Salvini e Di Maio divisi dall'ipotesi del voto anticipato

Mercoledì 16 Maggio 2018 di Marco Conti
Salvini e Di Maio divisi dall'ipotesi del voto anticipato
Le bordate che arrivano da Bruxelles ricompattano Salvini e Di Maio e, insieme all'annuncio dell'arrivo dei nuovi barbari pronosticato dal Financial Times, spingono il tentativo di formazione del nuovo governo. Le riunioni del tavolo di programma sono proseguite ieri per tutto il giorno e aggiornate ad oggi. Un nuovo incontro serale tra Matteo Salvini e Luigi DI Maio è servito per mettere a fuoco alcuni punti lasciati indietro proprio per le distanze registrate al tavolo di trattativa.

IL NODO
La bozza di contratto circolata nella tarda sera di ieri, e stata smentita nella parte relativa all'Europa, anche se l'ultima versione non cambia radicalmente la sostanza. Un balletto che conferma come il tema delle Ue e della moneta unica rappresenti un nodo non facile da superare anche alla luce delle recenti affermazioni di Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica non si può collocare nella lista degli europeisti ortodossi e non è mai stato un eurocrate di Bruxelles. I tempi lunghi della Commissione, la complessità delle decisioni intergovernative, i danni arrecati dalle politiche di austerity e la mancanza di solidarietà sono stati spesso argomenti dei suoi interventi. Tutto ciò non può però cancellare l'esistenza di Trattati che l'Italia ha liberamente firmato e che per modificarli non occorrono le dichiarazioni roboanti ma diplomazia, pazienza e autorevolezza. Si torna quindi al problema ancora irrisolto. Ovvero alla necessità di trovare un candidato per palazzo Chigi che abbia il dovuto standing europeo e che vada a Bruxelles non per scassare, ma per spingere l'Europa a cambiare.

LA FINE
Bocciato dal M5S prima di arrivare al Quirinale il nome del professor Sapelli, sulla carta non resta che quello del giurista fiorentino Giuseppe Conte che Di Maio ha fatto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso dell'incontro di lunedì. La richiesta di avere più tempo per scrivere il programma serve anche per cercare un altro nome, come sosteneva ieri sera Di Maio. Oppure per decidere, come invece vorrebbe Salvini, che alla fine si arrivasse ad una scelta tra un grillino e un leghista. Se non addirittura tra Di Maio e lo stesso Salvini.
Un rebus, quello della scelta dell'inquilino di palazzo Chigi, che si complica con il passare dei giorni e la trattativa sul programma. Senza il potenziale premier il lavoro di conciliazione tra M5S e Lega procede in salita scontando rigidità molto compicate da risolvere entro sabato.

I problemi non mancano. La volontà di chiudere è forte forse più da parte grillina, ma anche nel Carroccio, per dirla con il capogruppo della Lega Gianmarco Centinaio, si cerca «di non prendere in giro gli italiani e il presidente della Repubblica che ha avuto grande pazienza e si è fidato di noi». Rompere dopo oltre settanta giorni di trattativa e una valanga di richieste di tempo rivolte al Quirinale, non è facile e il rimpallo di responsabilità potrebbe risultare devastante per tutte e due i partiti. Il governo neutrale resta nel cassetto del Quirinale. Di Maio e Salvini continuano a sostenere che se falliscono loro non ci sono che le urne, ma dopo la rottura le strategie potrebbero cambiare anche per le diverse prospettive dei due. Di Maio sta infatti investendo tutto nell'accordo di governo, mentre Salvini sembra ancora tentennare temendo forse di imbarcarsi un'avventura senza rete.

Non a caso il leader della Lega conferma di non aver mai mollato il rapporto più o meno stretto con Berlusconi e la Meloni quando dice nella diretta Facebook di ieri sera, che sta trattando con Di Maio sulla scorta «dei 12 milioni di elettori che hanno votato il centrodestra» che somma «agli undici del M5S». Se l'accordo alla fine ci sarà il leader della Lega tenterà di tirar dentro in qualche modo FI e FdI nel governo con incarichi a esponenti dei due partiti. La due giorni di gazebo che anche il M5S, oltre che la Lega, intende organizzare segnala la volontà dei due di condividere un programma frutto di una mediazione e che quindi, come spiegava Salvini ieri sera su Facebook, «non sarà al 100% nostro». Immigrazione, sicurezza e opere pubbliche le distanze ancora da colmare in vista della due giorni di gazebo. Ma andare ai gazebo per interpellare i rispettivi elettori senza il nome del possibile candidato premier può risultare alla lunga fatale. © RIPRODUZIONE RISERVATA