Una Turandot cyber-matriarca tra draghi volanti e robot addetti alle torture

Il sipario del Massimo di Palermo si apre su un nuovo mondo, visionario e avveniristico, con l’eroina pucciniana Turandot, che dal 1926 fa un viaggio nel tempo fino al 2070, passando per gli studi del collettivo di artisti russi AES+F, che le hanno ritoccato l’identità, e per il fantasioso laboratorio creativo di Fabio Cherstich, il “padrino” dei progetti OperaCamion e OperaCity, regista dell’atteso allestimento che inaugura il 19 gennaio la stagione del lirico palermitano. 


LE VOCI DEL MESSAGGERO

Il ritorno della grillina Alisia dall’Olanda a Strasburgo

di Simone Canettieri