha detto.

Ultimo aggiornamento: 17:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA