GOVERNO

Jobs act, più tempo per il congedo di maternità: si potrà avere fino ai 12 anni dei figli. Cassa integrazione, tetto a 24 mesi

Giovedì 11 Giugno 2015
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Arrivano le nuove norme per il congedo parentale, che estendono la possibilità di beneficiarne fino ai 12 anni dei figli. Ma saranno sperimentali per il 2015. Dal 2016, se non ci saranno le risorse necessarie, si torna alla norma originaria. È quanto prevede il decreto legislativo, in attuazione del Jobs act, varato dal Consiglio dei ministri.



Più tempo quindi per beneficiare del congedo parentale facoltativo: possibilità che passa dai 3 ai 6 anni di età del bambino perchè si possa fruire di quello retribuito al 30% e dagli 8 ai 12 anni per quello non retribuito, la cui durata resta comunque di 6 mesi per il genitore. In arrivo un'altra misura ad hoc per mamme e papà: la possibilità di trasformare il congedo parentale in part-time al 50%. Sono queste le principali novità contenute nel decreto legislativo del Jobs act sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.



Per godere di questi benefici anche per gli anni successivi al 2015 tuttavia servono altri decreti legislativi con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015). Intanto, accogliendo i suggerimenti dei pareri parlamentari, il governo si impegna a valutare «la possibilità» anche «di finanziare servizi di baby sitting e asili pubblici in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice o, in alternativa, l'incentivazione di servizi innovativi quali il nido di famiglia o la 'tagesmutter'».



I giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, sono poi aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto anche qualora la somma dei due periodi superi il limite complessivo di cinque mesi. Questo va incontro soprattutto ai casi di parti molto prematuri.



Si riduce inoltre da quindici a cinque giorni il periodo minimo di preavviso per l'esercizio del diritto al congedo parentale da comunicare al datore di lavoro - ferma restando l'ipotesi (già vigente) che i contratti collettivi contemplino un termine più ampio - e si introduce, per l'ipotesi di fruizione su base oraria, un termine minimo di preavviso di due giorni.



Per incentivare poi il ricorso al telelavoro per cure parentali, si prevede un beneficio normativo per i datori di lavoro privati: ossia escludendo questi lavoratori dal computo di limiti numerici previsti per l'applicazione di previsioni normative legate alla base occupazionale.



Stretta in arrivo infine per l'uso della cassa integrazione. La durata massima complessiva della cig ordinaria e straordinaria sarà 24 mesi in un quinquennio mobile (30 mesi per le imprese edili), contro i 48 mesi attuali. Il tetto sale a 36 mesi con il ricorso alla solidarietà. Lo prevede la bozza del dlgs sul riordino degli ammortizzatori sociali arrivata oggi al Consiglio dei ministri.



Secondo la bozza dello schema di decreto legislativo sul riordino degli ammortizzatori sociali, composta da 44 articoli, in attuazione del Jobs act, si prevede inoltre che, qualora l'impresa abbia fruito di 52 settimane consecutive di cig ordinaria, una nuova domanda può essere presentata solo dopo «almeno 52 settimane di normale attività lavorativa».



Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, non potrà essere richiesta a partire dal primo gennaio 2016 nei casi di cessazione definitiva dell'attività produttiva dell'azienda o di un ramo di essa; tra le causali per richiederla, invece, la riorganizzazione aziendale e il contratto di solidarietà. In questi ultimi due casi la durata massima della cig straordinaria è di 24 mesi.



«L'unico argomento di delega che non è stato affrontato è quello del salario minimo». Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato i decreti attuativi del jobs act.



Sempre ogggi il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto enti locali, «un insieme di misure che ha l'ispirazione di allentare i vincoli di operatività degli enti locali e territoriali rispetto al patto stabilità interno», quindi maggiore spazio per gli investimenti, ha detto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.



Nel decreto «si prevedono stanziamenti relativi al pagamento dei debiti commerciali: per 2015 si tratta di 2 miliardi di euro per regioni e provincie autonome per far fronte a debiti liquidi ed esigibili». Ai Comuni arriva poi un contributo di «530 milioni di euro» per Imu e Tasi, ha detto il ministro.



Niente di fatto infine sulle Agenzie fiscali. Il nodo dei dirigenti dichiarati illegittimi dalla Consulta perché nominati senza passare da un concorso pubblico «sarà affrontato in un prossimo Consiglio dei ministri» ha detto Padoan. Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 09:05

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