I writers dei muri e quello sfregio che rimane sempre impunito

Martedì 21 Gennaio 2020 di Paolo Graldi
Le due immagini pubblicate ieri in questa prima pagina di Cronaca di Roma riaccendono la vituperata questione dei writers meglio identificati come imbrattatori seriali. Prima foto: i muri della stazione Metro B di San Paolo ridipinti di bianco, quasi tirati a lucido, riportati al decoro da squadre di volontari. Esulta trionfante la sindaca: evviva, ecco il muro di nuovo bianco che più bianco non si può. Seconda foto, dopo 24 ore: i vandali sono ripassati con le loro bombolette, squadre di invasati dal delirio di sporcare qualsiasi spazio intonso, con scritte senza senso, firme graffitate, disegni deflagranti colori.

È come una ossessione irresistibile contro la quale, bisogna ammetterlo, si fa poco o niente. Eppure, questa pratica dello spray selvaggio è un reato, si va dritti dentro il codice penale. Mai sentito, però, di imbrattatori sotto processo o men che meno di condanne o di multe. Niente. Il “piacere” si sporcare diviene una sfida senza fine e senza limiti. A Corso Francia, per ricordare le due ragazze sciaguratamente travolte e uccise da un Suv, tragedia che ha commosso la città intera, alcuni amici hanno creduto di potersi impossessare di una intera parete per stampavi un ricordo. Errore, purtroppo, anche quello. Perché se è vero che la città è aggredita e ce ne lamentiamo, è anche vero che molti tra noi contribuiscono a renderla inospitale attraverso mille piccoli gesti di ordinaria inciviltà. Ci scriviamo addosso i segni, insensati, di un decoro in agonia. Ultimo aggiornamento: 08:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA