ACRI: Più risparmio, cautela nei consumi e investimenti. Impennata fiducia verso UE

Giovedì 29 Ottobre 2020

(Teleborsa) - Con l'emergenza coronavirus gli italiani risparmiano di più, per sentirsi "al riparo" dagli imprevisti durante la crisi economica. Acri presenta i risultati dell'indagine sugli Italiani e il Risparmio, che da vent'anni realizza insieme a Ipsos, in occasione della 96esima Giornata mondiale del risparmio, in programma domani, venerdì 30 ottobre.

Tra emerge che la pandemia spaventa gli italiani, che mostrano un timore "generalizzato" sul futuro del paese e una forte cautela nei consumi con la crisi economica che "è innegabilmente grave, ma sono soverchianti le preoccupazioni sanitarie, che pongono in secondo piano i temi economici!.

Il clima degli italiani nei confronti dell'economia e del risparmio - si legge - "è caratterizzato da evidenti contraddizioni. Da una parte si rileva una ritrovata serenità e fiducia rispetto alla propria situazione economica, dovuta al senso di tranquillità indotto dal largo incremento del numero di risparmiatori e, forse, da un ridimensionamento delle aspettative. D'altra parte - chiarisce l'indagine - " "è diffusa una preoccupazione generalizzata circa i destini del Paese e del mondo, che induce molta cautela sia nel consumo, che nell'investimento. In questo contesto si acuiscono le differenze: una quota significativa di italiani, seppur minoritaria, sta velocemente riducendo la propria capacità di resistere alle difficoltà, mentre altri la stanno migliorando. I timori sul futuro appaiono contrastati solo da una crescita della fiducia nell'UE, nella direzione intrapresa e nelle potenzialità dell'euro".

L'indagine chiarisce che "la riduzione delle occasioni di consumo ha favorito il risparmio, dando un'ulteriore spinta a una propensione ben consolidata e distintiva degli italiani che, in questo modo, si sentono sempre più al riparo di fronte al timore dell'imprevisto, potendo contare su risorse proprie. Coloro che si trovavano già in difficoltà, invece, hanno sensibilmente peggiorato la propria capacità di risparmio".

Ancora in crescita la percentuale di italiani che si identifica con chi risparmia senza troppe rinunce (58%), tradizionalmente indice di "facilità" di risparmio, e che guarda con soddisfazione agli ultimi 12 mesi, periodo durante il quale è accresciuto il proprio
accantonamento di riserve. Questo accumulo consente, a un numero crescente di italiani, di mettersi al riparo da spese impreviste:
l'82% non avrebbe problemi a far fronte, con mezzi propri, a spese impreviste pari a 1.000 euro e il 42% qualora queste spese fossero pari a 10.000 euro, dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto a 3 anni fa.

Del resto, la contrazione dei consumi, soprattutto quelli legati al fuori casa e al divertimento, ha consentito di incanalare le entrate verso il risparmio senza incorrere in troppi sacrifici: infatti il sacrificio è stato "a monte", e le rinunce non sono quindi state dettate, in larga misura, da motivi economici.

È comunque da rimarcare che "accanto a questo sentiment maggioritario, esiste una minoranza che si trova in una situazione ancor più complessa che in passato, sia per i consumi, che per le possibilità di risparmio. Sono coloro che stanno pagando la crisi attuale e le code della precedente, e che rischiano di essere sempre più marginalizzati: vivono la situazione con crescente ansia, perché non intravedano vie d'uscita".

"Gli italiani - sottolinea ancora l'indagine - ambiscono e guardano al risparmio come fonte di tranquillità, molto più di quanto non accadesse in passato, a fronte di un futuro in cui le incognite non mancheranno. Il risparmio viene sempre più vissuto come un ingrediente funzionale a una proiezione al breve-medio termine, piuttosto che come fonte di sacrificio odierno per una progettazione di lungo periodo".

RISBOCCIA L'AMORE CON L'UE - In questa crisi - si legge - "l'Unione Europea ha rappresentato e continuerà a rappresentare non solo un aiuto, ma un vero e proprio sostegno per la ripresa economica del nostro Paese. Il Recovery Fund ha determinato una svolta nel rapporto tra l'Italia e l'Europa, che è stata l'unico soggetto internazionale, insieme alla BCE, a essere percepito come vicino. Questo ha fatto crescere il livello di fiducia negli ultimi mesi (57% degli italiani si fida ora dell'UE).

Anche guardando ai prossimi 5 anni, per il 62% della popolazione, permane l'aspettativa che l'Unione Europea andrà nella giusta direzione.

Questa situazione ha accelerato il processo di "apprezzamento" della moneta unica da parte degli italiani, trainando l'ulteriore risalita del livello di soddisfazione, per quanto vi sia ancora una certa prevalenza di critici (54%). Infatti, i soddisfatti per l'Euro sono cresciuti di 11 punti in 5 anni (da 2014 in cui erano il 26% al 2019 in cui raggiungevano il 37%), e sono aumentati di ben 9 punti in un anno, raggiungendo nel 2020 il 46%.

Di conseguenza, "più di due terzi degli italiani (68%) sposa appieno l'idea che l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea sarebbe un errore imperdonabile e il 57% ritiene che, in una prospettiva lunga 20 anni, è meglio essere nell'Euro piuttosto che avere una propria divisa nazionale, preferita solo dal 27%".

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