Torino, 38 arresti per gli scontri di ottobre. Tredici sono minorenni. Il tam tam social: «Facciamo casino»

Torino, 38 arresti per gli scontri di ottobre. Tredici sono minorenni. Il tam tam social: «Facciamo casino»
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Martedì 9 Marzo 2021, 16:43

Misero a ferro a fuoco il centro di Torino, distruggendo vetrine e saccheggiando negozi. Trentotto persone, quasi tutti giovani immigrati di seconda generazione residenti nella periferia del capoluogo piemontese, sono stati arrestate oggi, a distanza di circa quattro mesi dai fatti. Tredici di loro sono minorenni.

Gli scontri risalgono al 26 ottobre dello scorso anno. Approfittando di una protesta pacifica organizzata dai commercianti contro le misure anti-Covid, gruppi di ragazzi e ragazzini delle periferie e con il passaparola via social si diedero appuntamento in centro a Torino «per fare casino».

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L'indagine di polizia chiamata «Criminalpage» è sfociata oggi in 13 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti minorenni e 24 provvedimenti di fermo per i maggiorenni. Il più giovane degli arrestati ha 15 anni; sono quasi tutti di origini magrebine, poi ci sono due romeni e quattro italiani. La magistratura procede per il reato di devastazione e saccheggio in relazione all'assalto ad ad almeno 38 negozi, tra cui Louis Vuitton, Astrua e Gucci, che da solo ebbe danni per 200 mila euro.

 

Alla manifestazione in piazza Castello, che fu piuttosto animata ma non destò particolari problemi di ordine pubblico aderirono, oltre i commercianti anche Ultrà e centri sociali di area antagonista. Furono le «bande auto organizzate» dei ragazzi a depredare i negozi delle vie limitrofe dopo averne sfasciato le vetrine. «Un episodio che colpì duramente la nostra città» ha commentato oggi il procuratore aggiunto Patrizia Caputo. I presunti autori sono stati identificati dopo un'indagine svolta da squadra mobile, polizia postale e polizia scientifica. 

Guerriglia urbana

Un secondo filone dell'inchiesta riguarda la «guerriglia urbana» che si verificò il 26 ottobre in piazza Castello e nelle zone limitrofe. In una informativa inoltrata ai magistrati, la Digos ricostruisce la serata di scontri violenti, raccontando che in piazza Castello un centinaio di persone, mescolate ai dimostranti pacifici, diedero vita al lancio di bottiglie, pietre e bombe carta contro le forze dell'ordine schierate in difesa del palazzo della Regione. Il numero poi crebbe fino a circa 400. Del caso si occupano i pm del gruppo «terrorismo ed eversione», che procedono, secondo quanto si apprende per reati di resistenza, lesioni e incendio.

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