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Fine del governo Draghi, a rischio PNRR e riforma fiscale

Fine del governo Draghi, a rischio PNRR e riforma fiscale
2 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Luglio 2022, 09:30
(Teleborsa) - Il Governo Draghi ottiene la fiducia in Senato, ma con soli 95 voti favorevoli dopo l'uscita dall'aula del Movimento 5 Stelle e del centrodestra di governo. Si tratta del risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Il presidente del Consiglio ha annunciato quindi alla Camera, all'inizio della discussione generale, la propria intenzione di andare a dimettersi al Quirinale.

"Alla luce del voto espresso ieri sera dal Senato chiedo di sospendere la seduta per recarmi dal presidente della Repubblica per comunicare le mie determinazioni", ha dichiarato Mario Draghi intervenendo alla Camera.

Non sono bastati quindi i 5 giorni di decantazione che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva imposto al presidente del Consiglio prima di rendere definitive le dimissioni, annunciate perché era venuto meno quel "patto di fiducia" che Draghi ha riproposto al Parlamento. I toni e i modi hanno fatto infuriare prima la Lega poi tutto il centrodestra riunito a Villa Grande da Berlusconi. Un discorso che non è piaciuto nemmeno 5 Stelle per "l'atteggiamento sprezzante", come lo ha definito Giuseppe Conte.

"Abbiamo fatto il possibile" per evitare l'epilogo peggiore di una giornata "drammatica", hanno commentato gli esponenti del Partito Democratico che più di tutti si è speso per scongiurare il voto anticipato. Una "pagina nera per l'Italia", la politica "ha fallito", ha aggiunto Di Maio. La previsione di Enrico Letta sono elezioni anticipate a cui si andrà "rapidamente". Ma a decidere i tempi sarà il Quirinale dove Draghi dovrebbe appunto salire, dopo il passaggio, probabilmente rapido, a Montecitorio per annunciare che si dimetterà.

Dal PNRR alla Legge di Bilancio, dagli interventi per la riduzione del cuneo fiscale al salario minimo. Dopo la giornata di ieri sono molti i progetti in bilico. Il cantiere del governo infatti si ferma. Potrebbero essere salvate le misure che l'urgenza del momento potrebbe richiedere, come il varo del decreto di fine luglio-inizio agosto che anche un governo che non è nella pienezza dei propri poteri potrebbe adottare per alleggerire il peso del caro energia sulle famiglie e sulle imprese. La fine anticipata della legislatura, invece, manderebbe in soffitta tutti i provvedimenti ora in Parlamento: dal ddl concorrenza alla riforma fiscale.


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