PENSIONI

Pensioni, con quota 100 via gli ultimi bloccati dalla legge Fornero. Assegni alti, lavoratrici e militari si salvano dal taglio

Sabato 13 Ottobre 2018 di Luca Cifoni
Pensioni, con quota 100 via gli ultimi bloccati dalla legge Fornero

Circa 400 mila persone che dal 2012 in poi erano rimaste bloccate dalla brusca stretta sui requisiti scattata con la riforma Fornero.

Sono loro i primi beneficiari dell'uscita anticipata con quota 100, la novità previdenziale che troverà posto nella legge di Bilancio. Lo schema è ormai definito e consolidato, anche se manca ancora gli ultimi dettagli. Potranno accedere alla pensione i lavoratori che hanno 62 anni di età e 38 di contributi; per tutti quelli che hanno raggiunto entrambi questi requisiti negli anni scorsi ci sarà probabilmente da attendere una finestra temporale di tre mesi.

Della platea fanno potenzialmente parte anche alcuni nati nella seconda metà del 1952 e nel 1953 che sarebbero andati in pensione nel 2012-2013 senza la riforma, e che in questi anni non hanno potuto usufruire delle varie scappatoie: ma ormai per loro mancherebbero pochi mesi al traguardo della pensione di vecchiaia a 67 anni.

Come indicato anche nel programma di governo, tra le novità c'è anche il ripristino della cosiddetta opzione donna che fino al 2016 ha permesso alle lavoratrici di uscire anche a 57 anni (con 35 di contributi) ma con la pensione calcolata con il meno conveniente sistema contributivo.

La soglia di età sarà per alzata e fissata a 60 anni: sarà questa una possibile via di uscita per una parte delle donne che non raggiungono il requisito contributivo di 38 anni necessario per quota 100.
 

Pensioni alte, lavoratrici e militari si salvano dal taglio 

Il disegno di legge sul taglio delle pensioni alte non fa parte della manovra ma è stato presentato in forma autonoma alla Camera nello scorso mese di agosto. Il Movimento Cinque Stelle, principale sostenitore dell'iniziativa, vorrebbe però spostarne i contenuti all'interno della legge di Bilancio con l'obiettivo di velocizzarne e garantirne l'approvazione: è stata presa in considerazione anche l'ipotesi di inserire il testo direttamente nel decreto legge con le norme tributarie che il governo dovrebbe approvare domani, ma questo passaggio si presenta problematico per la diversità di materia rispetto a quella fiscale.

Ma al di là del veicolo legislativo, il nodo principale riguarda il meccanismo applicato per la decurtazione dei trattamenti al di sopra dei 90 mila euro lordi annuali. Il taglio sarebbe infatti proporzionale agli anni di anticipo con i quali si è lasciato il lavoro, rispetto ad un'età di riferimento. Questa corrisponde dal 2019 ai 67 anni della pensione di vecchiaia ma nella tabella allegata al disegno di legge viene poi proiettata all'indietro in base a parametri demografici, che partono dai 63 anni per chi era andato in pensione alla metà degli anni Settanta.

La penalizzazione economica è di circa il 2 per cento per ciascun anno di anticipo. Questo schema punisce però le persone che per legge avevano requisiti più bassi: ad esempio le donne (pur non molto numerose in questa fascia) che andavano in pensione di vecchiaia a 60 anni e prima ancora a 55 anni; oppure i militari e appartenenti alle forze dell'ordine. Per tutte queste persone dovrebbe essere prevista una specifica deroga. In questo modo rientrerebbero nel taglio soprattutto coloro che hanno lasciato il lavoro anticipatamente per una propria scelta ma anche in caso di crisi aziendale, attraverso un accordo con il datore di lavoro. Giovedì nella sua audizione parlamentare il presidente dell'Inps Boeri aveva quantificato in meno di 150 milioni i possibili risparmi derivanti da questo intervento, su una platea di circa 30 mila persone.

Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 08:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA