Paolo Graldi
Paolo Graldi

Se nel disastro dei trasporti annega anche la campanella

Venerdì 12 Aprile 2019 di Paolo Graldi
Il suono della campanella, in tutte le scuole, segnala l'inizio delle lezioni, scandisce il senso della doverosa puntualità di studenti e professori: un trillo prolungato, severo, perentorio. Bene, a causa dello scandaloso sfacelo delle scale mobili, accartocciate sui propri gradini, tre stazioni chiuse sine die nel cuore del centro storico (Repubblica, Barberini, Spagna ferme, con Cipro sotto esame e Flaminio chiusa ore per pioggia leggera), le aule si popolano con almeno quindici minuti di ritardo.

I ragazzi di due licei, l'Albertelli e il Righi, con il sofferto benestare dei presidi, hanno ottenuto di tardare un quarto d'ora: difficoltà oggettive di percorso casa-scuola. E' un segnale grave, pericoloso: indica quanto il degrado dei dissesti a catena sia contagioso, s'infiltri nella vita quotidiana dei cittadini condizionandola, piegandola a inedite deroghe. Nelle scuole suona invano la campanella, negli uffici a dettare l'orario esatto c'è la tessera magnetica. Il preside dei presidi, il professor Rusconi, comprende i disguidi ma teme che gli iscritti di altri istituti chiedano di sforare l'avvio degli studi. Non ha torto: certe malattie si diffondono in fretta.

A Roma, dunque, anche la campanella annega il suo suono nell'effetto domino dei ritardi infettati dal traffico malato. La maglia nera dei primati si arricchisce dell'ennesima macchia. Serve pensare a un detersivo potente capace di lavare via lo sporco che ci circonda. Dalle letture scolastiche riemerge prepotente l'interrogativo: ma poi, per chi suona la campana?

paolo@graldi.it Ultimo aggiornamento: 10:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA