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Saltano la gita per cattiva condotta. La preside: «Le famiglie ritrovino la loro autorità»

Saltano la gita per cattiva condotta. La preside: «Le famiglie ritrovino la loro autorità»
di Paola ANCORA
4 Minuti di Lettura
Giovedì 12 Maggio 2022, 07:22 - Ultimo aggiornamento: 11:24

Giuseppina Cariati è una preside che fra pochi mesi andrà in pensione, con esperienza. «Dirigo nove plessi scolastici, per oltre mille alunni». Fa scudo al suo corpo docente: «Nessun genitore può pretendere che la scuola ponga rimedio, in cinque ore al giorno, a quanto non viene insegnato a casa». La riflessione che l'episodio avvenuto nella sua scuola, la Alighieri Diaz di Lecce, costringe ad aprire è dunque più ampia e abbraccia tanto uno sfilacciato rapporto fra l'istituzione scolastica e la famiglia quanto ad avviso della preside un ruolo genitoriale sempre più timido e rarefatto. Da qui avrebbe tratto origine l'esclusione di otto alunni di una seconda classe delle medie dalla gita scolastica a San Cataldo.

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Dirigente, cosa è accaduto? Perché i professori hanno compiuto questa scelta così netta?
«Bisogna partire da una premessa: le gite scolastiche non sono obbligatorie e nessuno può costringere un docente ad accompagnare le classi fuori perché sono prestazioni volontarie, non retribuite, affrontando le quali i docenti si assumono ogni responsabilità di quanto accade, anche sotto il profilo penale. Ciò detto, la situazione di questa classe e di un'altra simile, in particolare, mi era già stata segnalata».
E cosa ha spinto i professori ad escludere solo pochi ragazzini?
«Alle elementari non potrebbe mai accadere una cosa del genere, ovviamente. Ma per le medie inferiori e superiori il regolamento disciplinare degli alunni prevede anche questo tipo di sanzione, l'esclusione dalla gita scolastica per motivi legati alla condotta».

Giuseppina Cariati


Perché non si è pensato di tenere a scuola l'intera classe? I genitori degli esclusi lamentano il fatto che i 12enni si siano sentiti discriminati.
«Perché i genitori degli altri ragazzi si sono lamentati: ci tenevano che la gita si facesse. La valutazione è comunque sempre rimessa al Consiglio di classe. Vorrei che fosse chiaro che nella nostra scuola si lavora sodo, ci si impegna ogni giorno su ogni singolo alunno. La vivacità di un ragazzino non è mai motivo di punizione, non potrebbe esserlo: siamo docenti, formati per formare ed educare. Ma in questo caso parliamo di alunni completamente allo sbando, per i quali abbiamo più volte richiamato i genitori: non possono pretendere che sia la scuola a supplire a una educazione che si impara, principalmente, fra le mura di casa».
E non ritiene che una responsabilità, in quella educazione, l'abbia anche l'istituto scolastico?
«Le giro la domanda: secondo lei un alunno che non ascolta il padre e la madre, ovvero le vere e immediatamente riconoscibili autorità in ambito domestico, ascolterà poi un docente? Il vero problema, qui, è che siamo di fronte allo sbando delle famiglie, che hanno completamente perso la capacità genitoriale. Questi ragazzini non sono soltanto indisciplinati oltre ogni livello accettabile: non hanno desideri, non hanno prospettive. E la scuola ha pochi, pochissimi strumenti per arginare questa deriva. Faccio la dirigente da 15 anni ed è la seconda volta che mi trovo davanti a una situazione del genere».
Cosa vorrebbe dire ai genitori degli esclusi?
«La gita in questione era a San Cataldo, per conoscere gli sport acquatici. Una iniziativa bellissima dei nostri docenti, che sono persone responsabili: hanno avvisato i ragazzi in ogni modo che quel genere di comportamento avrebbe portato a delle conseguenze. E ora nessuno può metterli sotto accusa per avere rifiutato di accompagnare al mare alunni che tengono comportamenti al limite della delinquenza minorile, mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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