Terrorismo, l'intelligence Usa: «Cellule Isis in Gran Bretagna, Germania e Italia»

Martedì 26 Aprile 2016
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Lo Stato Islamico ha cellule terroristiche clandestine in Gran Bretagna, Germania e Italia, analoghe ai gruppi che hanno condotto gli attentati di Parigi e Bruxelles. A lanciare l'allarme, si legge sul New York Times, è stato il direttore della National Intelligence americana, James R. Clapper. Alla domanda se l'Isis sia impegnato in attività clandestine in quei paesi, Clapper ha risposto affermativamente, sottolineando come questo sia oggetto di preoccupazione «per noi e per i nostri alleati europei». 

Clapper - intervenuto nel corso di una colazione di lavoro con un gruppo di giornalisti organizzato da The Christian Science Monitor - è uno dei funzionari occidentali di più alto grado a riconoscere pubblicamente l'estesa portata della presenza dell'Isis in Europa, oggetto di crescenti timori per i servizi di intelligence e per gli strateghi americani ed europei. Gli esperti occidentali sottolineano naturalmente di non essere in grado di prevedere il posto in cui potrebbe aver luogo un prossimo attacco.

Indicazioni analoghe a quelle rese pubbliche da Clapper arrivano anche dai funzionari dell'antiterrorismo in Europa, che affermano di avere informazioni provenienti da molteplici fonti secondo cui Gran Bretagna Germania e Italia e forse altri paesi sarebbero nel mirino delle reti europee dell'Isis. L'informazione arriva intanto dallo stesso Stato Islamico, che spesso segnala le proprie intenzioni con minacce, quindi da sospetti o da intercettazioni telefoniche e di email. Secondo Claude Moniquet, ex funzionario dell'intelligence francese che segue da vicino le vicende di terrorismo, britannici e tedeschi sono particolarmente preoccupati dal rischio di un attacco. Lo stesso può dirsi anche per francesi e belgi.

Moniquet ritiene che tra i fattori utili a calcolare il rischio ci sia anche il numero di persone di cui lo Stato Islamico può disporre in un determinato paese: per avere un'idea di quanto sia elevato, bisogna considerare quanti sono i jihadisti partiti da quel determinato stato per andare a combattere in Iraq e Siria o abbiano in mente di farlo o siano già rientrati dal fronte. Tutti questi sono potenziali agenti dell'Isis in un determinato paese. Non si sa quanti siano tornati in Europa ma si calcola che il numero si aggiri tra il 20 e il 30 per cento di quanti si avvicinano in ogni singolo paese all'estremismo islamico e all'idea di combattere nel suo nome.

La presenza dell'Italia - che ha meno combattenti in Medio Oriente - nella lista dei paesi che l'Isis potrebbe voler colpire è più difficile da spiegare «anche se viene molto spesso menzionata come possibile bersaglio», si legge sul giornale, che cita la senatrice francese Nathalie Goulet. Una delle ipotesi, secondo la senatrice che ha codiretto una commissione di studio sui foreign fighters europei, è che l'Italia potrebbe essere un bersaglio per la presenza del Papa. Tuttavia, conclude l'articolo, la potenziale minaccia nei confronti della Gran Bretagna è quella che viene più spesso menzionata.

I servizi: «Nessun nuovo allarme». Non c'è nessun nuovo allarme nè indicatori concreti di attacchi terroristici dell'Isis in Italia. Così fonti dei servizi commentano all'Ansa le parole del direttore della National Intelligence americana, James Clapper. Arrivano con frequenza, rilevano gli 007, segnalazioni da servizi collegati su possibili minacce; esse vengono valutate attentamente dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) e finora non ci sono evidenze di attacchi pianificati. Resta comunque l'elevata esposizione al rischio dell'Italia, anche perchè sede del Vaticano.

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 16:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA