Latina, compensi da fame ai braccianti: sfruttati a 4,5 euro l'ora, sei arresti

Giovedì 17 Gennaio 2019 di Laura Pesino
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Migranti costretti a lavorare in condizioni disumane, sei arresti

Sono sei le persone arrestate a Latina nell'ambito dell'operazione contro il caporalato portata a termine dalla Procura, dalla Squadra Mobile della Questura e dal Servizio centrale operativo della polizia di Stato. I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare reclutavano e sfruttavano stranieri centrafricani e rumeni, tramite una società cooperativa con sede a Sezze, distribuendo illecitamente la loro manodopera a decine di azienda agricole, monopolizzando di fatto il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.

Tre persone sono finite in carcere e altrettante ai domiciliari. Cinquanta gli indagati. Tra loro c'è anche un sindacalista, Marco Vaccaro segretario della Fai Cisl che proprio una settimana fa aveva firmato il protocollo d'intesa contro il caporalato. Le altre ordinanze di custodia cautelare disposte dal gip Gaetano Negro, su richiesta del procuratore aggiunto e del pm Luigia Spinelli, riguardano Luigi Battisti di Latina, Daniela Cerroni di Priverno, entrambi in carcere, mentre sono stati disposti gli arresti ai domiciliari per Luca Di Pietro di Latina, Chiara Battisti di Latina, Nicola Spognardi di Latina, quest'ultimo è ispettore del lavoro a Latina.
 

La cooperativa Agriamici funzionava di fatto come una agenzia interinale anche senza averne titolo e "piazzava" i braccianti in quattro provincie, circa 500 lavoratori che quotidianamente venivano smistati nelle aziende agricole. La cooperativa veniva regolarmente pagata per il lavoro fornito dai braccianti, dagli 8 ai 12 euro, ma ai lavoratori girava solamente 4 euro per ogni ora lavorata, la metà rispetto al minimo previsto dal contratto collettivo nazionale e all'ubbidienza di regole disumane senza la garanzia dei più elementari diritti. I braccianti erano costretti inoltre a iscriversi al sindacato che si occupava anche delle pratiche di disoccupazione: nelle buste paga dei braccianti infatti figuravano le ore necessarie ad ottenere poi dall'Inps il sussidio di disoccupazione. In una intercettazione il sindacalista dice al telefono: «A babbo natale ho chiesto 4 mila disoccupate», già perché per ogni pratica hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa al sindacato andavano 60 euro.

Si parla di cifre considerevoli. «La Procura ha sequestrato agli arrestati beni e conti per oltre 4 milioni di euro e nel corso delle perquisizioni guidate dal capo della Mobile di Latina, Carmine Mosca, sono stati trovati 500 mila euro in contanti.
«Per la prima volta siamo andati un po' oltre il reato di caporalato - ha spiegato il questore di Latina, Carmine Belfiore - scoprendo perché è possibile questo sfruttamento disumano. C'è un sistema di collusione intorno per cui chi deve copntrollare offre in realtà coperture».

Ultimo aggiornamento: 18:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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