Dopo la lezione della pandemia/ Aiuti alla ricerca? Via l'Iva sui reagenti in laboratorio

Giovedì 2 Aprile 2020 di
Sono passate ormai diverse settimane da quando abbiamo spento gli strumenti in laboratorio. Gli incubatori, fino al giorno prima pieni di cellule, sono stati svuotati e messi in sicurezza. Gli esperimenti sono sospesi, così come le speranze di vedere i loro risultati. Lavoriamo nelle nostre case, ma non ci si può caricare in spalla il bancone di laboratorio né le interazioni continue sui dati che vi nascono intorno.

Da Torino, Pisa, Napoli molti colleghi e giovani ricercatori mi scrivono degli esperimenti che avevano in corso, di trapianti di cellule o organi per certificarne l'efficacia nell'animale, programmati da tempo, ma al momento impossibili. Chiudere un laboratorio di ricerca significa anche questo: rassegnarsi a non poter dare risposte alle domande, sospendere le possibilità di una nuova conoscenza, chiedere a chi spera in una cura di aspettare ancora.

Ma, accanto ai laboratori che chiudono, altri hanno accelerato i loro ritmi. Migliaia di ricercatori in Italia e nel mondo lavorano senza sosta, al pari del nostro prezioso personale sanitario, per studiare il nuovo coronavirus, per conoscerne l'origine, il genoma e i punti deboli, per verificare e mappare i contagi, per individuare terapie e strategie d'intervento e di precauzione, fino al vaccino da donare al mondo. L'emergenza pandemica ha fatto emergere in modo dirompente l'importanza di fare ricerca con risorse umane, infrastrutturali ed economiche adeguate.

È necessario aumentare la capacità di effettuare test mirati per scoprire l'eventuale positività al SARS-CoV-2 di chi è a stretto contatto con malati conclamati, ma, ci spiegano molti studiosi, sarà indispensabile anche sviluppare test in grado di individuare la presenza o meno, nel nostro sangue, di anticorpi contro il virus che ci renderebbero vari studi sono in corso - immuni ad un nuovo contagio. Altri studiosi propongono di individuare il genoma del virus (e seguire la sua evoluzione) alla comparsa dei primi sintomi e di accoppiare queste informazioni con quelle di geolocalizzazione per individuare i contatti pregressi.

Ed è anche per questo che le risorse per la ricerca sono vitali. Nelle prossime settimane sarà fondamentale costruire le strategie necessarie a dotare in modo non episodico l'intero sistema della ricerca degli strumenti essenziali per studiare ed esplorare in ogni materia e direzione ciò che ancora non conosciamo, perché non sappiamo da dove arriverà il prossimo pericolo. La possibilità di contare sulla certezza di risorse pubbliche adeguate alle sfide che ci attendono, da assegnare per via competitiva, non andrà garantita solo all'ambito biomedico, ma dovrà riguardare tutta la ricerca, che si tratti di agro-alimentare, geologia o degli importanti studi umanistici. Ma la nostra realtà è ben diversa: i bandi sono saltuari e le cifre talmente insufficienti da non riuscire a coprire costi basilari come quelli dei reagenti di un progetto.
Nella totale assenza di un piano pluriennale continuativo per rilanciare la ricerca italiana, anche un piccolo intervento normativo diventa estremamente significativo.

Prima dell'emergenza Covid-19, il Governo aveva fatto proprio un Ordine del giorno sottoscritto dai deputati Magi, Lorenzin, Trizzino e Di Giorgi con cui si impegnava a valutare la possibilità di introdurre in legge di Bilancio la restituzione e la riduzione dell'Iva corrisposta da Università, Enti pubblici di Ricerca, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) ed Enti di Ricerca privati senza finalità di lucro, per l'acquisto di reagenti e strumenti esclusivamente destinati all'avanzamento della ricerca scientifica. La meritoria iniziativa parlamentare riprendeva un appello promosso da enti pubblici, privati e del terzo settore fortemente dedicati alla ricerca: fra gli altri, la Crui presieduta da Gaetano Manfredi, oggi Ministro di Università e Ricerca, le Fondazioni Airc, Telethon e Veronesi, l'Alleanza Contro il Cancro, la Rete cardiologica degli Irccs, l'Associazione Luca Coscioni.

Si trattava di una misura che avrebbe permesso al nostro Paese di essere più competitivo in Europa adottando una disciplina simile ad altri stati dell'Unione. Lo stesso ordine del giorno ricordava, infatti, che in Inghilterra e Svezia non si applica l'Iva su questa tipologia di forniture; in Germania sono esentati gli istituti di ricerca federali; in Spagna è previsto un meccanismo che restituisce a fine anno l'imposta versata; il Portogallo ha annunciato l'introduzione di un meccanismo di rimborso analogo, a seguito di una vasta campagna di mobilitazione dei ricercatori.

Quella misura, utile in circostanze ordinarie, è oggi indispensabile alla ricerca per affrontare l'emergenza sanitaria ed economica. Per questo l'ho riproposta con un ordine del giorno al decreto Cura Italia in discussione in Senato, affinché il Governo s'impegni ad inserirla tra le prossime iniziative per il rilancio del Paese. La possibilità di ridurre o di vedersi restituita l'Iva pagata per l'acquisto dei reagenti risorse in più che, tornando nella immediata disponibilità dei laboratori di tutta Italia, sarebbero utilizzate per potenziare i progetti di ricerca in corso e il reclutamento di ricercatori - sarebbe una prima misura concreta ed efficace nel sostanziare l'impegno del Governo a garantire una centralità non retorica alla ricerca, a cui oggi il Paese guarda con fiducia per affrontare la pandemia da Covid-19.

Quando il tempo dell'emergenza sarà finito, con il suo triste bilancio, torneremo a riaprire i nostri laboratori con l'impegno e la dedizione incondizionata di sempre, consapevoli che nessun'altra attività umana può, con strumenti pacifici, elaborare strategie utili a fronteggiare ciò che è sconosciuto e che sarebbe utile conoscere. Ciò che come istituzioni e opinione pubblica da domani non potremo più permetterci, se davvero avremo imparato qualcosa dai disagi, dal dolore e dai lutti causati dalla pandemia, è di tornare ad essere il Paese di prima, segnato umanamente ed economicamente dal disinteresse e, talvolta, dal rifiuto per la scienza e la ricerca che, invece, continuano a lavorare per tutti.

*Docente della Statale di Milano e Senatrice a vita Ultimo aggiornamento: 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA