Impronte digitali a scuola, rivolta dei presidi: «Ingiusta umiliazione». Ma Bongiorno: «Norma travisata»

Venerdì 12 Aprile 2019
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Impronte digitali a scuola, rivolta dei presidi contro il ddl concretezza: «Ingiusta umiliazione»
Rivolta dei presidi contro la norma prevista nel ddl concretezza approvato alla Camera che prevede le impronte digitali all'ingresso delle scuole. In una lettera inviata al governo (ecco il testo integrale)  i dirigenti scolastici si rivolgono direttamente ai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini evidenziando «due aspetti del decreto in questione che appaiono indice di grave sfiducia, se non di aperta ostilità, nei confronti della dirigenza pubblica». Ma il ministro per la Pa Giulia Bongiorno respinge le critiche: «Norma travisata, la finalità è la trasparenza».

A preoccupare i presidi è la norma (riguardante tutti i dirigenti pubblici e non solo quelli della scuola) che vorrebbe dei rilevatori biometrici all'ingresso degli edifici scolastici con lo scopo dichiarato di evitare i cosiddetti "furbetti". «Teniamo presente che parliamo di circa 42mila edifici scolastici, senza contare che spesso gli istituti hanno anche più plessi - spiega Mario Rusconi, leader nel Lazio dell'Associazione nazionale dei presidi - Cosa facciamo? Mettiamo i rilevatori anche lì? A parte che vorrei sapere dove saranno trovati i soldi ma poi, andando alla sostanza, mi chiedo perché si voglia esporre in questo modo i dirigenti dello Stato al pubblico ludibrio come se non facessero il loro dovere, come se fossero come i cosiddetti furbetti del cartellino di cui sono piene le cronache». Altro che ddl concretezza: per Rusconi «bisognerebbe parlare di ddl dissolvenza perché dissolve la dirigenza scolastica».

«La sfiducia - si legge nel documento dell'Anp che porta la firma del presidente Antonello Giannelli - deriva dal fatto che i dirigenti sono preposti per legge alla supervisione ed al controllo dell’orario di lavoro dei dipendenti che non hanno qualifica dirigenziale. Come sarebbe possibile adempiervi serenamente, se le amministrazioni pubbliche datrici di lavoro esigessero dai dirigenti lo stesso obbligo che essi devono, a loro volta, esigere dal restante personale? Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, inoltre, la disposizione finalizza il controllo alla verifica dell’accesso. Ma, poiché le norme antinfortunistiche equiparano i Presidi ai datori di lavoro sotto il profilo penale e li rendono garanti dell’incolumità di tutte le persone presenti negli ambienti scolastici, essi devono controllare l’accesso a tali ambienti da parte di chiunque. Si ripropone il paradosso del controllore che deve essere a sua volta sottoposto allo stesso controllo».

«L’ostilità, invece, deriva dal fatto che la prestazione di lavoro dirigenziale è espressamente finalizzata al raggiungimento di predeterminati obiettivi e ha quindi natura di obbligazione di risultato. Di conseguenza, la quantità di tempo trascorso in ufficio non ha alcun rilievo, tant’è vero che nessun contratto collettivo dirigenziale – sottolineo né pubblico, né privato – prevede un orario di lavoro e quindi i dirigenti non hanno alcun vincolo orario. A cosa potranno mai servire quei controlli? Se non raggiunge i risultati previsti, il dirigente pubblico incorre nella responsabilità dirigenziale prevista dall’articolo 21 del d.lgs. 165/2001 e rischia il licenziamento. L’obbligo di sottostare a controlli inutili è una misura unicamente vessatoria».

«Le critiche all'introduzione dei controlli biometrici ai dirigenti scolastici non solo si basano su una erronea lettura della norma, ma sono anche fuorvianti: non tengono conto del fatto che ancora non è stato emanato il decreto sulle modalità attuative», spiega il ministro della Pa, Giulia Bongiorno, in una nota. L'obiettivo, spiega, è «rendere più trasparente la loro presenza in servizio», anche per «ragioni di sicurezza». Non si tratta dell'obbligo «di un orario settimanale di lavoro, ma l'utilizzo di strumenti di identificazione tecnologicamente avanzati».

«Innanzitutto, ribadisco che i controlli biometrici non sono una misura punitiva; sono stati gli stessi dipendenti pubblici, quelli che svolgono il proprio lavoro con scrupolo e attenzione, a chiedermene l'introduzione», scrive il ministro, sempre con riferimento alla norma contenuta nel ddl Concretezza, che riveduto l'ok della Camera è pronto per l'esame al Senato. Quando ai dirigenti scolastici, precisa Bongiorno, «fanno parte della categoria di dirigenti pubblici contrattualizzati».
Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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