ULTIMA ORA

Scatta il fermo della pesca sulla costa laziale

Lunedì 14 Settembre 2020 di Umberto Serenelli
La flotta peschereccia di Fiumicino

Fermo della pesca a strascico dei Compartimenti marittimi di Gaeta, Roma e Civitavecchia. Lo stop riguarda in totale 85 pescherecci delle flotte di Gaeta, Formia e Terracina (20), Fiumicino e Anzio (53) e Civitavecchia (12) che resteranno in porto fino al prossimo 13 ottobre. Il blocco dell’attività di pesca riguarderà dunque tutta la costa laziale e risponde alle direttive imposte dal Ministero delle politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel rispetto del ripopolamento del mare. Questo è almeno lo spirito con cui è stato varato il fermo biologico che viene però contestato dalle cooperative dei lupi di mare.

Come ribadito anche gli anni passati – afferma Gennaro Del Prete, presidente della coop Pesca romana – in questo periodo dell’anno il fermo è inutile perché tra settembre e ottobre non si riproduce alcuna specie di pesce. Inoltre, la decisione del Ministero provoca un ulteriore danno economico al settore già penalizzato dall’emergenza Covid». Alzano la voce anche gli armatori i quali lamentano che i soldi dell’interruzione “temporanea obbligatoria” dello scorso anno non sono ancora stati erogati sia alle unità di pesca che agli imbarcati. Perplessità sullo stop di un mese alla cattura del classico prodotto del mar Tirreno viene sollevata anche dai comandanti dei motopesca.  «L’inutile fermo – commenta Gerardo Esposito, comandante del peschereccio “Nonno Ciro” di 120 tonnellate – comporterà anche ulteriori spese che graveranno sugli armatori costretti a sostituire gli equipaggiamenti che si usureranno a causa del fermo. Tra questi le costose funi d’acciaio e altri equipaggiamenti aggrediti dagli agenti corrosivi marini».

L’unico aspetto positivo è che i motopesca potranno essere tirati in secco per la manutenzione agli scafi. Andranno invece in mare le imbarcazioni della piccola pesca che non potranno però garantire il pescato necessario ai mercati laziali. Ristoranti e pescherie dovranno rifornirsi fuori dei confini regionali e in particolare nei porti del mar Adriatico, facendo lievitare i prezzi. «Questo è inevitabile perché il prodotto è già insufficiente con l’uscita delle 85 unità adibite alla pesca davanti alla costa laziale – conclude Del Prete – figuriamoci se poi sono costrette dal fermo a restare ormeggiate in porto».  
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA