Parigi, Wilfrid il graffitaro cortese era uno stupratore

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Francesca Pierantozzi
Foto da Instagram alinehprt
PARIGI Tutti a Parigi conoscevano Wilfrid, il graffitaro cortese. Tutti hanno camminato almeno una volta sul suo “amore che va in giro per le strade”, una scritta con la vernice nera che rende poesia le strisce pedonali, i muri scrostati dei palazzi, le lavatrici e i frigoriferi abbandonati sui marciapiedi. “L’amour court les rues” ha scritto mille volte Wilfrid, tappezzando la sua Montmartre, la stessa di Amélie Poulain, e ridando speranza ai concittadini dopo gli attentati, quando il suo tag rimbalzò sui social e divenne simbolo della resilienza urbana.

Tutti lo conoscevano ma in realtà forse si sbagliavano di grosso, perché Wilfrid Azencoth, 55 anni, al secolo Wilfrid A, street artist, fotografo, autore della copertina di Authentik, album del ’91 dei mitici NTM, non è il graffitaro cortese che tutti pensavano, ma, da quanto emerge da un’inchiesta appena aperta, uno stupratore seriale. Martedì sono state 25 donne a denunciarlo: dodici per stupro, tredici per aggressioni sessuali. Le prime denunce riguardano fatti risalenti al 2009, le ultime arrivano ad aprile, dopo l’inizio del confinamento. E’ stata una lunga inchiesta del magazine online Néon pubblicata il 22 giugno a lanciare una sorta di #metoo contro il graffitaro, fino a quel momento simbolo di Parigi, capitale dell’”amour”.

Dopo le prime sedici testimonianze pubblicate da Neon, la regista e militante femminista Elvire Duvelle-Charles lancia un appello via Instagram e i messaggi piovono: Chloè, Adèle, Victoria, Mathilde, fino ad oggi sono un centinaio ad aver risposto. I racconti si somigliano tutti: Wilfrid il poeta romantico, star dei social e dell’amore urbano, che promette di realizzare un book fotografico, che risponde con un cuore alla ragazza che pubblica la foto del suo “marchio” e poi la contatta via messaggio privato, per finire nel suo appartamentino bohème di Montmartre. Le ragazze erano tutte giovani e giovanissime al momento delle aggressioni, tra i 16 e i 26 anni.

“Quando ho letto le testimonianze su Neon, mi sono detta che era esattamente la mia storia”, dice Chloè. “Era noto nel quartiere, mi ha lusingato che si interessasse a me – racconta – all’epoca avevo 16 anni, lui 50. Sapeva trovare le parole giuste, era gentile. Mi ha detto che ero magnifica, che avrei potuto diventare una modella, che lui lavorava anche per la moda”. Segue invito a casa sua per realizzare un servizio fotografico, e lì la violenza: “mi diceva che ero troppo rigida, troppo imbarazzata che dovevo rilassarmi…”.

L’avvocata del primo gruppo di accusatrici, Valentine Rebérioux, pure un’esperta in dossier di violenze sessuali, assicura di “non aver mai visto un caso di tali proporzioni”. “E’ stata una cosa agghiacciante – ha detto a Le Monde Louise Bouchain, l’altra legale al lavoro sull’affaire – telefonata dopo telefonata, veniva fuori sempre la stessa storia. Siamo davanti al profilo di un predatore metodico le cui vittime sono tutte giovanissime”.

Da parte sua l’avvocato della difesa Joseph Cohen-Sabban afferma che il suo cliente “contesta i fatti”, e che si definisce semplicemente “un seduttore”. Contattato da Le Monde, Wilfrid smentisce qualsiasi accusa “non ho mai violentato o aggredito nessuno - ha detto - le ragazze erano sempre consenzienti”.

“Si faceva passare per qualcuno che in realtà non era” riassume Mathilde, che è stata una delle prime a denunciarlo pubblicamente. Tre anni fa Wilfrid aveva portato i suoi graffiti amorosi a Deauville. Aveva raccontato che l’idea di tappezzare la città con un inno all’amore gli era venuta un giorno a Montmartre vedendo su un muro la scritta: “l’amour est mort”, l’amore è morto. Da alcuni giorni qualcuno sta correggendo i suoi graffiti: non è più “l’amore” che va in giro per le strade, ma “uno stupratore”. 
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