Pensioni, il caso della classe del 1953: fuori dal lavoro solo nel 2020

Pensioni, il caso della classe del 1953: fuori dal lavoro solo nel 2020
di Luca Cifoni
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Martedì 29 Dicembre 2015, 10:06
ROMA Tutte le riforme della previdenza possono colpire i lavoratori che pensavano di essere vicini al traguardo della pensione. Ma per qualcuno la botta è più dura che per altri. Il drastico riassetto inserito a fine 2011 nel cosiddetto decreto “salva-Italia” ed entrato in vigore dall’anno successivo costrinse i più sfortunati a rinviare i propri programmi anche di 4-5 anni o ancora di più in casi particolari. L’annata nera fu individuata nel 1952: i nati in quell’anno hanno visto sfumare - se donne - la pensione di vecchiaia che avrebbero potuto maturare nel 2012 a 60 anni, mentre per entrambi i sessi è venuta meno la possibilità di andare in pensione di anzianità con almeno 35-36 anni di contributi e l’età richiesta di 60-61 (la famosa “quota 96”). Per loro, nel caso fossero dipendenti privati - è stata poi appositamente predisposta una scappatoia che permetteva quanto meno l’uscita a 64 anni.

OPZIONE CONTRIBUTIVO
Ma per le signore nate nell’anno immediatamente successivo, che lavorano nel settore privato, le tappe della riforma Fornero disegnano una sorta di percorso a ostacoli che le farà accedere alla pensione di vecchiaia solo nel 2020, alla soglia dei 67 anni (per la precisione 66 e 11 mesi). Infatti dal prossimo primo gennaio il requisito per la pensione di vecchiaia passa a 65 anni e 7 mesi. Una dipendente nata nei primi mesi del 1953 raggiungerebbe questo traguardo nel 2018. Peccato però che dal primo gennaio di quell’anno l’asticella sarà ancora rialzata, passando a 66 anni e 7 mesi. Appuntamento rinviato solo di un anno? No perché dal 2019 è previsto un ulteriore incremento di tutti i requisiti per il meccanismo della speranza di vita: dunque l’età richiesta salirà a 66 anni e 11 mesi. Le porte della pensione si apriranno quindi solo nel 2020. Tutto ciò rende ancora più appetibile, per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi, l’opzione donna che la recente legge di Stabilità ha prolungato di fatto, ribaltando la precedente interpretazione restrittiva.

IL MECCANISMO
Ad esempio una dipendente nata a giugno del 1953, che abbia raggiunto a quella data il requisito contributivo di 35 anni, avrebbe già conseguito “retroattivamente” quest’anno il diritto alla pensione, calcolata però con il meno favorevole sistema contributivo sull’intera carriera (e dunque con una riduzione che può arrivare al 20-25 per cento). Se opterà, dovrà aspettare ancora un anno per il meccanismo delle finestre e potrà effettivamente andare in pensione nel corso del 2016. 
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