Ugo Colonna, lite per l'eredità, la Cassazione: «La moglie non aveva mai divorziato dall'ex marito»

Ugo Colonna, lite per l'eredità, la Cassazione: «La moglie non aveva mai divorziato dall'ex marito»
di Francesca De Martino
4 Minuti di Lettura
Martedì 25 Gennaio 2022, 08:35 - Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 08:35

Si riapre la battaglia giudiziaria per la contesa di un'eredità principesca: quella del principe Ugo Colonna. Quando l'ex reginetta di bellezza Johnine Leigh Avery, ex Miss Mondo e Lady Roma 1998, aveva sposato il nobile, nel dicembre 1991, probabilmente aveva già un marito. Lo stabilisce la Cassazione, riconoscendo la falsità del documento di divorzio, firmato da un giudice di Santo Domingo nel 1980 e presentato in più occasioni dalla donna per sostenere la validità delle nozze con Colonna e, quindi, la legittimità del lascito a lei intestato. La Suprema Corte ribalta, quindi, la decisione dei giudici d'Appello che avevano assolto la donna dall'accusa di utilizzo di documento falso. Il matrimonio, molto probabilmente, sarà dichiarato nullo, come chiesto dal figlio del principe, Oddone Colonna. Era stato proprio lui, dopo la morte del padre, a denunciare la donna per avere utilizzato quel documento per ottenere una buona porzione del patrimonio di famiglia. I legali di Colonna, gli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni Silveri, hanno commentato così la decisione degli Ermellini: «Dopo anni di battaglie, la Cassazione ha finalmente riconosciuto la bontà delle tesi del nostro assistito».

L'ex Miss Mondo e il principe, truffa per l'eredità: chiesti 3 anni per la moglie di Colonna


I fatti risalgono all'1 ottobre 2015. Oddone Colonna, figlio del principe Ugo, morto il 13 aprile del 2004, sporge denuncia. Secondo il rampollo di una delle più antiche casate dell'aristocrazia italiana, l'ex miss, classe 1945, avrebbe messo in scena per anni una vera e propria farsa. La Avery e il principe si erano sposati in Florida il 27 dicembre del 1991, ma in realtà, quando si era presentata all'altare, la donna - secondo la denuncia - non aveva regolarmente divorziato dal precedente marito. L'ex miss, quindi, era stata citata dal Tribunale civile per bigamia, ma in quell'occasione aveva consegnato al giudice un certificato di divorzio consensuale. Un documento che, secondo il figlio del nobile, non era autentico. Si trattava di un atto apparentemente firmato nel 1980 e rilasciato da un giudice di Santo Domingo.


IL RACCONTO
«Quasi vent'anni dopo le nozze venivo a sapere che tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 quella donna era stata sposata con un sudafricano. Al tempo dell'unione con mio padre, era ancora validamente coniugata», aveva dichiarato il nobile ai pm. Colonna aveva quindi chiesto aiuto a uno studio legale per far verificare il documento presentato dalla donna. Dopo diverse ricerche, aveva scoperto che l'atto era davvero fasullo. Il caso era quindi finito in Procura: la donna era stata indagata per utilizzo di documento falso - l'accusa di bigamia era invece prescritta - e l'ex miss era stata rinviata a giudizio. Aveva ottenuto due assoluzioni: per i giudici di primo e di secondo grado, mancava agli atti un riscontro diretto della falsità dell'atto. Ieri, però, la Cassazione ha ribaltato quelle decisioni.


IL DOCUMENTO
Per la Suprema Corte, il certificato di divorzio non era autentico. A dimostrarlo, un documento depositato il 21 ottobre 2021: una certificazione rilasciata dalla Segreteria generale del Consiglio del Potere giudiziario della Repubblica Dominicana, «relativa alla traduzione giurata a firma del Ministro Consigliere incaricato della Sezione Consolare della Repubblica Dominicana, attestante la falsità della sentenza di divorzio», si legge nelle motivazioni degli ermellini. Nel documento si afferma che, da un'ispezione effettuata il 18 aprile 2016 negli archivi della Prima Camera Civile del Tribunale di primo grado del Distretto Giudiziario di Duarte, è emerso che, «sebbene la falsa sentenza di divorzio numero 849, datata 26 settembre 1980 fosse annotata nel libro indice dell'inventario dell'Archivio», non risultava annotata nel registro ufficiale delle sentenze emesse. Al suo posto, era stato trovato il certificato di nascita di un'altra persona. Si legge nell'atto: nell'archivio «era custodita una sentenza, archiviata e definitiva, recante il numero 849, che corrisponde alla ratificazione della nascita di Juliana Augustìn y Compartes».

© RIPRODUZIONE RISERVATA