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Niente lavori di casa per queste ferie, impariamo ad amarci e spiaggiamoci

Getty Images
di Michela Andreozzi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 27 Luglio 2022, 11:53 - Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 07:58

LA LETTERA

Cara Michela

io me lo dico, me lo ripeto tutti gli anni: quest’anno, non ci sono santi, io mi voglio riposare, ho trottato come una matta tutto l’anno, me le merito le ferie.

Ma le ferie vere, quelle che sanno di quando eri bambina e, a parte qualche lavoretto dovuto tipo rifai il letto e apparecchia, e poi no non dovevi fare niente perché gli altri pensavano a te. Vediamo se quest’anno ci riesco. Perché, non so a te, ma a me non è che cambia poi molto, tra estate e inverno, lavoro esterno permettendo. La crisi economica prima e poi la pandemia hanno portato alla riscoperta della casa di famiglia, comprensorio lungomare tra Terracina e Circeo, che bello, tutta di nuovo linda e pinta com’era quando ero piccola, sotto i pini che ancora resistono. Sì bello....Peccato che la mia non sia la famiglia del Mulino bianco, ho un marito bello e settantenne, molto intelligente, molto colto il cui unico obiettivo estivo è poltrire all’ombra, due figli maschi - ma femmine sarebbe stato meglio? - che grugniscono dalle caverne della loro adolescenza e quando emettono dei suoni vagamente umani scandiscono «Che si mangia, ma’?» , la colazione e via con la rumba, i letti da fare, la spesa, la cucina, apparecchia, sparecchia, rendi la casa vagamente pulita ....continuo??? e invece io vorrei sbattermi al mare dalle 7 alle 7 no, non come la pizza di fango del Camerun, ricordi?, ma dalle 7 alle 19, prendere un po’ di ombra ma giusto alle 14 quando c’è la controra, neanche mangiare forse un po’ di frutta, abbioccarmi su un libro, non rendere conto a nessuno, «Hai comprato i cornetti?» «Ma’la mia maglietta fica?» «che facciamo??» okay okay la colpa è mia, ho un buon lavoro, direi che sono intelligente e colta, buon reddito, a Roma ho una donna di servizio - santa donna, ma come mai sempre le donne che aiutano le donne? - e poi? Che succede? Perché questa trappola, Michela? Li ho abituati troppo bene, certo, anche perché ho sempre pensato faccio tutto e presto - il dovere prima del piacere - e poi ciao, ma basta, basta anche piagnistei. Ho lottato per cose più importanti.... Non lo so sarà l’età, sarà che non lo trovo giusto, sarà che sono stanca...oddio sento che tutti siamo stanchi... mio marito ha prenotato 10 giorni in un bed&breakfast in Sardegna, almeno 10 lontano da tutti .... forse ha inteso il mio grido di dolore, muto.

Michela Paravini

LA RISPOSTA

Cara Michela, porti un nome che apprezzo da quando ho imparato a volermi del bene. Pratica discontinua, scomoda ma necessaria: diciamocelo, amare se stessi è un percorso a ostacoli. Ma soprattutto in tempi fragili come questi ci tocca l’onere e l’onore di essere la nostra prima risorsa e, per questo, darci conforto, del riposo e del piacere. (Comunque, siamo stanchi un po’ tutti e non sono nemmeno più sicura che il mal comune sia mezzo gaudio). Nonostante ti sia fatta una domanda e ti sia data una risposta degne di Marzullo, vorrei darti una energica pacca sulla spalla, di quelle che scambio con le amiche, e farti una sola domanda: perché? Hai un marito autonomo e dei figli grandi. Qualcuno ti obbliga ad esserci 7/7? O i doveri ti restituiscono una immagine che ti conforta? Mi viene il dubbio che essere indispensabile sia per te una trappola più emotiva che pratica e, ahimè, siamo sempre complici del meccanismo letale che ci fa sentire necessari. L’unica che può romperlo sei tu. Ma lascia che la tua famiglia sappia come ti senti. Hai un marito che ancora ti piace, ne parli con affetto e stima, perché non dirgli delle tue inquietudini? Cosa ti frena? Il suo giudizio? La possibilità di apparire meno efficiente? Il timore di sembrare improvvisamente diversa? Spoiler alert: lo sei. Sei cambiata: forse hai abituato la tua famiglia a fagocitarti ma ora non ti va più. Forse il tuo ruolo, così come l’hai vissuto finora, si sta esaurendo: è un dentino che dondola che devi staccare con coraggio. Perché aspettare che il marito raccolga mute preghiere o che i figli la piantino di chiedere? Fermati. I tuoi figli adolescenti possono ben vivere con i letti sfatti, puoi serenamente lasciare piatti sporchi o comprare quelli di carta riciclata, non fare la spesa, lasciare che i tuoi teenagers, in vacanza mangino cereali, gelato o anguria a pranzo e cena. Fermati. Prendi a cavalcioni il senso di colpa che ti accompagnerà nel percorso e distrailo. Scoprirai, con un po’ di sollievo e forse una punta di delusione, che non succede niente, il mondo gira lo stesso. Ma poi chi la vuole più una famiglia del Mulino Bianco? Fermati. Per coccolarti, ti regalo il verbo SPIAGGIARSI (riflessivo di nome e di fatto) che ti suggerisco di adottare nella tua casa di famiglia, che immagino piena di vimini, vecchie bomboniere e conchiglie. E perché non riscoprirle, queste villette che conservano i nostri ricordi: i costumi che ti si asciugavano addosso, i Cuccioloni morsi vicino ai juke-box, nell’attesa che qualcuno più fornito di monete mettesse la nostra canzone preferita, le file al biliardino, le cabine usate per nascondersi prima e baciarsi poi. Io ci tornerò in agosto per spiaggiare su una veranda vista parole crociate, con lo sfrenato proposito di scendere in spiaggia alle sette di sera e fare il bagno col cane. Dovremmo uscire dall’equivoco che una volta siamo stati felici di quella felicità che non tornerà mai più. Fermiamoci, ad aspettarla. Ci vediamo in spiaggia, Michela

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